Prossime elezioni politiche, occhio! L’orso russo e il dragone cinese sono in agguato

Views

Nell’era “ibrida”, dove come abbiamo visto nell’articolo dedicato, l’uomo non può più fare a meno della tecnologia e la tecnologia dell’uomo, molti sono i riflessi di questo nuova co-esistenza sociale. Come abbiamo scritto, oramai, le armi convenzionali sono uno dei deterrenti ma l’arma per eccellenza per i nuovi conflitti, già in atto nel mondo “immateriale”, è la conoscenza tecnologica e la capacità di utilizzarla a vantaggio del proprio Paese. Una capacità che non si acquista “one shoot”, la si acquisisce nel tempo mediante ingenti investimenti, tantissima formazione e soprattutto reclutamento di “personaggi” esperti nella navigazione legale e illegale, quella non controllabile e non tracciabile, del “deep web”. Come può uno Stato utilizzare la tecnologia  per trarne vantaggi? E’ sotto gli occhi di tutti l’azione di Paesi “forti” quali la Russia e la Cina nel cercare di manipolare le informazioni con la disinformazione mirata per favorire, oppure sfavorire un presunto politico straniero non in linea con la propria policy internazionale. Le recenti campagne elettorali di Stati Uniti e altri paesi europei, sono state un’emblematica dimostrazione. I media, il più delle volte inconsapevolmente, hanno agevolato l’azione malevola, per il solo scopo di fare lo “scoop”. Si innesca un meccanismo perverso e fuorviante per l’ignaro cittadino elettore. Vediamo allora i prossimi appuntamenti elettorali e alcune analisi fatte sulle vicende pre-elettorali in Usa e Francia.

Il 24 settembre in Germania ci saranno le elezioni federali, quelle per eleggere i nuovi membri del Parlamento tedesco, incaricato di scegliere e dare la fiducia al Cancelliere, il capo del governo. Una delle preoccupazioni, condivise da molti politici tedeschi, è la probabile interferenza russa nelle operazioni di voto, così come è già successo durante le elezioni presidenziali statunitensi dello scorso novembre e in quelle francesi. I precedenti eventi russo tedeschi sono noti.

Ricordiamo l’ex cancelliere Gerhard Schoeder che fu assunto dalla società russa RONEFT tra mille polemiche, con alcuni attivisti tedeschi che sostenevano che portasse avanti la politica di Putin, oltre agli eventi legati alle cellule malavitose tedesche che avevano investito soldi liquidi in GAZPROM.

Alcune istituzioni tedesche hanno già subìto diversi attacchi informatici negli ultimi due anni: nel 2015, per esempio, fu attaccato il Parlamento e furono sottratti 16 gigabyte di mail e altri file a 16 persone, tra cui probabilmente anche l’attuale cancelliere Angela Merkel. Gli attacchi si sono ripetuti e questa volta gli hacker hanno diretto le loro attenzioni  contro alcuni centri studi legati al partito della  Merkel. Il timore è che questi hacker, che secondo i tedeschi sono di nazionalità russa, possano usare le informazioni sottratte, in vista delle prossime elezioni per cercare di indebolire la candidatura della Merkel e dei suoi alleati, favorendo invece quella di altre forze politiche meno ostili alla Russia. Di queste preoccupazioni e di come potrebbero reagire i giornali tedeschi di fronte alla pubblicazione di materiale rubato si è occupato ampiamente il giornalista del New York Times Gutenberg, dopo avere parlato con direttori e giornalisti di alcuni importanti quotidiani  tedeschi.

La questione centrale trattata da Gutenberg è come i giornali tedeschi reagirebbero in caso di diffusione di materiale sottratto illegalmente a esponenti del governo o delle istituzioni tedesche. Di un tema simile si era discusso molto anche negli Stati Uniti nei mesi precedenti le elezioni presidenziali di novembre 2016: per esempio il giornalista di Vox  Zack Beuchamp così in un suo articolo “La Russia ha usato la stampa americana come un’arma”, nel quale sosteneva che la decisione di molti giornali americani di occuparsi con grande enfasi di materiali non sempre significativi – non c’era niente di illegale nelle email di Clinton e del Partito Democratico – e ripubblicarli, nonostante fossero stati rubati e poi diffusi da Wikileaks, avesse trasformato di fatto la stessa stampa in uno strumento in mano ai russi.

È una questione delicata, perché nello scegliere cosa pubblicare i redattori  hanno il dovere di bilanciare il peso dell’informazione nel rimanere comunque indipendenti, facendosi guidare dalle notizie e non dalle attenzioni che si ottengono facilmente con toni e titoli sensazionalistici, senza diventare uno strumento d’influenza di qualche stato straniero o forza politica.

Klaus Brinkbäumer, direttore dello Spiegel, ha detto di condividere la posizione di chi dice che la stampa americana sia stata usata dai russi come un’arma: «Non direi che i media americani abbiano fallito, ma sono d’accordo quando qualcuno dice che sono stati fatti diventare un’arma, e poi sono stati usati. È triste da dire. Non sono sicuro che tutti i giornalisti che hanno usato quel materiale abbiano capito cosa ci fosse davvero dietro». Brinkbäumer ha aggiunto che il suo giornale non scrive informazioni che non siano state verificate in maniera indipendente: «Il nostro obiettivo non è essere il più veloce possibile, ma il più onesti possibile; questo significa che non faremo le cose di corsa». Julian Röpcke, caporedattore della politica del tabloid Bild, ha spiegato che, se dovesse essere diffuso materiale rilevante ma sottratto illegalmente, il suo giornale segnalerà quei contenuti di modo che siano immediatamente riconoscibili per il lettore: «Ogni paragrafo nel quale verranno inserite informazioni sottratte verrà segnalato in rosso. Così avremo paragrafi rossi e neri e sotto scriveremo qualcosa tipo, “Le informazioni in rosso sono state sottratte con l’obiettivo di manipolare la tua opinione su questa persona”». Röpcke ha aggiunto che non vuole giudicare il lavoro dei suoi colleghi americani, perché probabilmente anche il suo giornale avrebbe fatto gli stessi errori, in quella situazione.

Nel caso delle email appartenenti al Partito Democratico statunitense, sottratte da hacker russi e diffuse da Wikileaks, la decisione sul pubblicarle o meno è stata molto dibattuta. Il contenuto di alcune di quelle email era giornalisticamente rilevante, come dimostrarono poi le dimissioni di Debbie Wassermann Schultz, che allora era alla guida del Partito Democratico statunitense e dopo la pubblicazione delle mail lasciò il suo incarico: le email mostravano come il partito preferisse la candidatura di Hillary Clinton a quella di Bernie Sanders nelle primarie. D’altra parte, scrive Gutenberg, lo scandalo ha alimentato se stesso, spingendo alcuni giornali a concentrarsi anche su dettagli decisamente meno importanti per avere più traffico online o vendere più copie, contribuendo a rinforzare i sospetti di chi pensava che Clinton avesse “qualcosa da nascondere”.

E in Italia l’allerta è alta. La Russia, secondo  il governo ucraino filo europeo e quindi parziale nei suoi giudizi – manipolerà anche le elezioni politiche in Italia. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin, intervenuto a un Forum organizzato dall’Ansa in collaborazione con il Centro Studi Internazionali di Roma.

“La Russia potrebbe certamente essere dietro l’attacco hacker e sta cercando di attaccare la democrazia in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti. In futuro cercherà di manipolare le elezioni anche in Italia perché l’Italia è molto importante per la Russia, per l’economia e l’export”.

Il ministro ha citato il recente attacco informatico di un gruppo di hacker contro l’Ucraina, sottolineando che “non è il primo”. “La Russia ci aveva già provato” e “ci  proverà in futuro con hacker o fake news”.

“Non so in che modo lo farà”, forse “manipolando le informazioni online”, ha aggiunto il capo della diplomazia ucraina, sottolineando inoltre che “la Russia farà tutto quello che è nelle sue possibilità per indebolire l’Unione europea“.

Sebbene sia credibile che il presidente della Russia Vladimir Putin abbia interesse a vedere la fine dell’esperienza di un’Europa unita, Klimkin non ha tuttavia addotto delle prove a supporto della sua tesi.

Allora non resta altro che suggerire alle redazioni dei giornali italiani di evidenziare in Rosso, le notizie ricevute in maniera “non convenzionale” e non opportunamente verificabili, proprio come farà il giornale tedesco dianzi citato.

di Pasquale Preziosa

 

Prossime elezioni politiche, occhio! L’orso russo e il dragone cinese sono in agguato