Isis, rivendica attentato di New York su nuova rivista, al Naba

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L’Isis ha rivendicato l’attentato di New York sul settimanale al-Naba, 16 pagine a colori, diffuso questa notte. L’attacco di New York è in prima pagina, ma non come notizia principale. Nel 104° numero l’Isis afferma che “dopo i nostri attacchi gli Stati Uniti hanno aumentato la sicurezza e le norme sugli immigrati: siamo orgogliosi di influenzare la politica statunitense”. Tuttavia leggendo la rivendicazione ufficiale sull’attentato di New York, si scopre che tutte le informazioni sono le medesime presenti sulla rete da giorni. La tanto attesa rivendicazione non aggiunge proprio nulla di nuovo se non la frase “soldato del califfato” all’esecutore materiale della strage. L’Isis dimentica di scrivere (o lo ignora del tutto) il nome di Sayfullo Saipov, il 29enne uzbeko che martedì scorso si è lanciato con un pick up lungo una pista ciclabile a Manhattan, definendolo soltanto “soldato del califfato”. Viene nuovamente citato il martire Abu Abdul Barr al Amriki, il presunto nome arabo di Stephen Paddock, autore della strage di Las Vegas. Questa è la prima volta che i media ufficiali dell’Isis citano l’attacco di Manhattan per una procedura alquanto insolita: tutti gli attentati vengono solitamente rivendicati sull’agenzia Amaq e non su al-Naba.
La rivendicazione pubblicata sul settimanale Al-Naba occupa poco meno di venti righe. La forma metrica è standard, compatibile con le precedenti rivendicazioni che solitamente non richiedono forme di saluto. La parola “crociati” è ripetuta 8 volte, con anomalia della prima lettera scritta in modo differente in diverse parti del testo. Tutte le parole riferite all’Occidente inteso come nemico sono sempre scritte in minuscolo in segno di disprezzo poiché non potrebbero stare sullo stesso piano letterale e simbolico delle altre come Allah, Dio o Jihad. Proprio la parola “Dio” è ripetuta cinque volte. Nella loro retorica le crociate invocano una guerra difensiva dell’Islam contro l’Occidente invasore. Secondo la distorta visione dell’Isis, il mondo è diviso in due parti (il riferimento è al discorso dell’ex Presidente Bush): o si è dalla parte dei crociati o con l’Islam. E’ uno stratagemma culturale nel tentativo di unire tutti i musulmani in una guerra religiosa. La strategia dialettica ha un fine ben preciso: inquadrare il conflitto in un’ottica religiosa e politica. Con il termine “crociati” l’Isis identifica tutti i nemici dell’Islam. L’ossessivo utilizzo della parola nei testi è strutturato per rendere sempre viva nella mente nei lettori il ruolo dell’Occidente come storico invasore e nemico religioso. Poiché non esiste distinzione (il contenitore crociato annovera tutti i nemici), si rendono implicitamente colpevoli anche i civili, rei di supportare e legittimare qualsiasi tipo di conflitto in Medio Oriente. Ecco perché anche i “crociati civili” diventano obiettivi legittimi di una guerra. Nelle nozioni storiche date ai lettori, l’Isis spiega che i crociati sono sempre stati sconfitti nel tempo nonostante i loro diversi tentativi di soggiogare il Medio Oriente. Il termine, quindi, rientra in un preciso messaggio di speranza, lotta e vittoria ciclica. Dichiarando gli occidentali come crociati, l’Isis tenta di legittimare la sua battaglia contro coloro che vogliono conquistare la terra della fede, screditando tutti i loro sforzi bellici. L’Isis si definisce come il ramo puro dell’Islam nella sua forma più vera, la sua autorità si basa sulla religione.

Anche Las Vegas rivendicata su al-Naba

Poche ore dopo la strage di Las Vegas, i canali ufficiali Isis hanno diffuso il 100° numero del settimanale al-Naba con all’interno una sola infografica dedicata alla strage compiuta da Stephen Paddock, ribattezzato con il presunto nome di Abu Abdul Barr al-Amriki. L’infografica su al-Naba non va assolutamente confusa con le prime schede diramate dai sostenitori dell’Isis come ad esempio quelle pubblicate da Khattab Media Foundation e Wafa’ Media Foundation. Al-Naba è un’opera settimanale molto semplice da produrre (diversamente da Rumiyah) che consta di poche pagine.

da Il Giornale