Scandalo P.zza indipendenza, cassiere eritreo con 13000 euro in contanti. Sotto accusa il poliziotto per una frase, quando c’è ben altro sotto. Col. CC Paterno’, parere sulla frase del poliziotto

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In Italia,  in questi giorni si vive un’altra situazione incredibile. Si scopre, o meglio, si sta indagando su un probabile “racket” che gestisce gli immobili occupati e tutti si girano dall’altra parte. Fa più notizia la frase di un servitore dello Stato, che durante un’attività operativa, in emergenza ha profferito ai suoi uomini. Il dirigente di polizia quel giorno era fuori dal servizio, ma quando ha sentito che i colleghi erano in difficoltà durante le operazioni di sgombero in Piazza Indipendenza a Roma, non ha resistito al dovere, allo spirito di corpo, al senso dello Stato, delle Istituzioni. Si stava recando a casa, ha fatto marcia indietro ed è prontamente intervenuto, come ogni buon poliziotto, carabiniere e uomo, donna in uniforme fanno regolarmente. Quando si entra nelle scuole di formazione, nelle accademie, si presta giuramento alla Repubblica e alle istituzioni fino all’estremo  sacrificio. Ebbene, quel giuramento ti entra nel DNA e non esce più fino all’ultimo respiro. Questo ha fatto quel poliziotto quel giorno. E’ intervenuto, senza pensarci due volte. Di fronte al lancio di bombole di gas, bottiglie e sanpietrini e di fronte alla possibilità che la “guerriglia urbana” si spostasse verso la Stazione Termini, perchè così stava avvenendo, il dirigente per far capire ai suoi uomini che non si poteva consentire di far arrivare oggetti contundenti pericolosi sui turisti, passanti e tanti ragazzi e bambini che transitavano in quell’area, ha utilizzato una frase forte, una frase “forse anche giusta” per far capire, in maniera perentoria ed incisiva, che era necessario anche con la forza,  far smettere il lancio pericoloso di quegli oggetti.

Le indagini stanno continuando sul racket e  stanno portando alla luce fatti sconcertanti,, sotto gli occhi di tutti, che preferiscono, a quanto pare, tenere  la testa sotto la sabbia. Gli inquirenti hanno trovato ricevute di pernottamento, badge di soggiorno e una vera e propria reception che gestiva le prenotazioni. Un metodo che sarebbe utilizzato in tutti gli immobili occupati della città. Un eritreo aveva 13000 euro in contanti. Si tratterebbe della somma proveniente dai proventi del pizzo spacciato per “quota condominiale”. Gli occupanti irregolari pagavano una somma irrisoria, 20 euro al mese, però dovevano sottostare ai  leader dei movimenti per la casa. Gli “inquilini”, però, dovevano fiancheggiare il movimento, partecipare ai picchetti, fare resistenza alla polizia , opporsi agli sgomberi ed evitare accordi pacifici

Quanto detto emerge dall’indagine del pm Tiziana Cugini che ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione. Secondo gli inquirenti, i movimenti per la casa si insedierebbero nei palazzi, poi gestirebbero affitti paralleli.

Torniamo al nostro poliziotto, indagato e forse trasferito ad altra sede. “Incredibile”.

A tal proposito è davvero interessante quanto ha scritto il Colonnello dei Carabinieri Paterno’ Salvino, oggi in congedo per limiti d’età, sui fatti di Piazza Indipendenza, con riferimento alla nota frase del funzionario PS, sia sul piano giuridico sia per l’aspetto sostanziale:

Evito di interloquire sulle cause e sulle modalità adottate dalle autorità capitoline nel corso della guerriglia urbana scoppiata durante lo sgombero di un palazzo e di una piazza abusivamente occupata da immigrati. Finché saranno considerati “buoni” coloro che agevolano l’ingresso indiscriminato di masse di immigrati nel nostro paese, ben consci che finiranno in mezzo ad una strada e vivranno una vita di stenti, non c’è spazio per alcun ragionamento.
Voglio invece concentrarmi su quello che oggi pare essere l’unico scandalo di tutta l’assurda vicenda: la frase del “becero” funzionario di polizia “se tirano qualcosa spaccategli un braccio!”.
Io ora scandalizzerò ulteriormente le anime belle che si stracciano le vesti chiedendo la lapidazione del poliziotto, affermando perentoriamente che quell’ordine, seppur espresso in una forma “impropria”, ERA LEGITTIMO! E tenterò di spiegare perché:
In base alla legge che consente alle forze dell’ordine (e al cittadino) di ricorrere alla violenza, con armi o con altri strumenti di coercizione (articoli 52 e 53 del codice penale), occorrono tre condizioni:

INEVITABILITA’, e cioè l’obbligo di invitare l’aggressore alla desistenza prima di colpirlo (ovviamente se c’è il tempo di farlo);

ATTUALITA’ DEL PERICOLO: e cioè la possibilità di colpirlo solo nel momento in cui l’aggressore sta mettendo in pericolo l’incolumità di chi si difende o di altre persone (non può essere colpito quando, pur dopo aver commesso una strage, sta fuggendo);

PROPORZIONALITA’: chi si difende deve procurare all’aggressore la stessa lesione che lui avrebbe procurato alla vittima se non si fosse difesa.

Ebbene, alla luce di quanto disposto dal legislatore, l’ordine del funzionario sarebbe stato censurabile se costui avesse detto: “appena li vedete, spaccategli un braccio!”. In tal modo avrebbe invitato i celerini a colpire una persona in assenza dei requisiti di Inevitabilità e Attualità del pericolo. Ugualmente illegittimo sarebbe stato l’ordine seguente: “se tirano qualcosa, sparategli in testa!”.

Tale disposizione avrebbe violato il principio della Proporzionalità. Ma è del tutto lecito ordinare di colpire qualcuno nel momento in cui sta portando in essere l’aggressione, e ancor più lecito è specificare di procurargli una lesione pari a quella che il poliziotto avrebbe subito prendendosi in faccia una pietra, una bottiglia…e addirittura una bombola di gas.

Cosa rimane allora? Resta solo la frase “colorita” lanciata nel corso delle fasi concitate di una guerriglia. Cosa gli volete contestare ? Di aver violato il “bon ton” del guerriero o il galateo battagliero?

PS: Lo confesso, se avessero dovuto inquisirmi tutte le volte che ho detto “spacchiamogli il c…o!” prima di effettuare un’irruzione in un covo di malviventi, mi avrebbero congedato mille volte”.

La spiegazione del Colonnello Paternò, non fa una piega e dovrebbe essere letta e valutata da chi in queste ore sta “crocifiggendo” il poliziotto e che sta pensando di trasferirlo perchè ha fatto il suo dovere. Non dimentichiamo che il dirigente di Polizia aveva alle dipendenza uomini, dei quali ne era responsabile, ed era responsabile anche dell’incolumità di tantissime persone che transitavano in quella zona, ignare del pericolo e della manifestazione violenta in atto.

Naturalmente è doveroso attendere gli esiti delle indagini della magistratura e degli inquirenti in entrambi le vicende. Nel frattempo le valutazioni sono emerse dai fatti noti che protenderebbero nella difesa dell’operatore di Polizia.

di Massimiliano D’Elia