Libia, conferenza italiana al centro delle prossime nomine dei servizi segreti

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Nessun ferito tra i 14 marinai, italiani e tunisini, dei due pescherecci siciliani sequestrati dalla Guardia costiera libica e sottoposti a un fermo di polizia per accertamenti.

Una motovedetta libica li ha avvicinati, sparando diversi colpi, martedì scorso a 29 miglia dalle coste di Derna con l’accusa di pescare in acque libiche e non internazionali come sostengono gli italiani.

La Farnesina: “la nostra diplomazia è impegnata affinchè l’emergenza si risolva presto e al meglio”.

Khalifa Haftar, in un comunicato ufficiale, ribadisce che i due pescherecci sono stati intercettati in “acque territoriali libiche”. La vicenda rischia di diventare un caso politico se il rilascio degli equipaggi non sarà immediato. All’orizzonte c’è la Conferenza di Palermo dove il governo italiano spera di portare al tavolo proprio l’uomo forte della Cirenaica, il Generale kalifa Haftar. Secondo fonti mediatiche libiche, il generalissimo Haftar avrebbe già comunicato di non voler partecipare alla conferenza di Palermo. Il fermo dei due pescherecci italiani potrebbe essere letto come un mezzo per ottenere garanzie dall’Italia sulla conferenza siciliana. E’ una conferenza approvata dall’Onu ma che già sta aprendo crisi interne ed esterne all’Italia.

La conferenza di Palermo costituisce un importante banco di prova per il governo in politica estera e per la tenuta delle posizioni per quanto riguarda la prossima nomina dei capi dell’intelligence italiana.

Il premier Giuseppe Conte, al riguardo, non vuole disattendere i desideri del vice premier Matteo Salvini sul rinnovo anticipato dei vertici di AISE (Alberto Manenti) e DIS (Alessandro Pansa), che terminerebbero il loro mandato il prossimo aprile (già esteso di un anno ad aprile scorso).

Il premier Giuseppe Conte ha riunito, quindi, il Comitato per la sicurezza della Repubblica e i ministri coinvolti per decidere le nomine (si tratterebbe di un passaggo previsto dalle norme in materia). Al termine dell’incontro non è emersa nessuna indicazione.

Gli ostacoli maggiori sono legati proprio al prossimo vertice di Palermo per il dossier Libia.

Il precedente governo si era affidato “in toto” ai Servizi per accrescere i contatti con le diverse fazioni che si contendono il territorio libico. L’Italia con il repentino avvicendamento dei vertici delle agenzie di intelligenze  rischia di perdere i contatti con il generale Haftar e trasformare la conferenza di pace sulla Libia di  novembre in un “bluff” dagli effetti inimmaginabili. Altra questione è l’ambasciata italiana a Tripoli, dove l’Ambasciatore Giuseppe Perrone, considerato “persona non gradita” da Haftar e non proprio amica da al-Serraj ha dovuto lasciare la sede al suo vicario.

Il Ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi, scrive Il Fatto Quotidiano, e lo stesso Manenti hanno suggerito di sacrificare Perrone per non compromettere la solida amicizia con Serraj e quella in espansione con Haftar. Salvini, tuttavia, non è d’accordo all’avvicendamento di Perrone. Durante un recente Consiglio dei ministri ha avuto addirittura uno scontro verbale molto acceso con Moavero Milanesi.

Il vice premier Matteo Salvini vorrebbe cambiare radicalmente la strategia in Libia adotatta dal precedessore Marco Minniti e non sembra essere contento di avere al vertice dell’AISE Giovanni Caravelli, il vice di Manenti. Caravelli è uno dei pochi italiani, però, che ha rapporti con il Generale Kalifa Haftar.

L’esito della conferenza di Palermo, probabilmente scioglierà i nodi anche delle nomine dei vertici dei servizi italiani.

Il Quirinale, al riguardo, avrebbe riferito al Governo di decidere subito sulle nomine di AISE e DIS, ovvero attendere la fine naturale del mandato il prossimo aprile, perchè la Conferenza del 12 e 13 novembre a Palermo è troppo importante per l’Italia e non può essere vittima dell’approssimazione.

 

 

Libia, conferenza italiana al centro delle prossime nomine dei servizi segreti

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