Cina punta a sviluppo pacifico, pronti al 19° Congresso del Partito Comunista Cinese

   

L’ambasciatore cinese a Roma Li Ruiyu ha aperto oggi la cerimonia per il 68° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare e ha ricordato l’apertura, il prossimo mese, del 19° congresso del Partito comunista cinese.

La Cina punta ad uno “sviluppo pacifico e a un nuovo modello di rapporti internazionali basati sul mutuo beneficio”.  che segnerà un “nuovo inizio storico” del “sogno cinese” di grande rinascita e ulteriore sviluppo. L’ambasciatore ha sottolineato il costante miglioramento dei rapporti tra Italia e Cina che “quest’anno hanno avuto un grande sviluppo”. L’interscambio Italia-Cina ha raggiunto i 45 miliardi di dollari, ed è solo uno dei dati citati da Li Ruiyu per dare la misura del successo del “partenariato strategico” tra i due Paesi. Il partenariato strategico tra Roma e Pechino è stato sottolineato anche dalla vicepresidente della Camera Marina Sereni e dalla vicepresidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi. Marina Sereni ha ricordato i “solidi canali di scambio e collaborazione” tra Italia e Cina e l’impegno delle istituzioni italiane a “sviluppare tutte le potenzialità del partenariato strategico” di cui hanno parlato il presidente cinese Xi Jinping e il presidente Sergio Mattarella nel corso della visita del capo dello Stato italiano a Pechino lo scorso febbraio. L’importanza della ‘Nuova Via della Seta’ è  stata evidenziata dalla vicepresidente del Senato. “Un’iniziativa importante”, l’ha definita, e “un’occasione da non perdere.

 

19° congresso del Partito comunista cinese 

Limes Source – Il sistema politico cinese è caratterizzato da tratti assolutamente peculiari, facilmente rintracciabili tanto nella quotidianità istituzionale, quanto nei testi giuridici di riferimento. Infatti, anche solo ad una rapida lettura del testo costituzionale della Repubblica popolare cinese, non sfuggirà la chiara sovrapposizione degli organi istituzionali con quelli partitici.

Il ruolo del Partito comunista cinese nel sistema politico è sintetizzabile con il concetto di “tutela”. Esso consiste nel ritenere che il Partito rappresenti ancora oggi l’interesse comune della nazione e che solo esso possa fedelmente costruire l’agognata dittatura democratica del popolo. Data tale premessa, è piuttosto semplice comprendere perché, in un momento molto turbolento per l’intera regione Asia-Pacifico, il prossimo Congresso del Partito, il XIX dall’instaurazione del regime comunista, sia di vitale importanza. Più di duemila delegati il 18 ottobre 2017, fluiranno, sul finire dell’autunno a Pechino per stabilire una nuova agenda politica e per eleggere i nuovi membri degli organi partitici.

L’importanza, anche locale, dell’evento è desumibile dalla profonda penetrazione del Partito nella vita quotidiana dei cinesi, attraverso una struttura che si snoda facilmente dal centro al più piccolo villaggio della più remota regione della Cina. La capillare presenza del Partito rende i segretari di ciascuna provincia e città delle personalità di ampio spicco, con una progressione di carriera al livello centrale assolutamente non trascurabile, e tanto più consistente in prossimità della formazione del nuovo Congresso.

Allo stato attuale, 2270 è il numero dei delegati del Congresso, costituitosi nel 2012. Esso si riunisce solamente una volta ogni 5 anni per una durata mai superiore alle due settimane, e mediamente per una. Non solo la Costituzione cinese ne sottolinea la capitale importanza, ma l’elezione del Comitato centrale di Partito ne fornisce un’indicazione. Formato da 350 persone, quest’ultimo agisce in nome e per conto del più ampio Congresso. L’elezione dei membri, a scrutinio segreto, avviene a seguito di un’ampia discussione, che tuttavia raramente influisce sulla reale scelta: basti pensare che 193 dei 204 candidati inseriti nella lista ufficiale e, dunque, già approntati, sono stati eletti. Il Comitato centrale, in particolare, svolge una rilevante funzione di indirizzo politico e si esprime su ogni cambiamento di leadership di rilievo che avvenga nel Partito.

Dai ranghi della Commissione centrale, viene eletto il nuovo Politburo, attualmente costituito da 25 membri, che si riunisce a cadenza mensile. Dato il ridotto numero di partecipanti, ciascuno di essi è assegnato ad un ambito politico, a cui deve far riferimento e su cui è chiamato a fornire un indirizzo generale. Le scelte principali, e le discussioni che ne conseguono, sono prese a livello del Politburo. Tuttavia, potendo riunirsi per non oltre un giorno al mese, taluni compiti, di più specifico rilievo, sono demandati al Comitato permanente del Politburo. I suoi membri, approntati tra le fila del Politburo, sono sette e a ciascuno è demandata la sorveglianza su un ambito specifico. L’organo si riunisce una volta a settimana ed è presieduto dal Segretario generale. Le decisioni sono generalmente prese all’unanimità, ma quando ciò non sia possibile la maggioranza decide. Le maggiori e più importanti discussioni sono storicamente avvenute in seno al Comitato permanente del Politburo: tra tutte, basti ricordare quella riguardante il da farsi per contrastare le proteste di Tienanmen.

Sebbene dati ufficiali non siano al momento disponibili, è altamente probabile che da questo Congresso ci si debba aspettare un profondo rinnovamento dei dirigenti del Comitato permanente del Politburo, principalmente per limiti di età.

Non vi è dubbio che il Congresso rappresenti un momento fondamentale per tirare le somme sull’operato nel corso dei cinque anni appena trascorsi. Sembra essere assolutamente improbabile un cambiamento di leadership, a livello del Segretario generale, alla cui posizione Xi Jinping sarà quasi certamente riconfermato per un ulteriore mandato, e dunque sino al 2022. Al netto delle possibili riconferme e degli attesi cambiamenti, è certo che la riunione del XIX Congresso dovrà fare i conti con una vasta gamma di trasformazioni che la Cina sta attualmente vivendo. Prima fra tutte, la necessità di ristrutturare il sistema economico, che sta attraversando una fase di rallentamento, cui è necessario far fronte. Allo stesso tempo, la tematica dell’ambiente e delle disparità sociali saranno di assoluto rilievo, trovandosi la società cinese ad un bivio tra radicale trasformazione e permanente transizione democratica. Di non secondaria importanza, il ruolo della Cina nel tessuto internazionale, soprattutto per quanto concerne le questioni di sovranità e di leadership nella gestione della crisi coreana attualmente in atto.

Dall’altro canto, è piuttosto difficile immaginare sorprese dell’ultimo minuto, dal momento che Xi Jinping , sin dal 2012, si è circondato di fedelissimi con cui è riuscito a disperdere le fazioni politiche, soprattutto di stanza a Pechino, e a ricreare un profondo accordo tra dirigenti e leader, basato su un modello innovativo a quello trentennale oramai in crisi. Non sono mancate, come ovvio, critiche da parte di coloro i quali credono che Xi stia tentando di ricreare un culto della persona molto simile a quello voluto da Mao. Se, da un lato, è necessario ridurre la portata di tali illazioni, dall’altro val la pena sottolineare che, con ogni probabilità, il prossimo Congresso sarà uno dei pochi in cui non si vedrà chiaramente l’ascesa di quei giovani che costituiranno la nuova leadership a partire dal 2022. In tal senso, la riduzione al silenzio della Lega dei giovani comunisti, che per alcuni ha il sapore di un rinnovato interesse per le purghe, ha pienamente contribuito al raggiungimento di tale obiettivo.

Molto, in termini di riconferme, ma soprattutto di spunti di riflessione, sarà disponibile al momento della realizzazione del Report politico. Esso, letto dal Segretario generale, rifletterà invece le idee dell’intero Congresso ed esprimerà un giudizio sul primo mandato di Xi Jinping. Il livello di apprezzamento delle politiche da lui realizzate, prime fra tutte quelle volte alla riduzione della corruzione, sarà, infatti, la cartina al tornasole del supporto che possiede e possiederà. Ma soprattutto sarà centrale il tema di una nuova società, basata su un generalizzato benessere e su una più equa ripartizione delle risorse.