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(di Massimiliano D’Elia) Non possiamo dimenticare alcuni nostri fratelli che persero la vita per dovere e attaccamento al servizio. Con il loro sacrificio hanno  consegnato alla storia una delle pagine più  tristi che forse non proprio tutti conoscono. Parliamo dell’eccidio di Kindu, dove 13 militari dell’Aronautica militare italiana persero la vita in un incidente aereo e in un conflitto armato. Furono brutalmente trucidati. 

Era la mattina dell’11 novembre 1961. Due C119 da trasporto della 46ª Aerobrigata di Pisa con le insegne dell’Onu atterrano nel minuscolo aeroporto di Kindu a confine con il Katanga, dove è in corso una sanguinosa guerra civile. Al termine dello scarico delle merci per aiuti umanitari i due equipaggi italiani si dirigono verso la vicina mensa della guarnigione ONU dove, inaspettatamente, vengono sorpresi da militari congolesi ammutinatisi. Nell’aggressione uno degli ufficiali, il medico, viene ucciso, gli altri vengono trascinati nella prigione della città. Lì sono brutalmente trucidati.

L’eccidio di Kindu non è soltanto una triste vicenda, ha anche dei contorni macabri, le vittime furono tredici aviatori italiani, i loro corpi furono barbaramente fatti a pezzi, per scopi cannibaleschi e stregoneschi.

Trucidati 

Improvvisamente fecero irruzione una sessantina di soldati, alcuni cominciarono a indicare gli italiani, ordinando a altri queste parole “egorgez les cochons”, cioè “sgozzate quei porci”.
I tredici vengono portati fuori dalla mensa, poi vengono massacrati da calci e pugni, infine furono maciullati a colpi di mannaia in mezzo alla strada, che diventò preso un lago di sangue.
I corpi furono mutilati perché in Congo si praticava il cannibalismo, nei mercati si poteva comprare “carne di bianco” al costo di dieci franchi al chilo. Probabilmente altri pezzi del corpo, furono destinati ai riti di magia nera, trovando posto nei “dawa”, cioè dei sacchetti che fingono da talismani per i combattenti.
Il motivo per cui furono uccisi non è mai stato del tutto chiaro, l’ipotesi più comune è sempre stata quella di uno scambio d’identità, si pensò che gli italiani fossero belgi, in rivalità con certe fazioni.

Nel 1994, ai tredici aviatori vittime di questo ignobile massacro, fu riconosciuta la medaglia d’oro al Valor Militare, mentre i familiari delle vittime hanno ottenuto un risarcimento soltanto nel 2007.

I nostri fratelli eroi

Equipaggio del C-119 India 6002 (nominativo radio «Lyra 5»)

Maggiore pilota Amedeo Parmeggiani 43 anni, di Bologna
Sottotenente pilota Onorio De Luca 25 anni, di Treppo Grande (UD)
Tenente medico Paolo Remotti 29 anni, di Roma
Maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani 42 anni, di Montefalco (PG)
Sergente Maggiore montatore Silvestro Possenti 40 anni, di Fabriano (AN)
Sergente elettromeccanico Martano Marcacci 27 anni, di Collesalvetti (LI)
Sergente marconista Francesco Paga 31 anni, di Pietrelcina (BN)

Equipaggio del C-119 India 6049 (nominativo radio «Lyra 33»)

Capitano pilota Giorgio Gonelli 31 anni, di Ferrara
Sottotenente pilota Giulio Garbati 22 anni, di Roma
Maresciallo motorista Filippo Di Giovanni 42 anni, di Palermo
Sergente Maggiore Nicola Stigliani 30 anni, di Potenza
Sergente Maggiore Armando Fabi 30 anni, di Giuliano di Roma (FR)
Sergente marconista Antonio Mamone 28 anni, di Isola di Capo Rizzuto (KR)

Le salme furono trasportate in Italia e sepolte nel Sacrario di Pisa, dedicato ai «Caduti di Kindu». Sulle porte c’è questa epigrafe:«Fraternità ha nome questo Tempio che gli italiani hanno edificato alla memoria dei tredici aviatori caduti in una missione di pace, nell’eccidio di Kindu, Congo 1961. Qui per sempre tornati dinnanzi al chiaro cielo d’Italia, con eterna voce, al mondo intero ammoniscono. Fraternità».

Vi ricorderemo per sempre!

 

 

 

Aeronautica Militare è anche l’eccidio di Kindu, in 13 furono vittima di cannibalismo