Covid-19: Non tutti i vaccini sono uguali

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(di Francesco Matera) La Gran Bretagna ha dato il via al primo vaccino targato Pfizer-BioNTech, mentre in Europa si aspettano i dati scientifici e le valutazioni dell’Ente regolatorio Ema. L’Ente regolatorio britannico MHRA ha dichiarato, invece, che il vaccino è efficace e sicuro, ordinando già 40 milioni di dosi.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza ha parlato in Aula del nostro piano, anticipando alcuni numeri, l’Italia avrà quindi 28,2 milioni di dosi nel primo trimestre, 57,2 nel secondo, 74 nel terzo, 39,4 nel quarto e 8 nel primo trimestre del 2022. In totale parliamo di 202.573.000 dosi. Obiettivo auspicato è che a luglio 2021 si possano avere almeno 20 milioni di italiani immunizzati.

Speranza ha anche specificato che ci sarà una campagna informativa “ad hoc” e che il vaccino sarà gratuito e somministrato su base volontaria. La distribuzione avverrà da parte del personale del ministero della Difesa. Per la macchina organizzativa servono, quindi, almeno 20mila tra medici, infermieri, assistenti socio sanitari e personale amministrativo, si chiameranno anche migliaia di giovani iscritti a primi anni delle scuole di specializzazione. Le le prime categorie che verranno vaccinate saranno: operatori sanitari (1.404.037), residenti e personale Rsa (570.287), persone over 80 (4.442.048). A questi si aggiungono 13.432.005 di persone tra 65 e 79 anni, e 7.403.578 di persone con almeno una patologia cronica.

I vaccini per l’Italia, secondo i dati presenti sul sito del Ministero della Salute, saranno di AstraZeneca per 16,1 milioni di dosi nel primo trimestre del 2021, 24,2 nel secondo, di Pfizer 8,7 nel primo, 8 nel secondo e 10 nel terzo, di Johnson e Johnson per 14,8 nel secondo, 32,3 nel terzo, 6,7 nel quarto, di Sanofi per 20.1 nel terzo e 20,1 nel quarto, di Curevac 2 milioni nel primo, 5,4 nel secondo, 8,7 nel terzo, 8, nel quarto e 8 nel primo trimestre del 2022 e di Moderna 1,3 nel primo, 4,7 nel secondo e 4,7 nel terzo.

Tutte le case farmaceutiche al di là dei risultati scientifici sugli effetti dei singoli vaccini riceveranno gli ordini per l’approvvigionamento a favore dei vari paesi europei. Oltre ai vaccini vi è il nodo siringhe, non è facile in poco tempo approvvigionarsi di un numero così alto. Poi c’è la questione del bando emanato dal Commissario Arcuri che prevede delle siringhe particolari il cui costo supera di dieci volte le normali siringhe utilizzate per i vaccini tradizionali. Le caratteristiche delle siringhe sono state però indicate dagli esperti sanitari italiani.

Alcuni dubbi non ancora sciolti sui vaccini

Altro elemento di riflessione è che si parla sempre di vaccini che hanno subito una fase di sperimentazione molto veloce rispetto agli standard, per esempio non è ancora noto se è possibile somministralo alle donne in gravidanza. L’immunologa Antonella Viola, ordinaria di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e Direttrice Scientifica dell’Istituto di Ricerca Pediatrica (IRP-Città della Speranza ha scritto sul suo profilo fb sul vaccino Moderna: “Moderna ha presentato uno studio di fase 2/3 per la valutazione del vaccino Covid19 negli adolescenti (12-18 anni). A breve inizierà il reclutamento dei 3000 volontari richiesti, metà dei quali riceverà 2 dosi del vaccino, a 28 giorni di distanza. Lo studio si dovrebbe completare entro la fine di giugno 2021. Sappiamo che i bambini dovranno essere vaccinati, lo abbiamo detto. Si procede quindi con cautela ma verso una soluzione che ci protegga tutti con protocolli standardizzati che prevedono somministrazioni prima negli adulti e poi in adolescenti e bambini“.

Ogni vaccino ha poi diversi modi di conservazione e somministrazione. Il vaccino americano-tedesco (Pfizer-BioNTech) va somministrato due volte e solo in ambito ospedaliero e le fiale vanno conservate a una temperatura inferiore a meno 70-80 gradi. Servono degli ultra frigoriferi in parte esistenti, in parte in via di reperimento per un totale di 300 strutture disseminate in tutte le regioni. Al vaccino Pfizer-BioNTech servono 4 settimane, per sviluppare la protezione, ovvero dopo la prima iniezione, trascorrono 12 giorni e si comincia a costruire l’immunità, la seconda iniezione deve avvenire a 21 giorni dalla prima, infine la protezione completa c’è al ventottesimo giorno. Non è ancora noto quanto durerà l’immunità, ovvero se dopo un anno tutto lo sforzo fatto verrà vanificato. 

Non tuti i vaccini sono uguali

Su La Stampa sempre la professoressa Viola ha illustrato i lavori sui vaccini che verranno utilizzati nel mondo già a partire dei primi mesi del 2021: “Qualche azienda ha puntato sui metodi classici, basati su proteine virali o sul virus attenuato o inattivato. Questi sistemi sono più laboriosi, richiedono la produzione di grandi quantità di virus o proteine, ma sono anche quelli che da sempre si utilizzano per produrre i vaccini che usiamo. Questa è, per esempio, la strategia che ha scelto Sinopharm, l’azienda di stato cinese che ha distribuito il vaccino senza attendere la fine degli studi di fase III, senza quindi avere certezza della sua sicurezza ed efficacia. Altre aziende, come AstraZeneca, Johnson&Johnson e la cinese CanSinoBio, hanno invece puntato sui vettori virali. Si tratta di utilizzare dei virus che causano il raffreddore, gli adenovirus, resi inoffensivi e in grado di trasportare all’interno delle nostre cellule il materiale genetico necessario a produrre proteine del SARS-CoV-2. Questo approccio, di recente utilizzato per generare un vaccino contro Ebola, ha dei pro e dei contro. Tra i problemi, c’è l’esistenza di pre-immunità contro gli adenovirus che limita l’efficacia della vaccinazione, così come non è banale la produzione su larga scala. Tra i vari partecipanti alla corsa, c’è poi chi ha rischiato molto, puntando su una strategia nuova, veloce, semplice e flessibile: i vaccini basati solo sul trasferimento di informazioni. Questi vaccini portano nelle nostre cellule un messaggio – l’RNA messaggero, appunto – che permette la produzione della proteina Spike del SARS-CoV-2 e la successiva attivazione del sistema immunitario. Il messaggio, come nei migliori film di azione, si distruggerà appena inviato e non ci sarà quindi nessun pericolo di vederci trasformati in OGM. Nonostante l’alto grado di innovazione, sono state proprio le aziende che hanno puntato su questo approccio, Moderna e Pfizer/Biontech, le prime a tagliare il traguardo. Il 20 e il 30 novembre, rispettivamente, Pfizer e Moderna hanno presentato la loro richiesta di autorizzazione di emergenza per l’uso del vaccino alla FDA, l’ente che in USA dovrà decidere se i vaccini rispondono ai necessari requisiti di sicurezza ed efficacia. E il 10 e 17 dicembre, rispettivamente, sono previste le sedute della FDA per la discussione dei dati. I risultati annunciati, ma non ancora pubblicati, sono molto incoraggianti per entrambi i vaccini. Moderna, con il suo annuncio, ha dichiarato che, dei 15.000 volontari vaccinati, 11 hanno sviluppato il COVID-19, contro 185 dei 15.000 non vaccinati. Inoltre, tra gli 11 che hanno manifestato sintomi nonostante il vaccino, nessuno si è ammalato gravemente, mentre ben 35 soggetti del gruppo di controllo sono stati colpiti da una malattia severa e uno di loro è deceduto. Tutte informazioni che, dati alla mano, andranno verificate, ma che lasciano ben sperare. Certamente c’è ancora molto da capire: perché quegli 11 soggetti si sono ammalati? Erano più anziani? Avevano altre patologie? E cosa sappiamo dell’infezione? Per rispondere a queste domande bisogna attendere le valutazioni delle agenzie regolatorie. Cosa accadrà adesso? Entro la fine di dicembre, Moderna prevede di iniziare subito la distribuzione di 20 milioni di dosi del suo vaccino negli USA e di produrre da 500 milioni a 1 miliardo di dosi durante il 2021. Per il momento, questo vaccino non arriverà in Italia. Pfizer invece ha programmato la distribuzione di 200 milioni di dosi in Europa non appena arriverà l’approvazione dell’equivalente europeo della FDA, l’EMA. Di queste, 3,4 milioni di dosi sono per il nostro Paese.”

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