Cyber war: Cina, Usa e Russia contro reti private per limitare attacchi  

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Cyber war: Cina, Usa e Russia contro reti private per limitare attacchi

Di fronte alle sfide globali del mondo immateriale è diventato un “must” dotarsi di un programma VPN, un sistema che protegga i nostri dati da coloro che possono nascondersi anche in luoghi a prima vista sicuri. Usando un programma VPN si impedisce di comprendere le informazioni, perché  vengono codificate e restano leggibili solo al reale destinatario.

Una VPN permette di collegare in modo sicuro i due estremi della connessione tramite una rete non dedicata, tipicamente utilizzando internet, abbattendo i costi delle linee CDN, che un tempo erano l’unica opzione. Tutto ciò porta diversi benefici: i principali sono:

  • Economicità: si abbatte il costo delle infrastrutture. La scelta dell’implementazione adeguata in fase di progetto permette di scegliere la soluzione più adeguata al miglior costo sostenibile;
  • Semplicità: la tecnologia è molto matura e non richiede skill esoterici;
  • Sicurezza: si basa su standard perlopiù aperti e universalmente riconosciuti come sicuri. Con pochi accorgimenti si riescono ad ottenere buoni compromessi tra semplicità di accesso e ragionevole sicurezza.

In ambito aziendale si usano già da qualche anno, ma anche i normali cittadini dovrebbero prendere la buona abitudine di farlo, soprattutto se stanno viaggiando in Paesi che hanno la brutta abitudine di spiare le masse a livello governativo.

La Cina è un pessimo esempio da questo punto di vista. Il suo governo ha una robusta storia di censura nei confronti dei contenuti sgraditi al regime e moltissimi siti sono inclusi in una lista nera che li rende irraggiungibili. Tra questi ci sono quelli dei colossi americani Google, Facebook e Youtube, piattaforme che permettono una circolazione di informazioni e pensieri ritenuta troppo “ libera “ secondo i governanti del Paese asiatico.

I dissidenti e gli attivisti da tempo usano le VPN per sfruttare questi servizi e diffondere informazioni scomode, quindi , con le prossime elezioni popolari alle porte, il governo ha deciso di dare un giro di vite mettendo fuorilegge tutte le VPN a partire dal primo di febbraio 2018.

Questo significa che le VPN che adesso i viaggiatori usano per collegarsi ai sistemi “occidentali” non funzioneranno più e che tutte le operazioni online saranno sotto l’occhio attento delle autorità preposte.

Il grande Paese asiatico, però, non è l’unico che sta approvando misure per limitare la libertà di navigazione Web. A fine luglio di quest’anno, in Russia è stata approvata una legge che va a limitare l’uso delle VPN e dei Proxy Server, anche se in maniera diversa da quanto abbiamo appena visto.

I russi sono molto attenti alle prossime elezioni presidenziali che Mosca non vuole rischiare di vedere influenzate dalla circolazione incontrollata di informazioni. In sostanza Mosca non vuole fare la fine di quei Paesi in cui, a quanto pare, gli stessi Russi abbiano applicato tecniche cyber aggressive, per cercare di influenzare il voto politico del paese sotto attacco. L’approccio, però, è meno radicale rispetto alla Cina. Già da tempo è attivo in Russia un sistema di controllo per la navigazione che blocca l’accesso a una serie di siti reputati “ sgraditi “ e la nuova normativa, che entrerà in vigore il primo di novembre di quest’anno, prevede che potranno continuare a essere usate solo quelle VPN che accetteranno di limitare la navigazione secondo la lista nera approvata dalle autorità nazionali.

Negli Usa la situazione è molto diversa. Non ci sono grandi manovre in vista, ma è stata approvata una direttiva che bandisce i prodotti della russa Kaspersky dalle agenzie governative per paura di azioni di spionaggio.

L’Europa, si sta muovendo velocemente per cercare di arginare il fenomeno mediante direttive che diano un indirizzo comune ai vari membri comunitari. Sicuro è che l’approccio dato dall’UE è del tipo aperto, ovvero non si ritiene si debba precludere la navigazione libera ai cittadini della comunità europea. Una scelta connotata da altissimo senso civico ma sicuramente porterà nel tempo a rivedere la policy generale sulla cyber security.

di Massimiliano D’Elia