Erdogan alza la posta: “No a Svezia e Finlandia nella Nato”. Stoltenberg pronto a mediare

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(di Massimiliano D’Elia) Il premier svedese Magdalena Andersson ha annunciato che il Paese chiederà di entrare nella Nato nello stesso momento in cui la Finlandia formalizzerà gli atti di adesione, probabilmente domenica prossima.

La Andersson ha precisato che si tratta di “un cambiamento storico nella nostra politica di sicurezza, entriamo in una nuova era: il governo ha deciso di informare il Patto atlantico che il nostro Paese vuole essere accettato come suo membro“.

L’Europa, la Svezia e il suo popolo ha rimarcato Andersson “vivono adesso in una realtà nuova e pericolosa”.

A dare la svolta interna è stato il partito socialdemocratico che domenica scorsa in Parlamento ha dato il via libera alla richiesta di adesione all’Alleanza. L’impronta del partito di sinistra di Stoccolma si evince nelle dichiarazioni del premier: “se accolta nel Patto atlantico, la Svezia non accetterà né armi nucleari, né basi militari dell’Alleanza sul suo territorio, rivendicando per sé lo stesso modello della Norvegia”. Tale posizione è, tra l’altro, in linea con il timore di Putin: non avere Svezia e Finlandia militarizzate dalla Nato con nuove basi e soprattutto nuove e pericolose postazioni missilistiche.

La Andersson ha auspicato un processo di adesione veloce che, come noto necessità, dell’approvazione da parte di tutti i Paesi membri. Al riguardo già il segretario generale della Nato Jean Stoltenberg, in occasione della proposta finlandese aveva parlato di processi decisionali molto veloci.

Il timore di Stoccolma è dovuto dalla probabile escalation della guerra che potrebbe indurre Putin ad allargare il conflitto nei Paesi scandinavi, ad oggi non ancora posti sotto l’ombrello protettivo della Nato, e non in grado di godere della mutua partecipazione difensiva stabilita dall’articolo 5 del Patto.

Stoccolma nel frattempo ha già incassato il sostegno in caso di attacco russo da parte di Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Un sostegno senza nessuna garanzia legale di aiuto militare.

Anche Danimarca, Norvegia e Islanda, in un comunicato congiunto hanno offerto il loro aiuto: “Se la Svezia o la Finlandia dovessero essere vittime di un’aggressione sul loro territorio prima di diventare membri della Nato, li assisteremmo con tutti i mezzi necessari“.

Solo un Paese Nato potrebbe far saltare il “banco”. La Turchia si è messa di traverso accusando i due Paesi nordici di ospitare organizzazioni curde, come il Pkk e l’Ypg che Ankara considera organizzazioni terroristiche.

Tuttavia al vertice dei ministri degli Esteri Nato, il ministro degli esteri turco Cavusoglu ha fatto capire che non si impedirà l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. A sparigliare di nuovo le carte ci ha pensato ieri il presidente Erdogan che ha “urlato” il suo secco NO alla richiesta di adesione alla Nato dei Paesi scandinavi, definendo Svezia e Finlandia “incubatori di terrorismo”.

A risolvere l’impasse potrebbe accorrere Jean Stoltenberg, pronto a mediare tra le richieste storiche della Turchia, compreso l’embargo delle armi, e la nuova esigenza di avere Finlandia e Svezia al fianco Nord dell’Alleanza, costituendo così nel Mar Baltico, come ha detto il dott. Giuseppe Paccione, il mare della Nato.

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