Russia ricorda la strage della scuola di 13 anni fa

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Iniziata oggi a Beslan, in Ossezia del nord, la commemorazione del 13° anniversario di uno dei peggiori attentati avvenuti in Russia: quello nella scuola N°1, dove il 1°settembre 2004, nel giorno di apertura dell’anno scolastico, un commando di terroristi ceceni ha sequestrato alunni, genitori e insegnanti per tre giorni, prima del blitz delle teste di cuoio in cui sono morte 334 persone, di cui 186 bambini. Le persone rimaste invalide sono 126, tra cui 70 bambini. Secondo dati della polizia, citati da Interfax, questa mattina nella scuola si sono raccolte circa 2.000 persone, ex ostaggi, parenti e amici delle vittime. Molti dei genitori dei bambini uccisi rifiutano acqua e cibo in questi tre giorni. La mattina del 1° settembre 2004, un gruppo di terroristi ceceni fece irruzione nella scuola N° 1 di Beslan. Nell’edificio erano presenti oltre 1.128 persone. I sequestratori hanno negato i soccorsi e l’autorizzazione a introdurre nella scuola acqua e cibo per gli ostaggi, ammassati tutti nella palestra oggi tappezzata di ritratti dei defunti e peluche. Il giorno seguente, i sequestratori hanno fatto esplodere due granate, a 10 minuti di distanza l’una dall’altra, per tenere lontana la polizia. Il 3 settembre i terroristi hanno acconsentito a far entrare quattro medici nell’edificio. All’improvviso però si avvertirono due esplosioni, probabilmente provocate dallo scoppio di due ordigni. Alcune decine di ostaggi riuscirono a fuggire. I terroristi hanno iniziato a sparare e le teste di cuoio decisero l’irruzione. Il commando degli assalitori fu annientato, dopo ore di scontri a fuoco: era composto da 32 terroristi, 31 dei quali – secondo fonti ufficiali – rimasti uccisi. Testimoni oculari parlarono pero’ di forse 70 assalitori. L’unico sopravvissuto, Nur-Pashi Kulayev, è stato processato e condannato all’ergastolo. La responsabilità dell’attentato è stata rivendicata dall’ex leader dei militanti ceceni Shamil Basaev, secondo l’Fsb ucciso nel 2006 in Inguscezia. La ricorrenza della strage è ogni anno occasione per riaccendere l’attenzione sulle responsabilità delle autorità russe nella vicenda; secondo molti genitori e parenti, Mosca poteva evitare una tale quantità di morti. Ad aprile scorso, la Corte europea per i diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato la Russia a versare 3 milioni di euro ai 409 superstiti e ai familiari delle vittime, che avevano fatto ricorso a Strasburgo, per “gravi errori” nella gestione della crisi. In particolare le autorità russe, secondo i giudici, non hanno adottato le opportune misure per prevenire la cattura degli ostaggi nella scuola e hanno, inoltre, fatto un utilizzo sproporzionato della forza nel blitz. Il Cremlino ha respinto ogni accusa, definendo il verdetto “inaccettabile” e ha fatto appello. Per i parenti delle vittime come Ella Kesaeva, a capo dell’associazione ‘Golos Beslana’ (la voce di Beslan) – che riunisce diverse mamme, ostaggio in quei tragici giorni – la leadership russa, compreso l’allora presidente Vladimir Putin, ha mal gestito la crisi alla scuola e ignorato le informazioni dell’intelligence, secondo cui si stava preparando un sequestro di massa. Alla luce di questo, sembra destinata a suscitare polemiche la decisione, annunciata oggi dal comune di Mosca, di intitolare una via della capitale al colonnello Dmitri Razumovsky, morto durante le operazioni per la liberazione degli ostaggi. Tra le vittime della strage compaiono infatti anche 10 uomini dei servizi segreti russi, 15 poliziotti e due collaboratori del ministero delle Emergenze.

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