Arriva la “blockchain in Italia”

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Al via al Mise i tavoli tecnici per trattare la questione dei registri distribuiti nazionali  e blockchain.

E’ l’Agid, tuttavia, che dovrà  dare l’ultimo sigillo. Cinque le questioni da dirimere: validità giuridica dei documenti,  tutela dei dati e delle identità digitali. Nel frattempo è stato istituito un fondo per lo sviluppo della “catena dei blocchi”,con la legge di Bilancio 2019. II decreto riporta all’articolo 8-ter una definizione delle tecnologie basate su registri distribuiti, precisando che la memorizzazione di un documento informatico via Dit (distributed ledger technology) produce gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica, ex articolo 41 del Regolamento Ue 910/2014. Si rimanda quindi a una validazione “semplice”, perché quella “qualificata” – con maggiore rilevanza probatoria – richiede invece una serie di requisiti (ex articolo 42) tra cui l’intervento di un «prestatore di servizi qualificato».

L’Agid  entro metà maggio dovrà, quindi,  stabilire le norme tecniche sulla validazione temporale e non dovrà trascurare che il timestamp – marca temporale –  richiede un formato standard come l’OpenTimestamps.

La blockchain (letteralmente “catena di blocchi“) è una struttura dati condivisa e immutabile. È definita come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in “pagine” (dette blocchi), concatenate in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso di primitive crittografiche. Sebbene la sua dimensione sia destinata a crescere nel tempo, è immutabile in quanto, di norma, il suo contenuto una volta scritto non è più né modificabile né eliminabile, a meno di non invalidare l’intera struttura.

La blockchain è dunque assimilabile a un database distribuito, gestito da una rete di nodi, ognuno dei quali ne possiede una copia privata. Non è richiesto che i nodi coinvolti conoscano l’identità reciproca o si fidino l’un l’altro. Difatti, per garantire la coerenza tra le varie copie, l’aggiunta di nuovo blocco è globalmente regolata da un protocollo condiviso. Una volta autorizzata l’aggiunta del nuovo blocco, ogni nodo aggiorna la propria copia privata: la natura stessa della struttura dati garantisce l’assenza di una sua manipolazione futura.

Grazie a tali caratteristiche, la blockchain è considerata paragonabile alle banche dati e ai registri gestiti in maniera centralizzata da autorità riconosciute e regolamentate (pubbliche amministrazioni, banche, assicurazioni, intermediari di pagamento, ecc.), e ne rappresenta pertanto un’alternativa in termini di sicurezza, affidabilità e costi.

 

Arriva la “blockchain in Italia”

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