I tagli alla difesa del ministro Elisabetta Trenta. Pentagono italiano rimane il sogno della Pinotti

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Super tagli sono quelli che il ministro Elisabetta Trenta sta attuando al bilancio della difesa, ovvero alle casse dello Stato. Serve recuperare il denaro a tutti i costi ed applicare tagli ad un comparto tanto “nominato” durante la campagna elettorale, ma  non è soltanto una questione di risparmi. Tagliare al bilancio della difesa è una promessa elettorale. Sbiadita l’esigenza di tagliare gli F-35 perchè ci si è resi conto che servono davvero (il Sottosegretario alla Difesa Tofalo ha detto giorni fa che prima di tagliare gli F-35 occorre capire), anzi ci si è resi conto che sono pochi rispetto a quelli necessari (verranno dismessi nei prossimi anni 253 velivoli tra Tornado, Amx e AV8), si punta ora a tagliare quello che farebbe meno male alle capacità operative della Difesa.

Il  ministro Trenta si è messa, quindi, subito al lavoro e fatto uscire dal cilindro risparmi per circa un miliardo trecento milioni di euro. Denaro utilissimo da distogliere verso il potenziamento dei Centri per l’Impiego e verso il reddito di cittadinanza, tanto cari al leader pentastellato Luigi Di Maio.

Cosi’ il ministro Elisabetta Trenta, intervenuta alla convention  “Italia a 5 Stelle”.

Taglio contingenti militari in missione fuori dai confini nazionali

So benissimo che è il nostro interesse nazionale che deve guidare la scelta del numero dei militari che andranno in missione, oltre, certamente alle alleanze a cui partecipiamo, all’interno delle quali noi intendiamo esprimere, finalmente, proprio il nostro interesse nazionale. Per essere chiara, chi ci ha preceduto al governo aveva l’abitudine di fare annunci, molti annunci, come sapete. Io ho l’abitudine di parlare meno e lavorare di più. In Afghanistan la prima riduzione del contingente porta la nostra firma: 100 uomini rientreranno in Italia”. “Altri 50 rientreranno dall’Iraq e nei primi mesi del 2019 chiuderemo del tutto la missione alla diga di Mosul. Tutto va infatti analizzato secondo i nostri interessi strategici. Ci sono missioni che stiamo rivedendo perché sono cambiate le condizioni ed altre che abbiamo sbloccato dopo mesi di immobilismo, poiché servono al Paese“. Trenta poi aggiunge: “Quella in Niger è una di queste. Una missione che ha il chiaro obiettivo di fornire supporto alle autorità locali per il contenimento dei flussi migratori verso l’Italia“.

Tagliato anche il progetto del Pentagono italiano

Voglio parlarvi del cosiddetto Pentagono Italiano, un faraonico progetto di cementificazione dell’area romana di Centocelle che sarebbe costato, da qui ai prossimi anni, 1 miliardo e cento milioni di euro. Ecco, sono lieta di annunciarvi che, in una prospettiva di reale razionalizzazione delle spese e di riduzione degli sprechi, quei soldi non saranno mai spesi. In una parola: tagliato. Tornando alla tutela del personale, ci tengo ad essere chiara, tutelarlo non significa solo pensare, come sto facendo, ai sindacati militari o al ricongiungimento famigliare, ma significa soprattutto motivarlo facendolo sentire parte di uno strumento militare più efficiente e flessibile. Parlo di uno strumento che consenta di mantenere un adeguato livello di sicurezza per il Paese ma che, soprattutto, sia in grado di sostenere la ricerca (dove le nostre industrie sono all’avanguardia) per sviluppare anche la cultura del duplice uso civile-militare“.

Così l’ex Ministro Roberta Pinotti nel 2017 su Repubblica quando annunciava, con una punta d’orgoglio, la nascita del Pentagono italiano, progetto a cui aveva aderito con entusiasmo anche la sindaca grillina Virginia Raggi.

Lei ha detto di sognare un “Pentagono italiano”, un unico comando dove rendere concreta l’integrazione dei vertici. Si riuscirà mai a realizzarlo?

Lo stiamo già progettando annunciava la Pinotti: abbiamo presentato una prima richiesta all’interno del budget per le infrastrutture previsto dalla Legge di stabilità. A Centocelle abbiamo già trasferito dal centro storico le 1500 persone della Direzione generale degli armamenti e lì c’è il Coi, il comando operativo che gestisce tutte le missioni all’estero e in Italia. E lì si è pensato di costruire la struttura con i vertici di tutte le forze armate. Spazi e cubature sono disponibili, abbiamo ipotizzato strade e infrastrutture. Non c’è dubbio che stare tutti insieme consente di pensarsi come un insieme e avere quelle continue relazioni che devono esistere tra le forze armate. E ci sarà un risparmio nella gestione, oltre alla possibilità di immettere sul mercato immobili di pregio“.

Sarebbe interessante sapere, con numeri alla mano, a quanto sarebbe ammontato il risparmio riferito dall’ex Ministro Pinotti con la nascita del Pentagono italiano sul sedile di Centocelle. Una struttura, il Pentagono italiano, che probabilmente avrebbe favorito anche l’indotto dell’area periferica a sud di Roma che supera i 300 mila abitanti.

Un esempio attuale è la presenza, presso il sedime di Roma Centocelle anche del Quartier Generale della missione dell’Unione Europea Eunavfor Med. Oltre dieci le nazionalità rappresentate da centinaia di militari stranieri che vivono nell’area a sud di Roma e che portano nuovi risorse all’indotto locale e italiano. Di fatto vivono in appartamenti locati nell’area e spendono il proprio denaro per viverci.

 

I tagli alla difesa del ministro Elisabetta Trenta. Pentagono italiano rimane il sogno della Pinotti