Colleferro al voto, il “campo largo” parte in vantaggio. Centrodestra diviso, sfida già segnata?

di Emanuela Ricci

Parte ufficialmente la corsa alla guida del Comune di Colleferro. Con la presentazione delle liste elettorali, il quadro politico si è ormai definito. Quattro sono i candidati sindaci a contendersi la fascia tricolore nelle elezioni del 24 e 25 maggio 2026. Un passaggio cruciale per la città, che arriva al termine di un decennio di amministrazione a guida centrosinistra.

Il dato politico più evidente è la solidità della coalizione che sostiene il vicesindaco uscente Giulio Calamita. Attorno alla sua candidatura si è costruito un vero e proprio “campo largo” in versione locale, con una convergenza ampia che include liste civiche e forze politiche strutturate: Il Castello, Insieme per i Cittadini, Alleanza Verdi Sinistra, Partito Democratico, La Città e M5S. Una compagine ben articolata che rappresenta, nei fatti, l’evoluzione naturale dell’esperienza amministrativa decennale del sindaco uscente Pierluigi Sanna, con l’ingresso di altre due forze politiche a rafforzare l’offerta politica.

Il centrodestra, invece, si presenta ancora una volta frammentato. Stefano Arcari, in quota Fratelli d’Italia è sostenuto dalla lista Colleferro Protagonista, mentre Mario Cacciotti l’inossidabile” corre con Forza Italia e Luciano Caciolo con Noi Moderati. Tre candidature distinte nello stesso perimetro politico rappresentano un elemento difficilmente ignorabile. Più che una strategia, la divisione appare come il risultato di dinamiche interne e personalismi che rischiano però di compromettere la competitività dell’intero schieramento.

Al contrario, il centrosinistra si presenta con un assetto coeso e con il vantaggio di un bilancio amministrativo che, piaccia o meno, è tangibile e molto apprezzato dalla cittadinanza. Dieci anni di governo hanno prodotto, di fatto, risultati visibili, consolidando un rapporto con l’elettorato che oggi rappresenta un capitale politico difficilmente scalfibile. In questo contesto, parlare di cambiamento diventa complesso per chi si colloca all’opposizione perchè contestare un’esperienza amministrativa percepita come efficace richiede proposte forti, credibili e alternative. Al momento, però, queste sembrano latitare.

Il dato territoriale offre anche uno spunto di riflessione più ampio. A Colleferro si sperimenta, in scala locale, quel “campo largo” che a livello nazionale viene spesso evocato ma, per ora ancora difficile da realizzare per i soliti personalismi. Una convergenza che invece a Colleferro assume contorni concreti e che potrebbe rappresentare un modello politico replicabile altrove, almeno a livello territoriale. Specularmente, il centrodestra mostra una difficoltà di sintesi proprio laddove, su scala nazionale, riesce invece a esprimere, con alti e bassi, una leadership unitaria.

Certo, in politica nulla è mai completamente scritto. Le campagne elettorali possono riservare sorprese, e gli elettori mantengono sempre l’ultima parola. Tuttavia, osservando l’attuale configurazione delle forze in campo, è difficile non rilevare come il centrosinistra parta da una posizione di netto vantaggio.

Per il centrodestra, al di là dell’esito di questa tornata, si apre inevitabilmente una riflessione più profonda. La divisione registrata a Colleferro non può essere liquidata come un episodio isolato: è il segnale di una difficoltà nel costruire una proposta politica unitaria e competitiva a livello locale. Senza una sintesi credibile, il rischio è quello di consegnare, ancora una volta, la città agli avversari.

Colleferro al voto, il “campo largo” parte in vantaggio. Centrodestra diviso, sfida già segnata?