Intelligence Usa: “Trump pericolo sicurezza nazionale”

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Donald Trump sta dalla parte di Vladimir Putin e se la prende con i predecessori responsabili dell’intelligence Usa, accusati di aver favorito il sospetto di un’influenza della Russia sulle elezioni presidenziali. Trump è convinto che l’attività dell’intelligence Usa sia tesa ad ostacolare una collaborazione con la Russia necessaria per la Casa Bianca sia sul fronte della crisi siriana che su quello della Corea del Nord. Ma le parole di Trump provocano una sommossa nella comunità dell’intelligence ed un forte imbarazzo degli attuali vertici della Cia.

“Fidandosi di Mosca e minimizzando la minaccia rappresentata dalla Russia, il presidente Trump rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale”, replicano con durezza l’ex numero uno dell’intelligence americana James Clapper e l’ex capo della Cia John Brennan, per i quali le interferenze russe sul voto sono “provate e motivate”.

A scatenare la bufera sono state le affermazioni definite “ambigue e contraddittorie” di Trump dopo il breve faccia a faccia con Putin in Vietnam. Nel mondo dei servizi non è andato giù il fatto che il presidente abbia dato l’impressione di dare più credito al leader del Cremlino – tornato a negare ogni coinvolgimento nelle vicende americane – che alle conclusioni cui sono giunte nei mesi scorsi Cia, Nsa e Fbi. In un rapporto del gennaio scorso infatti le tre agenzie, con l’imprimatur del direttore dell’intelligence nazionale James Clapper, hanno messo nero su bianco che la Russia ha influenzato la corsa alla Casa Bianca al fine di favorire Trump contro Hillary Clinton.

Lo stesso Mike Pompeo, uomo fidato che Trump ha messo alla guida della Cia, è stato costretto a diffondere nelle ultime ore una dichiarazione in cui sottolinea come la posizione della sua agenzia “non è cambiata”: Putin ha interferito sul voto dello scorso novembre. Ma Trump non ci sta e su Twitter, in una pausa della sua lunga missione in Asia, definisce Clapper e Brennan “politicanti” e “manipolatori”, accusando i democratici di essere dietro alla vicenda. Il fatto che il presidente creda più alle parole di Putin che a quelle della comunità dell’intelligence è immorale”, ha replicato Clapper, per il quale “è sconcertante che Trump non abbia fatto un forte richiamo a un presidente russo impegnato a minare il nostro sistema e la nostra democrazia”. “Cercare di dipingere Putin in un’altra maniera e alimentare illusioni e ambiguità – ha avvertito – mette il nostro Paese a rischio”. Anche Brennan non ha usato mezzi termini nel rispondere al tycoon. “Dovrebbe vergognarsi” per il suo atteggiamento verso il presidente russo: “Sembra intimidito da Putin, impaurito da quello che potrebbe dire o che potrebbe venir fuori dalle indagini sul Russiagate. Questo è molto inquietante, un pericolo per la sicurezza”. Molto critici anche altri due ex alti responsabili della Cia.

Per Michael Hayden, “il presidente deve sapere che anche gli uomini che lui ha messo alla guida dell’intelligence sono d’accordo con quelli che ha chiamato ‘politicanti'”. Michael Morell ha sottolineato invece come Trump non dovrebbe fidarsi di Putin, “un ex agente russo addestrato a mentire e manipolare.