Interesse geostrategico per il Tap per non dipendere dal gas russo

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La proprietà del Tap (Trans Adriatic Pipeline) è suddivisa tra gli italiani di Snam, gli inglesi di British Petroleum, gli azeri, i belgi di Fluxys, gli spagnoli di Enagas fino agli svizzeri di Axpo.

Al centro delle contestazioni italiane dell’area pugliese l’impatto ambientale del gasdotto sulla spiaggia di San foca e Marina di Melendugno che secondo il fronte del “no Tap” rovinerebbe l’habitat naturale, il paesaggio, l’attrattività turistica e le colture agricole della zona. Il progetto del gasdotto, dichiarato legittimo sul piano tecnico e delle procedure autorizzative dall’attuale ministro dell’Ambiente Costa, prevede, invece, il passaggio al di sotto della costa salentina attraverso un microtunnel di circa 45 km mentre una condotta interrata, lunga altri 8,2 km, permetterà di bypassare l’area balneare.

In Italia è stato finora realizzato il pozzo dispinta mentre è slittato più volte l’avvio dei lavori del microtunnel nonostante nel 2017 la Corte costituzionale aveva giudicato inammissibile il conflitto sollevato dalla Regione Puglia contro lo Stato per l’autorizzazione del gasdotto.

A livello geopolitico c’è molto interesse alla realizzazione, gli Stati Uniti, ad esempio, hanno sempre sostenuto la necessità di realizzare il gasdotto perché permetterebbe loro di aumentare le esportazioni di gas liquido in Europa. Porterà il gas naturale dai giacimenti del mar Caspio, in Azerbaijan, all’Italia passando per Grecia e Albania. E’ uno dei 248 progetti di interesse comunitario che farà affluire in Europa fino a 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno. I capitali, quasi interamente privati con in aggiunta i prestiti concessi dalle maggiori istituzioni finanziarie europee, dalla Banca degli investimenti (Bei) alla Banca per lo sviluppo (Bers).

Tuttavia continua  in Puglia, la rivolta degli attivisti No Tap – in gran parte elettori M5S – contro il via libera definitivo del Governo alla costruzione del gasdotto per portare in provincia di Lecce il gas naturale del Mar Caspio. Dopo una prima mobilitazione sui social si è passati oggi a una manifestazione di protesta di cittadini, associazioni, e comitati locali del Salento davanti alla Torre della marina di Melendugno, luogo simbolo delle battaglie dei No Tap. Alcuni attivisti, con i cartelli “Questa terra non è in vendita” e “M5s dimettetevi” hanno bruciato le proprie tessere elettorali e una serie di manifesti con il simbolo del Movimento pentastellato e i volti dei parlamentari del M5S eletti in Salento, tra cui il ministro per il Sud, Barbara Lezzi.

La distruzione delle tessere elettorali, hanno spiegato i manifestanti, è un modo per evidenziare il tradimento di quanti, in campagna elettorale, promisero che il gasdotto Tap sarebbe stato bloccato in due settimane, mentre ora il governo Conte ha avallato la costruzione dell’opera. Secondo i dati forniti dalle forze dell’ordine alla manifestazione avrebbero partecipato circa 300 persone, 500 secondo gli organizzatori. Il portavoce dei No Tap, Gianluca Maggiore ha lanciato un appello ai mille diportisti che hanno le imbarcazioni ormeggiate nel porto della marina di Santa Foca a «sostenere la lotta del movimento contro la realizzazione del gasdotto».

 

 

Interesse geostrategico per il Tap per non dipendere dal gas russo

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