Come dovranno essere le nostre smart cities nel 2030? Solo le smart cities o c’è dell’altro?

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Non è una domanda che è sorta oggi, ma è un grosso problema per il futuro non molto distante da noi, in esito alla crescita esponenziale della popolazione mondiale.

Le Nazioni Unite sin dal 2014 hanno iniziato a fornire dati e indicazioni per prevenire il sovraffollamento caotico delle città per la continua migrazione dei cittadini verso i centri abitati e per l’aumento della popolazione mondiale previsto, in particolare, in due aree del pianeta ovvero Africa e India.

Uno degli scenari futuri elaborato dal World Population Prospects dell’ONU prevede, che la popolazione mondiale aumenterà a 8,6 miliardi per il 2030 e salirà ancora a 9,8 miliardi nel 2050 (la proiezione al 2100 è gli 11,2 miliardi).

L’aumento della popolazione mondiale, quindi, è il problema principale del prossimo futuro dove reperimento delle risorse aggiuntive alle attuali, migrazioni forzate delle popolazioni dalle condizioni climatiche in peggioramento in molte aree del pianeta e migrazione verso i grossi centri urbanizzati, sono gli elementi principali da considerare per la pianificazione.

La Nigeria , per esempio, è il settimo paese al mondo per numero di abitanti e possiede un indice di crescita antropico più elevato di tutti gli altri paesi, la popolazione della Nigeria raggiungerà quella degli Stati Uniti nel 2050 cioè in meno di due cambi generazionali.

I livelli europei di fertilità, per donna, sono aumentati, negli ultimi 5 anni, dall’1,4 all’1,6, ma sono molto distanti da quelli africani che sono passati da 5,1 a 4,7 nello stesso periodo.

In questo quadro di crescita di popolazione, i governi devono prendersi cura di organizzare città adeguate e sostenibili alle nuove esigenze, questo progetto è stato denominato SMART CITY.

Secondo l’Executive Director di UN-Habitat, Joan Clos, le città generano il 70% della ricchezza economica ma allo stesso tempo consumano il 70% delle risorse energetiche, idriche e ambientali.

È necessario quindi trovare un equilibrio tra le capacità del pianeta e le necessità delle metropoli.

Come siamo messi in Italia?

ICITYLAB facente parte del forum della pubblica amministrazione (FPA), ogni anno stila una graduatoria dei capoluoghi di provincia italiani per verificare i parametri di convergenza verso la pianificazione e attuazione dei programmi per arrivare al 2030 pronti con città smart e sostenibili.

Per il 2017, ICITYLAB ha comunicato che Milano risulta essere ancora una volta in testa alla classifica di tutti i capoluoghi italiani.

Nella “Carta di Bologna per l’ambiente” firmata dai sindaci delle città metropolitane in occasione del G7 ambiente dell’8 Giugno scorso, sono stati stabiliti gli obiettivi da raggiungere nel 2030, tra questi: il 50% degli abitanti dovrà spostarsi con mezzi alternativi all’auto, ogni cittadino dovrà avere 50 metri quadri di verde, il riciclo dei rifiuti dovrà raggiungere il 70% e la raccolta differenziata dovrà raggiungere l’80%.

Sono obiettivi importanti per avere città vivibili, ma purtroppo non sono stati calibrati in funzione del reddito pro capite delle regioni, oppure delle condizioni ambientali pre esistenti in ogni capoluogo di provincia.

Difatti, l’elenco del 2017 dei capoluoghi di provincia per virtuosità verso i parametri indicati può essere suddiviso in tre grandi aree: Nord , Centro e Sud.

Queste posizioni reciproche potrebbero permanere anche negli anni futuri, in assenza di interventi che possano coprire i “GAP” di risorse per gli investimenti necessari per implementare le nuove esigenze: ma non solo.

Gli altri parametri, si riferiscono alla povertà, all’istruzione, alla legalità, alla occupazione, alla crescita economica, alla ricerca e innovazione, all’acqua potabile e inquinamento dell’aria, alla trasformazione digitale, al suolo e sottosuolo.

L’argomento delle Smart City, è solo la punta dell’iceberg per un cambiamento necessario per il futuro, pena il caos delle zone metropolitane e quindi di tutto il territorio.

I parametri per costruire il futuro, non appartengono solo alle città metropolitane, sono proprie della politica di ogni paese, perché rappresentano i pilastri per il nostro divenire.

I parametri menzionati dovrebbero far parte di un programma di governo nazionale che è il solo a possedere gli strumenti per le riforme.

Per l’Italia la situazione risulta essere critica almeno nei settori già conosciuti o denunciati dalle autorità istituzionali.

In primis, la legalità amministrativa che segna il passo da molti anni nel nostro paese, la Corte dei Conti ha già lanciato un grande allarme affermando che il livello di corruzione nel paese è DEVASTANTE.

Seguono, la disoccupazione giovanile che nell’area euro è al 18,9% ma in Italia raggiunge il 37% (Ge 6,7% e NL 9%), la ricerca e sviluppo che nel 2016 è risultata pari all’1,38% del PIL, contro il 2,90% della Germania e 2,26 della Francia.

Un discorso particolare merita il sistema scolastico, nei report dell’OCSE l’Italia resta nelle retrovie tra i paesi appartenenti all’organizzazione nella 34esima posizione.

Un sistema di istruzione inadeguato non è in grado di innalzare il livello di competenze dei giovani in modo sufficiente da impedire il manifestarsi di una carenza acuta della forza lavoro qualificata e un eccesso di quella poco qualificata.

Se il sistema scolastico è incapace di stare al passo col ritmo dei cambiamenti tecnologici, nella società aumenteranno i disagi sociali legati ai livelli retributivi.

Lo sviluppo delle Smart City rappresenta una occasione importante per perseguire un forte rinnovamento interno del paese non solo per i capoluoghi di provincia ma, soprattutto, per la nuova politica che deve supportare i capoluoghi di provincia.

di Pasquale Preziosa

 

Come dovranno essere le nostre smart cities nel 2030? Solo le smart cities o c’è dell’altro?