🎤Guerra dei droni: 766 milioni di soldi pubblici a Piaggio Aerospace per un progetto a rischio. Parla Preziosa, ex capo di Stato maggiore

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“Sembra quasi una copiatura del P.2HH”. Per cercare di dimostrare che il drone prodotto da Piaggio Aerospace è più avanzato del progetto gemello europeo Euro Male (Medium altitude long endurance, di cui i primi modelli a grandezza naturale sono stati presentati all’ultimo salone aeronautico di Berlino), il capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare, Enzo Vecciarelli, è ricorso a tutti gli argomenti possibili. Dinanzi alle Commissioni speciali congiunte di Camera e Senato per l’esame degli atti urgenti del Governo, ha spiegato come il velivolo a pilotaggio remoto dell’azienda di Villanova d’Albenga risponda ad un moderno criterio di difesa e sicurezza basato non più tanto sull’uso della forza quanto sull’uso delle informazioni.

Il P.2HH, evoluzione del P.1HH, può essere utilizzato per la sua capacità di permanenza in volo (24 ore) sia come mezzo di offesa sia per acquisire dati sul territorio e sui mari, che possono tornare utili in vari campi: per esempio, nell’azione di contrasto di eventi criminosi quali la movimentazione illegale dei rifiuti, nel controllo fisico dei flussi migratori e nel controllo del traffico marittimo. Da questo punto di vista – secondo Vecciarelli – sarebbe al tempo stesso più competitivo e complementare con l’Euro Male, frutto della collaborazione tra Airbus, Dassault e Leonardo (ovvero Germania, Francia e Italia, più Spagna). Nessuna sovrapposizione tra i due programmi, anzi: l’Italia potrebbe riversare in quello europeo, “come no financial contribution, la parte di ricerca e sviluppo del P.2HH”.

Vecciarelli ha inoltre indicato, tra gli elementi a favore del velivolo Piaggio, la variabile occupazione. “E’ politica della Difesa fare ricorso quanto più è possibile alle industrie di casa non sottovalutando il rapporto costo/efficacia”: un richiamo alla grave situazione economico-finanziaria dell’impresa ligure, il cui futuro, per i suoi dipendenti e per quelli dell’indotto (alcune migliaia in tutto), dipende in modo esclusivo dalla prosecuzione del programma P.2HH.

L’argomento è politicamente spinoso per i sindacati e per Roberta Pinotti, ministra della Difesa uscente, ligure a sua volta. Piaggio Aerospace – che pur avendo i propri stabilimenti in provincia di Savona è integralmente posseduta dagli Emirati Arabi Uniti attraverso il fondo sovrano Mubadala – si trova da tempo in un dissesto di fatto, e l’interruzione delle commesse da parte dello Stato italiano ne segnerebbe irrimediabilmente la fine. Non a caso la Pinotti è il difensore più strenuo del P2HH.

Mentre mancavano pochi giorni alle elezioni politiche del 4 marzo, la ministra ha trasmesso alle Camere uno schema di decreto ministeriale che destina 766 milioni all’acquisto di venti P2HH nei prossimi vent’anni (38,3 milioni per aereo contro i 20 pagati nel 2008 per un Predator, l’analogo velivolo di marca Usa). E altri 766 milioni di commesse dovrebbero venire dagli Emirati, a cui nel luglio 2018 – ha ricordato il generale Vecciarelli – Piaggio dovrebbe consegnare i primi sei P1HH.

Il decreto dovrà comunque essere approvato dal Parlamento e, stando ai rilievi mossi dai rappresentanti dei Cinque stelle durante l’audizione, il suo iter si preannuncia complicato. Aleggia il sospetto che il ministero abbia largheggiato con Piaggio per motivi legati principalmente alla difesa dell’occupazione senza esplorare più di tanto il versante del ritorno economico dell’investimento. Non meno semplice è la posizione di Vecciarelli, responsabile ministeriale del programma Piaggio dal 2014, il quale ambisce alla poltrona di capo di stato maggiore della Difesa che il generale Claudio Graziano libererà il 5 novembre 2018 per assumere l’incarico di presidente del Comitato militare dell’Unione europea a Bruxelles.  E ancora più complicata è la posizione del governo e di Leonardo, gruppo a controllo statale, leader nella produzione di sistemi per la Difesa e la sicurezza, per i quali gli Emirati rappresentano un partner commerciale rilevante in campo militare.

Il problema vero è la sostenibilità economica del programma P2HH. Abbiamo raccolto a questo proposito l’opinione del generale Pasquale Preziosa, il predecessore di Vecciarelli, che aveva assunto il comando delle forze aeree nel 2013, quando il progetto di drone italo-emiratino era in cantiere già da un anno.

“Il richiamo all’occupazione è corretto – dichiara l’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica – ma va anche osservato che Piaggio Aerospace non è riuscita a mandare a buon fine il suo primo piano industriale e che ciò non rappresenta una buona premessa per il secondo”.

Il piano iniziale del P1HH subì una brusca interruzione per il fallimento a metà 2016 di uno dei voli di prova del primo prototipo, che precipitò in mare al largo di Trapani per cause mai chiarite dopo essere decollato dall’aeroporto di Birgi. La magistratura aprì un’indagine i cui esiti la società ha sempre tenuto riservati: un errore di comunicazione, secondo alcuni osservatori, che potrebbe avere ingenerato tra i potenziali acquirenti sospetti ed equivoci sulle cause del disastro. Per il secondo piano industriale si è dovuto così aspettare il 22 dicembre 2017. Nel frattempo i conti dell’azienda sono continuati a peggiorare.

“E checché se ne dica il P2HH non c’è ancora, va riprogettato”, aggiunge Preziosa. “Oltre tutto – continua – il core business industriale è sempre più rappresentato, oggi, dall’integrazione dei sistemi all’interno dei velivoli”.

A bordo del P2HH saranno montati sistemi di ricognizione fotografica, sistemi di ricognizione dello spettro elettromagnetico e altre tecnologie che travalicano le capacitĂ  industriali di Piaggio Aerospace.

“Quello che ci metteranno dentro non lo fanno aziende come Piaggio – dice ancora Preziosa – ma integratori di sistema come Selex, del gruppo Leonardo, che però ha già scelto di stare in Euro Male”.

I progetti militari europei sono di solito lunghi da realizzare. Per di più Germania e Francia mostrano comportamenti contraddittori: da un lato si sono sedute allo stesso tavolo per realizzare un drone comune europeo, dall’altro hanno acquisito ciascuna per proprio conto, dai due paesi leader mondiali di questa tecnologia, velivoli concorrenti del futuro Euro Male. La Francia ha acquistato dieci Predator dagli Usa (i droni armati utilizzati dagli americani nei Balcani, in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia, Libia) e la Germania dieci Heron da Israele.

Il problema di Piaggio, tuttavia, è che “l’Europa non vuole chiacchere – dice una fonte che chiede di restare anonima –: l’unico aereo che al momento la società potrebbe produrre e offrire come ipotetica merce di scambio per entrare in Euro Male è il P1HH, un aereo caduto per cause non chiarite”.

Senza contare che il domani è rappresentato – secondo gli esperti – da velivoli molto più evoluti e di piccole dimensioni, sistemi complessi capaci di gestire sciami di centinaia di droni.

Pasquale Preziosa solleva anche la questione delle economie di scala, la diminuzione dei costi medi di produzione dovuta all’aumento di dimensione degli impianti industriali:

“Tra Difesa italiana ed Emirati, Piaggio Aerospace piazzerà una quarantina di velivoli in venti anni, una quantità che mi sembra contenuta per poter generare le necessarie economie di scala. E in assenza di economie di scala il progetto non è sostenibile nel tempo. Le aziende di Usa e Israele hanno prodotto centinaia, forse migliaia di droni. Solo quantità così elevate offrono una garanzia di sostenibilità della supply chain, la catena dei fornitori”.

Cosa significa questo? Che l’azienda che realizza parti di ricambio deve poterne produrre a intervalli non troppo lunghi un numero sufficiente a garantirle l’economicità dell’impianto.

Sostiene Preziosa: “Il proprietario dell’aereo che ha bisogno di un pezzo di ricambio deve poter trovare un fornitore che lo produca e, viceversa, il fornitore che riceve richieste sporadiche di ricambi finirà per chiudere la sua linea di produzione per scarsa convenienza economica”.

Dopo la Brexit, dice il generale, l’idea di un progetto di Difesa comune europea sta avendo un’accelerazione. Grandi paesi quali Francia e Germania hanno allo studio un nuovo aereo da caccia. Vari altri programmi di cooperazione industriale sono in itinere. Come si inserisce il P2HH in questo mutato contesto europeo e fino a che punto è compatibile con la scelta di Leonardo di aderire con Airbus e Dassault al progetto Euro Male?

Diplomatica la risposta di Preziosa: “Il programma e l’investimento hanno ottenuto l’avallo del capo di Stato maggiore della Difesa e del ministro, quindi si pensa che i diversi elementi in gioco siano stati sviscerati”.

Al Parlamento l’ultima parola.

fonte: www.businessinsider.com

 

 

 

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