Armi cinesi alla Russia, via Serbia?

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La Serbia di Aleksandar Vucic, anche se ha condannato l’invasione russa in Ucraina strizza l’occhio a Putin: non si è allineata nell’imporre sanzioni a Mosca ed è forte il sentimento pro-Russia da parte della popolazione che è scesa diverse volte in piazza a sostegno dell’operazione speciale in Ucraina. Tutto questo al netto di una flebile volontà di Belgrado a voler entrare nell’Unione europea, con le prossime elezioni in autunno che rendono il dibattito interno “nervoso”, con Mosca sempre più presente nelle dinamiche interne del Paese. Non dimentichiamo che la Serbia è legata mani e piedi alla Russia per via della dipendenza energetica (gas e petrolio al 90%).

La Serbia da tempo sta applicando una politica di acquisizione di armamenti in maniera trasversale. Dalla Russia ha ricevuto carri armati, mezzi blindati, elicotteri, sistemi di avvistamento e vecchi Mig-29 .

Dalla Cina, è di ieri la notizia, l’arrivo del sofisticato sistema antiaereo cinese HQ-22, atterrato all’aeroporto civile Nikola Tesla di Belgrado con sei grandi aerei militari cargo (Y-20) inviati da Pechino. I sei cargo hanno volato in formazione sui cieli europei attraversando minacciosamente diversi paesi Nato. 

Molti analisti internazionali temono che la Russia si stia facendo mandare le armi dalla Cina via Serbia.

HQ-22

Nel 2020 i funzionari degli Stati Uniti, scrive Insideover, avevano messo in guardia Belgrado sul non acquistare gli HQ-22. Il messaggio di fondo era chiaro: nel caso in cui la Serbia, in un futuro non troppo lontano, avesse voluto entrare a far parte dell’Unione europea e di altre alleanze occidentali, allora avrebbe dovuto allineare il suo equipaggiamento con gli standard occidentali. A quanto pare Vucic ha deciso di proseguire per la sua strada, tanto è vero che ha reso la nazione serba il primo Paese europeo detentore di un sistema missilistico cinese. Ricordiamo, inoltre, che due anni fa la Serbia ha preso in consegna i droni da combattimento Chengdu Pterodactyl-1, conosciuti in Cina come Wing Loong. Quest droni da combattimento, per la cronaca, sono in grado di colpire obiettivi con bombe e missili e possono essere utilizzati per compiti di ricognizione.

La comunità internazionale teme che l’armamento della Serbia da parte della Cina (ma anche della Russia) possa incoraggiare il Paese balcanico verso un’altra guerra, soprattutto contro la sua ex provincia del Kosovo che ha proclamato l’indipendenza nel 2008.

Dalla Cina immediata la risposta alle illazioni della Comunità Internazionale: “si tratta di progetti di cooperazione che non hanno nulla a che vedere con la situazione attuale in Ucraina”.

Ma Vucic per non lasciare in sospeso alcun dubbio ha annunciato di voler acquistare anche caccia Rafal dalla Francia e droni dalla Turchia.

La posizione dei Paesi occidentali

Ieri l’Inghilterra ha annunciato sanzioni contro i politici serbo-bosniaci Milorad Dodik e Zeljka Cvijanovic per i loro tentativi di minare la legittimità e la funzionalità dello Stato della Bosnia-Erzegovina. Dodik, scrive il Sole24Ore è il membro serbo-bosniaco della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, mentre Zeljka Cvijanovic è la presidente dell’entità serbo-bosniaca in Bosnia, la Republika Srpska.

Gli Stati Uniti hanno seguito gli inglesi applicando sanzioni nei confronti di sette personaggi nei Balcani occidentali, dalla Serbia alla Macedonia del Nord, con l’accusa di essere una minaccia alla stabilità regionale.

Così Mario Draghi al Parlamento italiano: “Dobbiamo prevenire azioni destabilizzanti nei Balcani. È fondamentale che la Bosnia-Erzegovina riprenda la strada delle riforme per avvicinarsi all’Unione europea. Il nostro obiettivo sono le elezioni politiche in autunno per evitare incertezze. Siamo impegnati per disinnescare le provocazioni secessioniste della Repubblica Serbia per far rientrare la crisi politica e istituzionale che paralizza il Paese dallo scorso luglio. È fondamentale che la Bosnia-Erzegovlna riprenda la strada delle riforme per avvicinarsi all’Unione europea”.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha affermato che in Bosnia la situazione è a rischio a causa delle pressioni russe.

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