Un viaggio in otto atti.
di Antonio Di Ieva
Maastricht, febbraio 2026.
Il pavimento di una chiesa antica cede all’improvviso. Non è un semplice crollo. È qualcosa che il tempo non riesce letteralmente più a tenere nascosto – un segreto custodito troppo a lungo che finalmente trova la via d’uscita.
Sotto, nel buio di trecentocinquantatré anni, c’è uno scheletro. Tra le costole, un proiettile di moschetto. Accanto, una moneta francese del 1660.
Gli archeologi guardano. Non parlano. Poi il diacono che ha scoperto la buca sussurra, quasi a sé stesso: “È lui.”
Forse.
Ma quella parola – quel “forse” sospeso nell’aria fredda di una chiesa olandese – è bastata a rimettere in moto qualcosa che non si era mai davvero fermato. Il nome di un uomo che il mondo non riesce a smettere di cercare. Un nome che attraversa quattro secoli come una lama affilata: D’Artagnan.

Tutti conoscono il personaggio. Il guascone sbruffone con la spada sempre pronta e il cuore sempre aperto, il quarto moschettiere che Dumas rese immortale nelle pagine de I tre moschettieri, pubblicato a puntate su Le Siècle nel 1844 e divorato da un’Europa intera che non riusciva ad aspettare il capitolo successivo.
Pochi conoscono l’uomo.
Charles de Batz de Castelmore, conosciuto come D’Artagnan – questo il suo vero nome – fu qualcosa di molto più complesso e molto più affascinante del personaggio che lo ha reso celebre. Fu un agente segreto prima ancora che esistesse la parola. Servì Mazzarino. Arrestò Nicolas Fouquet. Governò Lille. Morì a quasi sessant’anni in testa ai suoi uomini.
Luigi XIV, quando seppe della sua morte, fece celebrare una messa privata e scrisse alla regina: “Ho perso D’Artagnan, nel quale avevo la massima fiducia. D’Artagnan e la gloria sono nella stessa bara.”
Un re che piange un soldato con parole da uomo. Non capita spesso, nella storia.
C’è poi un’altra storia, dentro questa storia.
La storia di come un uomo reale – vero ma poco documentato, quasi dimenticato – divenne il personaggio più amato della letteratura d’avventura mondiale. Di come la gloria può essere rubata, reinventata, moltiplicata. Di come certi nomi sopravvivono a tutto – agli archivi che li ignorano, ai secoli che li consumano, agli impostori che li sfruttano.
E poi c’è la storia di ciò che D’Artagnan è diventato dopo. Sugli schermi. Nelle librerie. Nell’immaginario di scrittori che vissero trecento anni dopo di lui e che – senza saperlo, forse – scrissero lo stesso romanzo con un altro nome.
Alcune somiglianze non sono casuali. Alcune genealogie non sono mai state dichiarate.
Da martedì, su PRPCHANNEL, inizia un viaggio.
Otto atti. Quattro settimane. Un atto ogni martedì, un atto ogni venerdì – come faceva Dumas nel 1844 con i suoi lettori, come si fa con le storie che meritano di essere assaporate lentamente, una puntata alla volta.
Gli articoli sul sito. Gli episodi podcast su Spotify. Ogni settimana un nuovo capitolo di una storia vera – più avventurosa, più umana, più sorprendente di qualsiasi romanzo.
Perché tra la storia e la leggenda c’è sempre uno spazio fatto di silenzi. E quel pavimento che si è aperto a Maastricht non ha restituito solo uno scheletro. Ha riscritto una storia. Una storia che non ha mai visto la parola fine.
Seguite PRPCHANNEL. Preparatevi, mettetevi comodi e rilassatevi… Il martini, agitato, non mescolato. 😉
Il primo atto arriva martedì, 31 marzo 2026.
Tous pour un. Un pour tous. Tutti per uno, uno per tutti.
Era vero. Forse lo è sempre stato.
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