Haftar, ombre sulla conferenza di Palermo

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Sul sito al Wasat Ali al Saidi, deputato libico vicino al generale Kalifa Haftar, ha detto che l’incontro di Palermo del prossimo 12 e 13 novembre non risolverà nulla, perchè non risolvere nulla è uno degli obiettivi italiani, che come è noto è in continua divergenza con la Francia sul “dossier Libia”.

Per questo motivo, al Saidi sostiene che Saleh e Haftar non andranno alla conferenza siciliana.

La dichiarazione desta non poche preoccupazioni nel governo italiano poichè al Saidi è uno dei maggiori rappresentanti di una zona del Fezzan (area importante per il controllo del traffico e transito dei migranti).

La Stampa scrive che nonostante il sostegno dell’Europa incassato dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, al momento l’Italia registra un deficit di preparazione e problemi nella gestione e nel coordinamento. Non vi sono ad ora contenuti politici e si punta a individuare contenuti tecnici per fissare un obiettivo da raggiungere nel corso dei lavori.

Il numero due della Farnesina Emanuela Del Re è stata ieri a Tripoli dopo la tappa di Bengasi. Un compito molto difficile visti i tempi ristretti e la confusione che regna al momento.

Anche l’Onu a questo punto si è dimostrata titubante sull’esito della conferenza. Gli Stati Uniti, tuttavia, vogliono a tutti i costi che ci siano risultati alla conferenza di Palermo. I russi hanno affidato la guida della delegazione a Mikhail Bogdanov, il vice di Sergei Lavrov (attendono il livello di partecipazione americano).

Da parte della Libia inizia ad esserci una palpabile diffidenza poichè il governo italiano non ha ancora fatto visionare l’agenda dei lavori e l’elenco dei partecipanti.

Per questo motivo il Governo di accordo nazionale libico, probabilmente chiederà all’Italia di rinviare la conferenza di almeno un mese.

Altro motivo, alla base delle incertezze, forse quello principale è che nella delegazione ci sarebbe Hafed Gaddur, ambasciatore di punta di Gheddafi, da poco nominato a Bruxelles. Gaddur, in quanto vecchia conoscenza dei servizi di informazione italiani, si è proposto a Fayez al Sarraj come un interlocutore indispensabile, creando irritazione da parte degli altri delegati.

Insomma la conferenza del 12 e 13 novembre a Palermo, annunciata come un successo italiano in politica estera, nei fatti potrebbe concretizzarsi con un imbarazzante insuccesso.

Haftar, ombre sulla conferenza di Palermo

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