Pandemia occulta: ossa come emmenthal, ben 563.388 fratture da fragilità ogni anno

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Ossa come l’emmenthal, con tanti buchi e poca consistenza, facili da rompere

(di Nicola Simonetti) E, purtroppo, esse si fragilizzano e si rompono facilmente. In Italia, le fratture da fragilità raggiungono 563.388 l’anno (senza contare le numerose fratture vertebrali che solo in piccola parte vengono diagnosticate o registrate) e colpiscono 3,2 milioni di donne e 0,8 milioni di uomini over 50. Esse generano costi sanitari di 9,4 miliardi di euro l’anno, con tendenza all’aumento (nel 2030, saranno 12 miliardi: + 26,2 per cento): un colpo prossimo futuro alla sostenibilità del SSN.

Non è da trascurare, inoltre che, con questo depauperamento osseo si genera anche disabilità complessa, con un impatto enorme sulla qualità della vita e gravi limitazioni funzionali ed aumento di molto il rischio di mortalità il cui numero equivale a quello delle morti da infarto del miocardio.

E’ importante considerare che, dopo una prima frattura possano ripresentarsene altre – cinque volte più.

Le fratture da fragilità sono promosse o derivano da tutte le condizioni di indebolimento della massa ossea. La causa principale della fragilità ossea è l’osteoporosi, malattia caratterizzata da riduzione della densità e alterazione della microarchitettura delle ossa che può essere primaria, cioè legata a fattori soggettivi e costituzionali (invecchiamento, menopausa), oppure secondaria, ossia conseguente ad altre patologie o a particolari trattamenti farmacologici. Purtroppo, questi pazienti ed i candidati alla patologia sono ignorati, trascurati: mancanza di dati certi, assenza di linee guida aggiornate, specie per quanto riguarda la prevenzione e di modelli organizzativi per la gestione e la presa in carico dei pazienti sul territorio. Ad aggravare la situazione si aggiunge l’importante aumento della popolazione anziana e il fatto che la fragilità ossea è spesso concomitante con alcune patologie croniche o indotta da trattamenti farmacologici che possono determinarla, complicando ulteriormente il quadro clinico che coinvolge così diversi ambiti specialistici. Una condizione patologica, questa, per la quale urge un protocollo diagnostico-terapeutico-assistenziale per la gestione delle persone a rischio-fratture che, oggi, devono confrontarsi con una inaccettabile complessità di regole per l’accesso alle terapie.

Un Manifesto Sociale a firma di 6 società scientifiche e 15 associazioni di pazienti, su iniziativa della rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief, dà vita a FRAME, un’alleanza che lancia l’allarme sollecitando l’adozione urgente di nuove scelte di politica sanitaria, nuovi modelli gestionali dei servizi sanitari e soprattutto, un’adeguata prevenzione. Iniziative anche a livello politico da parte della Sen. Maria Rizzotti e dell’On. Rossana Boldi.

“La percentuale delle morti conseguenti alle fratture da fragilità è assolutamente sovrapponibile alle morti da infarto ma di prevenzione dell’infarto – dice il Prof. Francesco Falez, presidente della Società italiana di ortopedia e reumatologia –  si parla spesso a livello istituzionale mentre, di queste fratture si tace”.

“Se non si provvede subito – dice la prof. Maria Luisa Brandi, endocrinologa università Firenze e Presidente FIRMO (Fondazione Italiana Ricerca Malattie dell’Osso), per l’Italia, ci sarà un conto assai salato: ci aspettiamo che nel 2030 si fratturino i numerosi sessantottini che stanno per entrare nell’età critica e saranno coinvolti nell’epidemia. Ne hanno già l’età. Una situazione che creerà enormi problemi a livello di costi per la riabilitazione, per le protesi e per le case di riposo per anziani. Doveroso agire anche perché disponiamo farmaci che prevengono con successo le fratture fino al 70%”.

Il Manifesto, frutto di ponderati apporti di clinici, ricercatori e malati, suggerisce 5 punti da adottare subito: riconoscerne la priorità, definirne le dimensioni, organizzare modelli di presa in carico, aggiornare le linee guida, aggiornare e semplificare i criteri per l’accesso ai trattamenti farmacologici e monitorare gli outcome: la ricetta (urgente) di clinici e pazienti per far fronte all’emergenza osteoporosi.

Proposti programmi integrati, coordinati all’interno di Unità per la Continuità Assistenziale per le Fratture da Fragilità, che includono corretti stili di vita, esercizio fisico, integrazione di calcio e Vit D e trattamento farmacologico con farmaci che agiscono inibendo il riassorbimento dell’osso o stimolandone la formazione (presto saranno disponibili innovative soluzioni farmacologiche che permetteranno di ottenere contemporaneamente il duplice effetto, antiriassorbitivo e anabolico dell’osso (l’osso è in continua fase di “fabbrica” e “sfrabbrica” in equilibrio; nell’osteoporosi lo “sfabbrica” supera il “fabbrica”) e che per questo offriranno al clinico un nuovo e rivoluzionario paradigma per il trattamento di questa patologia), tenendo conto, specie nel paziente anziano, della tipica complessità associata alle comorbilità e alla polifarmacoterapia.

Pandemia occulta: ossa come emmenthal, ben 563.388 fratture da fragilità ogni anno

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