Israele bombarda deposito chimico in Siria, un segnale per Russia e Usa?

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Il bombardamento effettuato ieri dall’aviazione militare israeliana su un impianto chimico nella Siria occidentale è un chiaro segnale inviato da Israele a Russia e Stati Uniti. Lo sostiene il quotidiano israeliano “Haaretz”, che sottolinea come l’intensità dei combattimenti in Siria fosse notevolmente diminuita in seguito all’accordo per il cessate il fuoco raggiunto lo scorso luglio. Con questo attacco Israele dimostra di non dover sottostare agli accordi internazionali e di voler perseguire gli obiettivi sensibili per la propria sicurezza nazionale nonostante le pressioni di Russia e Stati Uniti. Mosca e Washington infatti non avevano tenuto conto tenuto conto delle proteste israeliane relative all’accordo di cessate il fuoco, consentendo comunque all’Iran e alle milizie alleate di permanere nella zona del Golan siriano.

Ieri, 7 settembre, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha dichiarato che lo Stato ebraico non sta cercando di intervenire nel conflitto siriano, ma l’aviazione continuerà a colpire gli obiettivi militari del movimento sciita Hezbollah sostenuti dall’Iran. Tali dichiarazioni sono giunte in seguito al raid contro un deposito di armi chimiche avvenuto nella notte di ieri, 7 settembre, in Siria e di cui Damasco ha accusato Gerusalemme. “Non stiamo cercando avventure, e non vogliamo essere trascinati in un conflitto “, ha affermato Lieberman all’emittente radiofonica “Radius 100 Fm”. “Siamo pronti e determinati a difenderci e garantire la sicurezza dei cittadini israeliani. Faremo tutto quello che serve per impedire un corridoio sciita dall’Iran a Damasco.

Le dichiarazioni di Lieberman giungono dopo che nella notte di ieri, 7 settembre, i caccia israeliani hanno colpito una fabbrica dove presumibilmente vengono costruite armi in Siria. Damasco ha messo in guardia dalle “pericolose ripercussioni di un atto ostile del genere per la sicurezza e la stabilità della regione. Rappresentanti dell’opposizione siriana riferiscono che sarebbero stati quattro i caccia israeliani che nella notte hanno bombardato il sito. L’Osservatorio per i diritti umani siriano ha riferito che un deposito di armi vicino al centro che è stato colpito è stato usato per il lancio di razzi terra-terra da combattenti iraniani e di Hezbollah. Le forze dell’opposizione siriana hanno detto che l’obiettivo dei raid è stata una fabbrica di armi che produce armi per il governo siriano ed Hezbollah.

I caccia israeliani hanno colpito un deposito di armi chimiche nella provincia di Hama, in Siria, durante la notte del 7 settembre, secondo quanto riferiscono i media israeliani citando fonti di Damasco e Beirut. Le forze armate di Gerusalemme non hanno commentato la notizia. L’esercito siriano ha confermato che dei caccia israeliani hanno bombardato una base militare nei pressi di Masyaf, nella parte occidentale della provincia di Hama, uccidendo due militari e provocando danni alla struttura. Ad essere colpito sarebbe stato il Centro per la ricerca e gli studi scientifici nei pressi di Masyaf, a nord di Hama, considerato dagli ufficiali occidentali un istituto legato alla produzione di armi chimiche. Secondo l’esercito di Damasco, il raid sarebbe un “tentativo disperato di sollevare il morale dello Stato islamico dopo le schiaccianti vittorie dell’esercito siriano”. Fonti non confermate libanesi riferiscono che i raid avrebbero colpito dei convogli, presumibilmente contenenti armi, destinati al movimento sciita Hezbollah. Lo scorso 17 agosto l’ex capo di Stato maggiore dell’aeronautica israeliana, il generale Amir Eshel, ha affermato che Israele ha colpito almeno un centinaio di volte negli ultimi cinque anni convogli di armi destinate al movimento sciita libanese Hezbollah. Secondo quanto riferisce il quotidiano “Times of Israel”, le dichiarazioni di Eshel svelano per la prima volta il numero di raid aerei condotti, sui quali in passato non vi è stata nè una smentita, nè un’ammissione. Lo Stato ebraico è rimasto fuori dal conflitto che da sei anni imperversa nella vicina Siria, ma ha ripetutamente affermato che avrebbe impedito l’acquisizione di armi avanzata da parte di Hezbollah. Soltanto nell’aprile del 2016 il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva ammesso per la prima volta che l’aviazione aveva attaccato decine di convogli di armi in Siria destinate ad Hezbollah. Dopo la Seconda guerra del Libano del 2006, combattuta per 33 giorni da Israele ed Hezbollah, il movimento sciita ha ricostituito il proprio arsenale missilistico. Secondo fonti israeliane, Hezbollah disporrebbe di circa 100000 mila razzi a corto raggio. Inoltre, il movimento sciita ha modificato la propria organizzazione, abbandonando lo stile di combattimento da guerriglia. Adesso Hezbollah è organizzato in battaglioni e brigate, e circa 40000 dei propri combattenti hanno migliorato le loro capacita’ operative nel corso delle operazioni in Siria al fianco delle truppe governative del presidente Bashar al Assad. Sulla questione dell’incremento dell’arsenale missilistico di Hezbollah lo scorso primo settembre è intervenuto anche il premier libanese Saad Hariri. Israele sa che in Libano non vi è alcuna fabbrica per la produzione di missili, ha dichiarato Hariri nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano francese “Le Monde”, in riferimento alle affermazioni fatte
lo scorso 28 agosto dall’omologo israeliano Benjamin Netanyahu. “L’Iran vuole costruire siti per la produzione missilistica in Siria ed in Libano ed utilizzare queste armi contro Israele: l’Onu non dovrebbe accettarlo”, ha affermato Netanyahu durante l’incontro con il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Gli israeliani “dicono che Hezbollah controlla il Libano, ma non è vero” – ha precisato Hariri. Hezbollah esiste, è al governo, ha un sostegno nel paese, ma questo non vuol dire che tutto il Libano sia controllato da Hezbollah”.

Lo scorso 28 agosto, il capo del governo israeliano ha accusato l’Iran di voler trasformare la Siria in “una base militare di appoggio nel suo obiettivo dichiarato di sradicare Israele è per questo scopo sta costruendo siti di produzione di missili di precisione in Siria e in Libano. Netanyahu ha aggiunto che “questa è una cosa che Israele non può accettare. Questo è qualcosa che l’Onu non dovrebbe accettare. Nel corso del suo intervento, Netanyahu ha dichiarato davanti a Guterres che la missione delle Nazioni Unite Unifil (United Nations interim force in Lebanon) ha “fallito miseramente” nel suo mandato di prevenire l’incremento dell’arsenale militare del movimento sciita di Hezbollah. “Unifil non ha mai riportato neanche uno delle decine di migliaia di casi di traffico di armi in Libano destinati ad Hezbollah, contrariamente a quanto previsto dalla risoluzione 1701. Da parte sua, Guterres ha dichiarato che “farà di tutto per garantire che Unifil adempia al proprio mandato”. Il segretario generale dell’Onu comprende i timori legati alla sicurezza di Israele e che “l’idea, l’intenzione o la volontà di distruggere lo Stato di Israele è qualcosa di totalmente inaccettabile dal mio punto di vista”. La visita di Guterres in Medio Oriente è avvenuta alla vigilia del rinnovo del mandato della missione Unifil.

 

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