La Marina Militare torna nell’Artico per studiare il futuro del nostro clima

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(Ammiraglio Giuseppe De Giorgi) – Mercoledì 17 gennaio, “Alliance” la nave polivalente di ricerca della Marina Militare è partita dal porto di La Spezia verso i mari d’Islanda e Groenlandia, oltre il Circolo Polare Artico, per attuare una missione scientifica, in collaborazione con il Centre for Maritime Research and Experimentation (CMRE) della Nato, che si concluderà a fine aprile 2018. E così dopo 90 anni dalla storica missione del Comandante Nobile e a seguito della recente spedizione effettuata nell’estate del 2017 denominata “High North”, la Marina Militare ritornerà al Polo Nord, per la prima volta in periodo invernale artico, per sostenere le attività di ricerca a supporto dell’organizzazione internazionale Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI) nell’ambito del programma multidisciplinare Iceland-Greenland Seas Project (IGP). Scopo principale della spedizione sarà questa volta lo studio dell’interazione aria/acqua e la relativa ventilazione che si viene a creare nel Mare Artico, con l’obiettivo di raggiungere una migliore comprensione della circolazione delle correnti marine.

La nave Alliance (distintivo ottico A5345 – nominativo internazionale IALL) è, come già detto, un’unità polivalente di ricerca della NATO, ossia una nave oceanografica utilizzata per la ricerca scientifica marina, in particolare in campi quali l’oceanografia, l’idrografia, la meteorologia, gli studi sulle correnti marine, la flora e la fauna acquatica. Caratteristica del natante è quella di essere una delle più silenziose del suo genere, essendo stata concepita per garantire un minimo livello di propagazione del suono in acqua, caratteristica che la rende una piattaforma particolarmente adatta a quelle sperimentazioni scientifiche per le quali l’assenza di suoni sotto la superficie è essenziale. Dotata di circa 400 mq di laboratori, sistemi di navigazione e comunicazione all’avanguardia, gru, verricelli e argani, con una struttura poppiera “a portale” (che le permettono di effettuare movimenti di carico e, contestualmente, manovre di messa a mare e recupero di apparecchiature subacquee), da marzo 2016 la Alliance, è stata equipaggiata con il personale della Marina Militare grazie a un’intesa del dicembre 2015 fra la Marina Militare e il CMRE. Al comando del Capitano di Fregata Daniele Cantù, la Alliance, con un equipaggio composto da 47 militari e 22 scienziati provenienti da diverse organizzazioni internazionali, si troverà così a percorrere in circa quaranta giorni lo stretto di mare che separa l’Islanda dalla costa orientale della Groenlandia, per ottenere rilievi approfonditi di diversi parametri (come ad esempio la conduttività elettrica, temperatura, profondità, analisi geochimiche, velocità del suono in acqua, rilievi bati-termografici, misurazione della batimetria e misurazioni meteorologiche), effettuando la correlazione tra essi ed, infine, una raccolta statistica dei dati acquisiti.

Tra comparto della difesa e della ricerca si è instaurata una buona sinergia che fa ben sperare per programmare nuove missioni e dare continuità al lavoro già svolto nelle campagne precedenti. Operando su una superficie di circa 650 km quadrati di aree inesplorate già a luglio 2017, precisamente dal 09 al 29, la Marina Militare, in collaborazione con i più importanti enti di ricerca nazionali (CNR, OGS, ENEA) ed il centro NATO-CMRE, aveva raccolto molti dati nei settori della geofisica, della geologia marina, della caratterizzazione del fondale e dell’oceanografia fisica durante la campagna “High North” svolta nel Mar Glaciale Artico nelle acque antistanti le isole Svalbard in Norvegia. La spedizione, con l’obiettivo di acquisire elementi utili di valutazione in molteplici settori, a partire da quello climatico, per una migliore comprensione dell’evoluzione del clima e del suo impatto sul pianeta, si inquadrava perfettamente all’interno delle attività svolte dalla Marina Militare Italiana a supporto del cosiddetto “Tavolo Artico”, nell’ambito del quale viene offerto supporto specialistico al gruppo di lavoro “Emergency, Prevention, Preparedness and Response” dell’Artic Council, concilio in cui l’Italia è stata ammessa dal 2013 come osservatrice, riconoscimento che non viene concesso a tutti i paesi, a seguito della complessa e continua attività scientifica svolta nella regione. Dai dati raccolti durante la campagna “High North 17” è stata evidenziata per la prima volta la presenza di una “sorgente” di una serie di canyon tracciati dalle correnti di ghiaccio e acqua dovute all’arretramento dei ghiacci. Tali scoperte verranno valorizzate nel corso dei prossimi mesi e presentate in specifiche pubblicazioni e consessi scientifici nazionali ed internazionali.  I risultati delle analisi sono stati, inoltre, inviati al progetto IBCAO (International Bathymetric Chart of the Arctic Ocean) per contribuire alla realizzazione della Carta Batimetrica dell’Artico per valutare l’entità dei cambiamenti che il riscaldamento globale sta provocando nell’Oceano Artico e fornire un contributo alla previsione dell’impatto che questi possono avere sul resto del pianeta.

Le dinamiche della copertura glaciale in rapporto ai cambiamenti climatici e l’ambiente e le nuove possibili rotte di navigazione commerciale che potrebbero aprirsi a Nord (sia per tutelare la sicurezza della navigazione, sia per una valorizzazione di aspetti socio-economici utili al nostro Paese), sono, infatti, un argomento di grande sensibilità per la comunità internazionale a diversi livelli e le aree polari, in special modo l’Artico, risultano oggi dei laboratori speciali per incrementare la conoscenza di quello che è stato e di quello che sarà il futuro per il nostro pianeta. L’Artico è, infatti, una regione di rilevanza strategica sempre più importante, sia per i profili di natura commerciale, sia di tutela dell’ecosistema e di sicurezza, in particolare per la presenza del 30% di riserve di gas e del 13% di quelle petrolifere. L’interesse per lo sfruttamento di giacimenti minerali, pesca e turismo è fortissimo, da parte delle nazioni artiche e non solo. Per tutti questi motivi si tratta di una regione del mondo che va studiata e tutelata e la Marina Militare si dimostra elemento trainante della ricerca italiana in Artico.

Dopotutto il sogno di ogni marinaio, animato da spirito di avventura, è di poter navigare in mari sconosciuti, specie per una missione in acque non usuali per le nostre navi militari, in cui lo studio e la salvaguardia dell’ambiente marino risultano di grande interesse per tutta la Marina Militare, poiché comprendere in anticipo quali saranno i futuri scenari ambientali ed economici, è fondamentale per una Nazione marittima come l’Italia.

La Marina Militare torna nell’Artico per studiare il futuro del nostro clima