Coronavirus: “Avete capito che questa non è una esercitazione”

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(di John Blackeye) “Questa non è una esercitazione, questa non è una esercitazione!”. Quante volte nei film americani abbiamo sentito urlare questa frase da un megafono posto all’interno di una base militare o su una portaerei, per indicare a tutti che quella situazione di pericolo imminente non era frutto di una esercitazione ma era una drammatica realtà dalla quale occorreva mettersi ai ripari.

Ecco, se fosse possibile far giungere un messaggio a tutti i nostri responsabili di Governo, sarebbe il caso di dir loro che “questa non è una esercitazione!”.

Eppure, nonostante centinaia di bare vengano caricate ogni giorno sui camion militari per essere portate altrove per disimpegnare le zone del contagio, nonostante ogni giorno, a distanza di più di quaranta giorni dall’inizio della fase cruciale dell’epidemia, centinaia di famiglie italiane vengono visitate dallo spettro della morte che porta via qualcuno mentre si cerca di tenere il nemico lontano rinchiudendosi in casa, ebbene ancora oggi qualcuno non ha ben capito quale sia lo scenario reale nazionale che sta affrontando il popolo italiano.

Si ha l’impressione che alcuni rappresentanti di Governo, sprovvisti di titoli di studio e di preparazione tecnica ma messi sulle poltrone istituzionali secondo una logica di palazzo che deve distribuire i posti di potere sulla base della grandezza di un partito politico, non hanno ancora capito, probabilmente, quale sia la portata del problema.

Qualcuno dovrebbe urlare loro che questa non è un’esercitazione e qualcun altro dovrebbe far notar loro che la campagna elettorale è finita qualche anno fa.

La gestione dell’emergenza da parte di alcune o forse tutte le figure istituzionali di Governo impegnate a portare l’Italia fuori da questa epidemia mortale, si realizza rassicurando il popolo come si fa nelle campagne elettorali, dove una frase detta bene ed una rassicurazione lanciata per televisione, possono invogliare un elettore a scegliere un politico piuttosto che un altro.

Ma qui non siamo in campagna elettorale, attorno a noi la morte sta mietendo vittime senza risparmiare alcuna Regione d’Italia. Questa è emergenza nazionale. Quindi, se si dice al popolo italiano che stanno arrivando milioni di mascherine non è possibile che a distanza di più di quaranta giorni le parole non siano tramutate in fatti.

Abbiamo un assoluto bisogno di mascherine. Non è possibile che a tre mesi dall’inizio del contagio, e a quaranta giorni dal precipitare della situazione, non si trovino ancora le mascherine.

Tutta l’emergenza si sta sviluppando con un unico fattore comune su tutto il territorio italiano. C’è un estremo bisogno di mascherine e non solo per gli operatori sanitari che dovrebbero averne i magazzini pieni ma anche per la gente comune che gira per i supermercati con i foulard avvolti sulla faccia dovendo fare buon viso a cattivo gioco.

Per mesi si è cercato di convincere gli italiani che le mascherine non servivano, pur sapendo che la realtà era un’altra e che gran parte della popolazione si spostava con treni, bus e metropolitane a stretto contatto tra loro.

Quando poi la verità – che si afferma da sola – ha messo in luce tutto l’opposto, e cioè che le mascherine erano necessarie, anzi, indispensabili, si è messo in moto un sistema farraginoso e complesso, impastato di burocrazia e di sorveglianza statale che ha dato il via all’acquisto di mascherine dall’estero che ancora oggi non si sono viste nelle farmacie delle nostre città.

I virologi affermano che abbiamo raggiunto la stabilità nel picco dei contagi e che da qui in avanti dovrebbero iniziare a registrarsi una discesa dei numeri. Eppure, a tre mesi dalla manifestazione dei primi casi in Italia e a quaranta giorni dallo scoppio della guerra sanitaria non ci sono mascherine su tutto il territorio nazionale nemmeno a pagarle oro. Tutte le farmacie espongono un malinconico cartello che è oramai eroso dalle intemperie e dalla pioggia e che recita sempre così: “Le mascherine sono terminate”.

Gli stessi farmacisti e operatori sanitari portano stampati sul proprio volto i segni delle mascherine, sempre le stesse, che sono costretti a sanificare la sera, con metodi più o meno ortodossi, per poterla indossare il giorno successivo dopo averle lavate, magari, in una bacinella.

Eppure, la mascherina è l’unico presidio sanitario che se fosse stato usato da tutti gli italiani sin dall’inizio, avrebbe sicuramente risparmiato contagi, ricoveri e decessi.

Ma quello che lascia basiti è che la gestione dell’emergenza da parte dei responsabili di Governo, avviene come se si fosse in piena campagna elettorale. Il Presidente del Consiglio dei Ministri si presenta periodicamente in televisione per leggere lunghe pagine di un comunicato che annuncia provvedimenti che saranno presi a breve scadenza e che, invece, i Governatori delle Regioni più toccate, avrebbero voluto fossero presi già settimane prima.

Il Ministro degli Esteri, si è presentato in tv il 19 marzo, annunciando l’arrivo di milioni di mascherine. Lo stesso annuncio lo ha fatto il 22 marzo, poi il 26 ed infine poche ore fa. Peccato che tanti italiani pieni di fiducia si siano recati anche oggi in farmacia trovando appeso il solito malinconico messaggio scritto su un foglio oramai ingiallito dal tempo e incollato sulle porte d’ingresso, con il quale si segnala che le mascherine sono terminate da tempo.

Penso che qualcuno a termine emergenza, farà, diciamo così il punto della situazione. Una sorta di consuntivo. E se è stato possibile indagare un Ministro legittimamente votato dal popolo per avere tenuto su una nave, un gruppo di immigrati clandestini, fuori dalle acque italiane per alcuni giorni, ci si chiede cosa potrebbe succedere ad una compagine di Governo che, a distanza di tre mesi dall’inizio della pandemia e di quaranta giorni dalla cruenta lotta contro il virus, non è stato in grado di fornire delle banalissime mascherine a tutto il popolo italiano.

Si vinca questa battaglia con la malattia, si ritorni alle proprie attività e si ricominci a respirare l’aria aperta di cui, solo adesso, abbiamo iniziato ad apprezzarne il reale valore ma poi, per favore, chi è responsabile di tante disfunzioni, faccia un passo indietro. Se non abbiamo avuto gente preparata nella gestione della pandemia, vorremmo avere gente preparata nella gestione della ripresa della vita sociale. Ma qui ci vuole il coraggio. Non quello degli italiani che lo hanno mostrato sino ad ora ma quello dei politici che dovrebbero farsi da parte.

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