Intorno alla sostanza volontaristica. “Covivialità delle differenze”

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“Convivialità delle differenze”. Racchiude un po’ tutte le linee fondamentali dell’edificio della pace.

(Don Tonino Bello)

(di Santa Fizzarotti Selvaggi) L’azione volontaristica è una scelta che potrebbe appartenere a tutti: così come le terre dei valori umanitari appartengono alla storia dell’umanità! Una scelta colma di speranza: è, infatti, la speranza la password che consente di “affrontare” la realtà.

È evidente che si tratta innanzitutto della salvaguardia della vita in cui così tanto hanno creduto i grandi Maestri di verità e non ultimi F. Palasciano , F Nightingale , H. Pavlovna, H . Dunant e altri  ancora: ma la cultura della vita che scaturisce dalla costruzione della coscienza fa parte integrante della struttura dell’essere umano sin dall’alba dei secoli.

Educare oggi alla pratica costante e quotidiana dell’atto volontaristico, della solidarietà quale elemento fondante la civiltà, non è cosa facile poiché nella nostra contemporaneità la vita sembra non avere più senso se non quello del profitto e dell’utilitarismo economico. D’altra parte l’orrore al quale spesso assistiamo è il risultato della tragedia di un mondo privo di parola: cioe ‘ incapace di comunicare con sé e con l’Altro. Si assiste quasi ad una preoccupante “mutazione genetica “capace di snaturare l’atto volontaristico ponendolo al servizio del profitto . In tal modo perde quella spontaneità necessaria accompagnata dall’assoluta gratuità e totale disponibilità nella piena sospensione di ogni giudizio nei confronti di chiunque.

Di qui l’azione educativa che tende alla “presa di parola” da parte dell’associazione Crocerossine d’Italia-Onlus per immaginare e realizzare i luoghi del bene, del curare e del “prendersi cura” dell’Altro in una rinnovata visione del mondo.

È evidente che non è facile riscoprire tale interiore apertura alla relazione d’aiuto per riappropriarsi della cultura della dignità dell’essere umano e della reciprocità in una società che spesso non percepisce il significato profondo della solidarietà. Una parola , quest’ultima ,spesso abusata e logora che ha perso di pregnanza emotiva e ha quasi oscurato l’identità originaria dell’impegno volontario quale scelta di vita.

In tal senso la sfida del Volontariato significa spostarsi verso una soglia molto più ampia del cosiddetto altruismo: in tal senso le relazioni vengono trascese, poiché si collocano nella dimensione dell’incontro con l’Altro.

È evidente che in tale dimensione il Volontariato non ha distinzioni di generi, ma appartiene a uomini e donne indistintamente, mentre si colora di una forte eticità , intesa in senso Kantiano : “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me”.

Si tratta, in verità, di un modo più profondo di ripensare l’essere umano all’interno di una realtà talvolta persa nei paradigmi dell’onnipotenza, dell’eccesso di narcisismo altamente lesivo dell’Altro al quale si nega ogni sua considerazione  e proposta  con il dileggio, l’indifferenza, talora il cinismo. Il pensiero appare unico e non già plurale nel rispetto delle diverse identità. Invero e’ possibile scoprire la disponibilità verso l’Altro soltanto se si è consapevoli e sicuri della propria identità. Possiamo cambiare se rimaniamo noi stessi nella dinamicità propria del divenire delle cose. La coscienza della “frontiera identitaria” permette di stabilire un dialogo, di accettare l’Alterità che apparentemente viene dall’esterno, ma che in realtà dimora da sempre dentro di noi, relegata nell’ombra dei nostri pensieri più reconditi.

Fondamentale è l’idea di intersoggettività quale base per la formazione dell’identità che si nutre della memoria e della coscienza di sé nella continuità, nella condivisione di luoghi, affetti, storie. Di qui la possibilità di un cambiamento che strutturi e ristrutturi la realtà in un processo continuo alla luce del passato verso un progetto aperto ad un’epoca di avvento.Ma in realtà sembra che angosce profonde sempre accompagnino i comportamenti contemporanei insieme alla percezione di antiche scissioni e processi molto problematici che fanno sì che nulla riesca più a “commuovere” se non l’uso estremo della violenza quale espressione di rabbie profonde e massive proiezioni verso coloro che ci appaiono diversi, compresa forse la persona della porta accanto.

Oggi la società, proprio attraverso le manifestazioni di quella eccessiva violenza, (agita anche da coloro che dato il loro ruolo dovrebbero essere in grado di gestire le pur proprie naturali pulsioni quale bisogno compulsivo di provare emozioni e sensazioni di potenza ), ci appare smarrita alla ricerca di quella sostanza identitaria ,indispensabile base di un’antica e nuova coscienza. E tale compulsività viene spesso utilizzata in situazioni in cui forse la logica economica finisce per dominare sovrana.

In tale contesto, che giunge finanche a livelli dissociativi notevoli, rappresentati in parte dal mondo mediatico e virtuale facilitante l’emergere e il consolidarsi dell’infantile pensiero magico, risulta molto difficile per l’essere umano riconoscere la realtà e della storia degli individui e delle associazioni e della sofferenza con la conseguenza di massive negazioni dell’esistere altrui. D’altra parte dinanzi ai nostri schermi televisivi, al riparo da insulti e oltraggi, spesso assistiamo ai massacri in diretta. Tutto ciò determina una sorta di anestesia dei nostri sensi e fa si’ che finanche gli orrori più atroci sembrano appartenere alla quotidianità in modo del tutto abituale. Ed è così che la “mutazione genetica “ piano piano riesce a rendere deforme qualsiasi forma armoniosa. Il che non significa che non bisogna essere flessibili ai cambiamenti che la società richiede purché non si sradichi la storia e si stabilisca invece una feconda continuità ricordando che l’emozione  la madre del pensiero , come di legge in M . Blanco .

Ricominciare ad ascoltarsi, a sentire, a ricentralizzare il valore della persona nella sua totalità e della storia è veramente fondante per un Volontariato che deve anche riflettere e continuamente vigilare sulle ragioni profonde e sulle modalità esistenziali della stessa oblatività di cui si compone, vale a dire sulle motivazioni che determinano la scelta dell’essere volontari e dell’atto volontaristico. Fondamentale, infatti, è la consapevolezza delle proprie scelte affinché la logica volontaristica si inscriva nella dimensione della effettiva solidarietà come tale.

Di qui la necessità di una diversa costruzione di una rete di relazioni e di condizioni in cui chiaramente si disveli a noi la possibilità di accogliere le varie realtà che in ogni caso rappresentano sempre una parte di noi. Siamo come un mosaico in divenire che si costruisce stabilendo legami interculturali,intersoggetti ,  affettivi ed emotivi in modo da poter affrontare la dimensione del futuro  che, pur non appartenendoci ancora, germina dal nostro presente le cui radici sono nel passato.

Ed è all’interno della costruzione di tali connessioni che possiamo provare ad immaginare un progetto di luoghi condivisi  in un discorso progettuale di rete associativa : si tratta di facilitare lo sviluppo del pensiero creativo che consente gli attraversamenti più arditi e la capacità di riconoscere parti nuove di se stessi attraverso l’Altro-da-sé.

Il Volontariato dell’Associazione Crocerossine d’Italia-Onlus può rappresentare una possibilità di ideazione di questo luogo utopico che si pone tra terre diverse e realtà differenti e che pertanto non può essere il risultato di una imposizione o di messaggi manipolativi, bensì il frutto della consapevolezza. Si tratta di imparare a pensare per interconnessioni indispensabili per il nostro esistere nel mondo. Siamo tutti, infatti, immersi in un processo co-evolutivo in cui l’Uno è parte dell’Altro.

È forse in tale dimensione che si inscrive il senso del Volontariato quale testimone di un modo spontaneo e consapevole di relativizzare e decentrare il proprio pensiero, di contenere gli eccessi con la giusta distanza , di sostenere con amore coloro che esperiscono e vivono in una condizione di estrema fragilità.

Intorno alla sostanza volontaristica. “Covivialità delle differenze”

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