Isis, esercito iracheno libera 5 villaggi che erano sotto il controllo dell’autoproclamato Stato Islamico

L’Esercito iracheno ha liberato oggi cinque villaggi nel distretto di Tal Afar, ad ovest di Mosul. Il comandante delle forze speciali irachene, generale Abdul Amir Yarallah, ha reso noto che la 16^ divisione dell’Esercito iracheno ha liberato i villaggi di Al Ashak al
Awal e Al Ashak al Thani, e controlla la direttrice di Al Kasik che conduce al distretto di Al Mahalibiya, circa 30 chilometri a sud-ovest di Tal Afar. Inoltre, le unità dell’esercito hanno preso il controllo dei villaggi di Sheikh Ibrahim, Ain Waha e Hamra Arab, controllando le
colline ad ovest di Mahalibiya. In precedenza, Yarallah ha annunciato che le Unita’ di mobilitazione popolare irachene (Pmu, milizie a maggioranza sciita) hanno liberato oggi insieme a unità dell’esercito un nuovo villaggio a est di Tal Afar. La Nona divisione corazzata dell’esercito e le brigate 2, 11 e 26 delle Pmu hanno liberato il villaggio di Hat al Tanak, ha detto Yarallah. Le Pmu hanno liberato oggi anche il villaggio di Mulla Jassim a nord-ovest di Tal Afar, dove è in corso un’offensiva delle forze di Baghdad per cacciare dalla provincia i militanti dello Stato islamico. I raid condotti ieri dai caccia della coalizione internazionale a guida Usa a Tal Afar hanno ucciso ieri 37 membri del gruppo jihadista, distruggendo quattro depositi di armi. 29 raid hanno ucciso 37 terroristi, distrutto tre postazioni
difensive, quattro depositi, due bulldozer e cinque mortai. Un altro bombardamento a Rawa, nella parte occidentale della regione di Anbar, ha colpito veicoli dello Stato islamico, uccidendo i militanti che si trovavano a bordo. Le forze di sicurezza irachene hanno sfondato ieri le linee di difesa dello Stato islamico  (Is) a Tal Afar, ultimo bastione jihadista a ovest di Mosul, avvicinandosi al centro cittadino. L’Esercito, le forze di polizia, le teste di cuoio dell’antiterrorismo e le milizie sciite irachene partecipano insieme alla vasta offensiva procedendo su almeno otto direttrici. In particolare, secondo un’info-grafica diffusa dalle Forze armate irachene, l’Esercito regolare avanza su tre assi da nord, sud e sud-ovest; la Polizia federale procede verso il centro della citta’ da nord-est; le Unita’ anti-terrorismo (Jihaz Mukafha al Irhab, parte del ministero della Difesa) sono penetrate all’interno di Tal Afar da sud-est; le Unita’ della mobilitazione popolare (Pmu, coalizione di milizie a maggioranza sciita, “Al Hashd Al Sha’abi” in arabo) avanzano su tre direzioni da nord, nord-est e sud-est. Il primo ministro iracheno Haider al Abadi ha annunciato l’inizio dell’offensiva sabato 19 agosto alla televisione pubblica. “Arrendetevi o morite”, ha dichiarato il titolare dell’esecutivo e comandante in capo delle Forze armate. Da settimane l’Esercito iracheno, la polizia federale e le milizie a maggioranza sciita “Al Hashd Al Sha’abi” ammassano truppe nei pressi di Tal Afar, ultima roccaforte dello Stato islamico nell’Iraq settentrionale dopo la caduta di Mosul lo scorso 10 luglio. Le operazioni aeree su Tal Afar contro obiettivi dell’Is sono iniziate lo scorso 15 agosto. Prima dell’annuncio di Abadi, l’aviazione ha gettato dei volantini per avvertire la popolazione civile dell’offensiva imminente. Secondo il generale Yahia Rasool, a Tal Afar sono presenti tra i 1.400 e i 1.600 combattenti, inclusi molti “foreign fighter”. L’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) si e’ messa al lavoro per accogliere i civili iracheni che in migliaia stanno lasciando Tal Afar, nel nord del paese, dove due giorni fa l’esercito ha lanciato un’offensiva contro lo Stato islamico. Lo si legge in un comunicato diffuso dalla stessa agenzia. Negli ultimi quattro giorni circa 1.500 individui sono stati accolti al sito di emergenza Haj Ali, mentre altri 1,700 sono arrivati al sito di Qayara, entrambi a circa 60 chilometri a sud di Mosul. Altre migliaia di persone sono attese tuttavia nei prossimi giorni: si tratta di persone che arrivano spesso in condizioni di malnutrizione, stremate da ore di cammino. Molte le persone ricoverate nell’ospedale da campo gestito dall’Oim a Hammam al Alil, con alcuni dei pazienti costretti a sottoporsi a operazioni chirurgiche. I casi più gravi sono stati trasportati in ambulanza all’ospedale di Qaraya. Qui lo staff medico dell’Oim ha curato finora 160 persone appena arrivati da Tal Afar, in molti casi bambini con problemi di malnutrizione, gastroenteriti e infezioni respiratorie. A Tal Afar, città a maggioranza turcomanna in mano allo Stato islamico dal 2014, si sarebbero rifugiati i militanti islamisti fuggiti da Mosul. La città riveste un forte valore strategico, in quanto situata sulla direttrice occidentale di Mosul, vicino al confine con la Siria. La sua riconquista permetterebbe quindi di tagliare la principale via di rifornimento comunicazione tra Mosul e i territori controllati dal gruppo jihadista in Siria. In questi mesi sono circolate diverse voci sulla presenza del sedicente “califfo” dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, proprio nella zona di Tal Afar, dove lo Stato islamico sfrutta gli stretti legami con parte della popolazione locale. Infatti molti degli alti comandanti militari dell’autoproclamato califfo provengono proprio da Tal Afar che durante il periodo di presenza in Iraq delle forze statunitensi era divenuta la roccaforte del fondatore di al Qaeda nella Penisola arabica e ispiratore. A causa dei frequenti scontri tra sunniti e sciiti avvenuti in questi anni, più volte i rappresentanti istituzionali iracheni hanno assicurato che le Unita’ di mobilitazione popolare (Pmu, coalizione di milizie a maggioranza sciita) non entreranno a Tal Afar, ma rimarranno nelle aree periferiche fornendo solo un ruolo di appoggio ai militari dell’esercito iracheno. L’avanzata delle milizie sciite preoccupa però i turcomanni sunniti che vivono a Tal Afar, soprattutto ora che i paramilitari si troverebbero proprio alle porte della città e da oltre un mese bombardano le postazioni dell’Is presenti nell’abitato. Secondo fonti locali, inoltre, delle milizie sciite impegnate nell’operazione a Tal Afar farebbero parte almeno 3 mila turcomanni sciiti costretti a fuggire dalla città nel 2014 dopo l’occupazione dello Stato islamico.

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