Pasquale Preziosa: Afghanistan- un grande nodo gordiano anche per l’Italia

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L’Afghanistan sta mostrando tutta la sua complessità geostrategica peraltro, già analizzata e conosciuta nel passato.

Si dice, in campo sociale, che per cambiare un paese è necessario conquistare la testa e il cuore dei suoi cittadini: questa affermazione è rimasta sulla carta per l’Afghanistan.

I Talebani stanno riconquistando il Paese e gli USA, stanno ricorrendo ai ripari, aumentando il contingente di qualche migliaio di uomini.

Detta misura è stata giudicata non risolutiva del problema e paragonata al versamento di una goccia di acqua in uno stagno.

È interessante questo paese asiatico, sempre studiato ma forse mai compreso, crocevia dell’Asia centrale, meridionale e occidentale sempre attenzionato, nel passato, da molti passaggi migratori e definito da Toynbee “carosello del mondo antico“, dove le migrazioni dall’Iran hanno lasciato in eredità le lingue Pasthu e Dari e la invasioni islamiche degli Arabi le altre tradizioni.

È stata sempre un’area di fiorenti commerci nonostante l’eterogeneità della popolazione che non è stata quasi mai governata in toto, fatta eccezione per il regno dei Durrani durato circa 200 anni e terminato nel 1973.

Storicamente, si riporta che nemmeno Gengis Khan riuscì a sradicare la civiltà islamica.

Nel passato quest’area è stata oggetto di scontri tra Gran Bretagna e Russia, e nella terza guerra anglo afgana del 1919 fu attaccata anche l’India.

Il ritiro degli stanchi britannici dall’Afghanistan, che rinunciarono al controllo della politica estera afgana, si concluse col Trattato di Rawalpindi che segnò l’inizio dell’indipendenza ancora oggi celebrata il 19 Agosto.

Nel periodo 1965/ 1979 l’Afghanistan cadde sotto l’influenza dell’Unione Sovietica col proposito di trasformare la società afgana in una società socialista, il periodo terminò con la caduta delle velleità antropologiche sovietiche.

Come conseguenza, il Politburo nel 1979 dichiarò l’invasione dell’Afganistan, nonostante la contrarietà degli USA (che, ricordiamolo, ebbero un ruolo molto attivo nell’area) , ma nel 1989 l’URSS fu costretta ad abbandonare definitivamente l’impresa di trasformare l’Afghanistan in un paese comunista: con il termine delle velleità sovietiche per l’Afghanistan, cadde anche l’Unione Sovietica.

L’impresa afgana statunitense successiva del 2001, seguita alla richiesta non esaudita dagli afgani di consegnare il capo fondatore di Al-Quaeda, Osama Bin Laden, poteva rappresentare una rivincita morale USA per gli eventi dell’11 Settembre ma soprattutto per la guerra persa in Vietnam.

Purtroppo, l’invasione dell’Afghanistan fu interrotta dalla maldestra invasione dell’Iraq del 2003 prolungatasi poi fino al 2011, invasione ritenuta dalla commissione parlamentare inglese errata sotto il profilo concettuale e di analisi dell’Intelligence.

L’apertura di un nuovo fronte iracheno senza aver completato il lavoro sul vecchio fronte afgano provocò prima la metastasi terroristica globale e poi, con l’abbandono dell’Iraq, la formazione dell’ISIS che si sta cercando di estirpare, in questi giorni, con il contributo di una grossa coalizione internazionale.

Secondo alcuni analisti, i miliardi di rubli e di dollari versati in Afghanistan nel periodo dell’invasione russa hanno messo le basi per lo scoppio del terrorismo internazionale, le cui conseguenze sono giunte fino ai nostri tempi e la sconfitta dell’ISIS non può essere considerata definitiva sul piano globale.

Per l’Afghanistan molte analisi convergono nell’affermare che se in sedici anni di conflitto i talebani hanno ancora la forza di combattere e riguadagnare il 40% del territorio liberato dagli USA e affidato allo stato Afgano, vuol dire che il lavoro fatto dall’Occidente in Afghanistan non ha sortito gli effetti pianificati e attesi.

Dello stesso segno è da considerare il piano di eradicazione dell’oppio che presenta valori allarmanti.

In Afghanistan, l’estensione dei campi dedicati alla coltivazione dell’oppio nel 2001 era di 7.600 ettari, mentre nel 2016 ha raggiunto la ragguardevole dimensione di 224.000 ettari.

Il “piano di eradicazione” è costato 8,5 miliardi di dollari senza risultati: anzi.

Non c’è da aggiungere molto: i dati danno la cifra dei risultati raggiunti.

Gli USA verosimilmente non si potranno riscattare della guerra persa in Vietnam con l’intervento in area afgana.

Di recente, l’Afghanistan è stato teatro di giochi geostrategici per l’area asiatica: gli USA hanno incoraggiato l’India a impegnarsi nel territorio afgano, suscitando grossi risentimenti del Pakistan e attenzione da parte della Cina.

Cina e India in questo momento si stanno confrontando rispettivamente sulle linee di contatto degli altopiani del Tibet e del Doklam sull’Himalaya per l’area del Buthan appoggiata dall’India, ma contesa dalla Cina.

Il confronto militare fa leva su dodici basi aeree nell’area indiana e cinque basi aeree nell’area cinese, con artiglieria e razzi schierati per fronteggiare le provocazioni di ambo le parti.

Pakistan e India sono due potenze nucleari in violento contrasto tra loro peraltro, la Cina è alleata col Pakistan al quale ha consentito il raggiungimento dello status nucleare.

Il contrasto pakistano e cinese alle scelte indiane degli USA per l’Afghanistan non tarderà a farsi sentire e ciò, coinvolgerà non solo gli USA ma anche gli altri paesi della coalizione che stanno collaborando al piano di stabilizzazione dell’area asiatica e che non hanno avuto alcuna parte nei giochi geostrategici in atto.

In questa strategia geopolitica americana, sono, in qualche modo, coinvolti, non nelle scelte ma sicuramente negli effetti, anche gli altri paesi NATO, tra i quali l’Italia, presenti in Afghanistan che si sono impegnati per l’addestramento delle forze afgane fino al 2017.

La missione in Afghanistan è stata definita dall’Italia politicamente strategica e coerentemente il nostro paese mantiene un contingente oramai da tredici in Herat.

Purtuttavia, i nuovi giochi geopolitici in atto nell’area, introducono nuovi elementi di discontinuità con i fini geostrategici precedenti.

Sul piano dei risultati, la situazione in Afghanistan risulta essere non coerente con le aspettative di sicurezza attese da anni: anzi.

Il futuro si presenta più incerto che mai con la strategia ora messa in atto dagli USA per il coinvolgimento dell’India.

Di fronte a questi trend negativi per l’occidente, in Afghanistan serve un piano alternativo o decisioni coraggiose per rendere coerenti i livelli di ambizione con risultati raggiungibili, nell’interesse non solo delle organizzazioni di appartenenza, ma soprattutto dei singoli paesi partecipanti: è necessario spezzare il nodo gordiano.

 

di Pasquale Preziosa

 

Pasquale Preziosa: Afghanistan- un grande nodo gordiano anche per l’Italia