Usa: una causa ferma a New York potrebbe consentire alle donne di accusare Trump di molestie

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Il caso Weinstein ha riportato ha riacceso i riflettori sulle molestie sessuali compiute dai personaggi famosi; le donne vittime di questi abusi, che durante la campagna elettorale avevano accusato il presidente di avance non volute, secondo quando dichiarato da Temple Taggart, continuano a sentirsi messe da parte.

Temple Taggart che sostiene di essere stata baciata sulla bocca nel 1997 da Trump, mentre partecipava al concorso di Miss America ha detto che “con Trump tutto è stato messo sotto il tappeto”.

Secondo quanto riportato dal New York Times, una causa per diffamazione, ferma in un tribunale di New York che verrà portata dinanzi alla Corte Suprema di Stato, potrebbe cambiare tutto. La decisione potrebbe arrivare entro fine anno ed in questo caso si aprirebbe una strada per denunciare nuovamente Donald Trump per le presunte molestie.

Trump infatti ha bloccato i casi, sostenendo che un presidente americano non può essere accusato in un tribunale di Stato. Ma gli avvocati della causa che andrà davanti alla Corte suprema di New York – avanzata dall’ex concorrente di The Apprentice, Summer Zervos – sostengono che anche Bill Clinton fu portato in tribunale per molestie mentre era presidente da Paula Jones. Gli avvocati della donna, gli stessi che hanno lavorato nel caso di Bill Cosby, sostengono inoltre che Zervos è stata diffamata da Trump, che ha definito le sue accuse infondate e pilotate da Hillary Clinton.

Nel corso della campagna elettorale 10 donne avevano detto di essere state molestate o aver ricevuto avance da Trump. Il presidente ha più volte definito queste donne “bugiarde” e le loro accuse delle “assurdità”.

Approfondimento: il caso Weinstein

Un grande produttore di Hollywood accusato di molestie sessuali.

Harvey Weinstein, 65 anni, grande produttore di Hollywood, è ora coinvolto in uno dei più gravi scandali della storia di Hollywood.

Weinstein ha gestito a suo piacere l’industria cinematografica americana per oltre 30 anni, prima da co-fondatore della Miramax e poi della The Weinstein Company (insieme al fratello Bob). I suoi film hanno ottenuto oltre trecento nomination agli Oscar, vincendone settanta (da The Artist a Django Unchained e Shakespeare in Love). Dopo una carriera spumeggiante è arrivata l’ora del declino del super produttore che si trova ora impegnato a difendersi da accuse gravissime di molestie sessuali e abusi.

L’inchiesta si apre quando, lo scorso ottobre, il New York Times pubblica quello che fino a quel momento erano solo delle voci: decine di donne, tra cui dipendenti, attrici, modelle, accusano il produttore di aver subito molestie sessuali.

Le prime a parlare al quotidiano, sono Rose McGowan e Ashley Judd. Quest’ultima ha raccontato di una colazione di lavoro in hotel di Beverly Hills, che si è trasformato poi in un incubo. “Mi fece salire nella sua stanza, dove si presentò in accappatoio e mi chiese di guardarlo mentre faceva la doccia. A quel punto pensai:  come posso uscire dalla stanza il più velocemente possibile senza indispettire Harvey Weinstein?  Mi sono sentita intrappolata. C’era molto in ballo”.

Passano solo cinque giorni dalle rivelazioni fatte dal New York Times e il New Yorker pubblica un lunghissimo servizio in cui altre 13 donne –tra cui anche le italiane Asia Argento, Mira Sorvino, Rossana Arquette – raccontano le loro brutte esperienze e aggiungono alle accuse di molestie anche quella di stupro.

Durante il servizio, infatti, la figlia del famoso Dario Argento – maestro dell’horror italiano – per la prima volta – racconta di essere stata violentata dal produttore quando aveva 21 anni. Era il 1997 e l’attrice era stata invitata ad un finto party della Miramax in Francia. Finto perché arrivata lì si trovò sola con Weinstein in una camera d’albergo. A quel punto inizia l’incubo: “Mi ha chiesto di fargli un massaggio, e poi mi ha costretto ad aprire le gambe e a subire un rapporto orale. Dopo quel giorno, quando lo guardavo negli occhi mi sentivo debole. Dopo la violenza, lui aveva vinto”.

di Adriano Giancane

Foto: vox.com

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