Como: nuovo caso di Eutanasia – La Procura indaga

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La Provincia di Como ha comunicato che la Procura di Como e i carabinieri di Erba stanno indagando sulla morte di un ingegnere di Albavilla che, sabato scorso, è partito per la Svizzera per ricevere il suicidio assistito in una clinica di Zurigo.

Secondo il quotidiano locale “A far scattare l’inchiesta due circostanze. La prima: una lettera-testamento inviata dallo stesso ingegnere ai servizi sociali del Comune di Albavilla, nella quale l’uomo ha messo nero su bianco la decisione di togliersi la vita ricorrendo all’aiuto della struttura svizzera. La lettera, appena arrivata in Comune, è stata subito inviata ai carabinieri di Erba che hanno immediatamente informato la Procura e aperto un’inchiesta. La seconda: il rientro della salma in Italia, avvenuto giovedì. Il corpo era accompagnato dal certificato di decesso nel quale si legge: “Cause della morte non naturali”.

Da qui la decisione di mettere la salma sotto sequestro e di conferire l’incarico per l’autopsia”.

Il radicale Silvio Viale, riferendosi al caso dell’ingegnere di Albavilla ha commentato su Facebook: “In Svizzera la depressione è la motivazione per il suicidio assistito nel 3% dei casi. Spesso, nella banalità quotidiana, si parla di depressione per una semplice reazione ansiosa, per un periodo di crisi e persino dopo una delusione. In realtà può essere una patologia molto grave, invalidante e disperata. In Italia è la causa principale di suicidio. Lo è anche in Svizzera, dove è la causa del suicidio nel 56% dei casi”. “Se l’ingegnere di Albavilla si è rivolto a una delle associazione di volontari che si occupano di suicidio assistito  non ho dubbi che il caso sia stato affrontato con scrupolo e competenza, sia dal medico che si è assunto la responsabilità della prescrizione e sia dall’associazione che lo ha assistito. Il fatto stesso che le autorità svizzere abbiano dato il nulla osta al trasporto della salma in Italia dimostra che per la legislazione elvetica non è stato commesso alcun reato”.

Viale si dice “certo che l’indagine si concluderà con un’archiviazione, come è accaduto per il caso della signora Oriella Cazzanello, o sarà lasciata dormiente senza conclusioni, come è avvenuto per il caso di Pietro D’Amico. In altre decine di casi, nonostante le notizie giornalistiche, non è stata aperta alcuna indagine”. Il radicale si augura infine “che le indagini e i procedimenti nei confronti di Marco Cappato e di Mina Welby, accusati di avere aiutato Fabiano Antoniani (Dj Fabo) e Davide Trentini, si concludano presto. Viale conclude ringraziando a nome di Exit Italia e dell’Associazione Luca Coscioni  alle associazioni svizzere che assistono i nostri connazionali nel suicidio assistito”.

Foto: prevenzione-salute.it

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