Plastica: da contenitore a nuova vita attraverso innovazione e tecnologia

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(Alberto Azario) I cittadini europei generano annualmente qualcosa come circa 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. Di questa cifra meno del 30% viene raccolta per essere riciclata. Una parte viene esportata per essere smaltita da paesi terzi mentre il resto va in discarica, viene incenerito oppure, nel peggiore dei casi, non viene raccolto e finisce per disperdersi nell’ambiente, inquinando soprattutto foreste, spiagge, fiumi e mari. Rifiuti di ogni forma, genere, dimensione, colore che continuano a invadere le spiagge e i mari italiani e non risparmiano, ad esempio, aree di pregio come quelle dell’Arcipelago Toscano e del Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini o del Cilento citando i dati di Legambiente sulla situazione proprio delle spiagge italiane che ci riportano il preoccupante panorama di un Paese con circa “undici rifiuti ogni metro lineare di spiagge, per la quasi totalità rappresentati da plastica (ben il 93% del totale).

Non sorprende, quindi, davanti a certi dati che anche il parlamento europeo abbia iniziato una vera e propria battaglia verso questo utile materiale, nonché quasi indistruttibile e inquinante, chiedendo che entro il 2030 tutti gli imballaggi di plastica vengano resi riciclabili e che l’utilizzo della plastica monouso e della microplastica venga ridotto. Quando mi riferisco a quest’ultimo macro gruppo ovviamente parlo di particelle molto piccole di materiale plastico che misurano generalmente meno di 5 millimetri,( il cui utilizzo è già vietato in alcuni paese dell’UE,) che possono essere generate involontariamente in seguito al deterioramento di pezzi di plastica più grandi, oppure essere fabbricate e aggiunte intenzionalmente a determinati prodotti. Così giovedì 14 settembre il Parlamento europeo ha approvato una relazione che accoglie positivamente la proposta della Commissione europea, e propone inoltre una serie di misure per proteggere ulteriormente l’ambiente e allo stesso tempo per aumentare la fiducia dei consumatori, come quella di obbligare i produttori a contribuire ai costi di gestione e bonifica dei rifiuti di plastica. Per accrescere la fiducia dei consumatori il Parlamento ha proposto, inoltre, anche l’introduzione di requisiti sul contenuto riciclato minimo di alcuni prodotti di plastica e di standard di qualità per le materie plastiche riciclate. “Fino ad ora abbiamo esternalizzato la gestione dei rifiuti di plastica a paesi come la Cina, ma la Cina ha recentemente deciso di vietare tutte le importazioni di rifiuti plastici UE, dobbiamo, quindi, agire ora, dobbiamo innovare e dobbiamo investire”, ha affermato il relatore Mark Demesmaeker (ECR, BE).

Innovare ed investire. Queste potrebbero essere le parole chiave per trasformare un problema in una risorsa. Il sogno degli ecologisti è sempre stato quello di reimpiegare i materiali di scarto per produrre nuovi oggetti, riducendo la quantità di rifiuti prodotta e costruendo un mondo più verde. Sogno che forse potrebbe avverarsi documentandosi sui tanti progetti in giro per il mondo riguardanti questo importante materiale.

In Olanda i designer Foteini Setaki e Panos Sakkas dello studio The New Raw hanno creato un modo per trasformare i rifiuti riciclati in panchine attraverso l’uso della stampa 3D. Base di partenza sono le confezioni di plastica che vengono raccolte, triturate in pezzi, lavate e preparate ad essere introdotte come “inchiostro” in una stampante tridimensionale. Il prodotto finale è quello di una panchina, che fa oggi bella mostra di sé ad Amsterdam, dall’emblematico nome in codice: XXX. Riciclabile al 100% e pesante 53 kg, simbolicamente la quantità di plastica prodotta da una coppia di cittadini olandesi ogni anno. Caratterizzata, inoltre, dal fatto che per rimanere in equilibrio deve essere usata nello stesso momento da almeno due persone. Lo stesso equilibrio che si va a creare quando, in un perfetto caso di economia circolare, anche gli scarti assumono valore e tornano ad essere funzionali in un modo tutto nuovo. Nei Paesi Bassi, invece, la plastica raccolta nei fiumi, per una volta ha fatto una fine diversa rispetto a quella di inquinare e basta, infatti, è stata trasformata in uno spazio pubblico per tutti i cittadini, un piccolo parco galleggiante. Il progetto finale dai 140 metri quadri iniziali, arriverà ad un totale di 1500 metri quadri di oasi galleggiante sul fiume da cui i rifiuti stessi sono stati recuperati, composta di blocchi singoli modulari di 2 metri per lato che si possono unire tra loro in un sistema a “nido d’ape” andando a creare piccoli giardini, habitat per la flora e la fauna selvatica o aree ristoro con panchine e sedute dove i cittadini si possono fermare per fare una pausa e due chiacchiere. Quello qui presentato è solo un piccolo progetto che sicuramente non risolverà il problema dell’inquinamento dei mari, ma che si propone di arginare il problema, creando una soluzione innovativa, eco-sostenibile, e che faccia bene all’ambiente. Se è vero che ormai la plastica riempie i nostri corsi d’acqua, è altrettanto vero e fondamentale che recuperare i rifiuti nei fiumi, prima che arrivino in mare aperto, è molto più facile che catturarli dopo, quando entrano nel mare e con il tempo diventano microplastiche invasive e letali.

Citando una frase detta durante l’assemblea del Parlamento UE citata ad inizio testo: “La Risoluzione non è un appello contro la plastica, ma un appello per un’economia circolare della plastica riciclata”. In tutto questo, a mio avviso, innovazione ed investimenti, offrendo soluzioni nuove, possono fare la differenza.

Plastica: da contenitore a nuova vita attraverso innovazione e tecnologia

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