Medicina, l’influenza alle porte

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(di Nicola Simonetti) Influenza stagionale alle porte: chiudiamole ad evitare che essa (prevista “di intensità media” ma, non per questo, clemente e non temibile) colpisca i previsti 5 milioni di italiani. Il modo migliore per sfuggirla, è costituire un argine protettivo, una linea di difesa rappresentata dalla vaccinazione che – chiariamolo subito – è efficace e priva di rischi di rilievo e difende la salute pubblica, evita ricoveri e morti premature, realizza risparmi che potranno essere riversati a migliorare l’assistenza sanitaria.

L’influenza costa – è stato comunicato a Venezia, al XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia – quasi quanto una manovra di governo: undici miliardi di euro, di cui 8,6 miliardi di euro a carico dei privati cittadini (mezzo punto di PIL) sui quali pesano assenze dal lavoro (quasi 220 euro pro capite) e i farmaci sintomatici (27 euro l’anno) e 2,1 miliardi dal Servizio Sanitario Nazionale (per ogni malato, 62 euro). I vaccini anti influenza costerebbero solo 3 euro per il Ssn e 2,4 euro per i cittadini.

Ma, nonostante vaccino significhi riduzione di malattia, disagi, morte, solo il 14% della popolazione si vaccina e il 60% non si è mai vaccinato pur se il 70% consideri essenziale la vaccinazione (ovviamente quella degli altri… io, no).

Ignorante in materia è, però, chi reputa la vaccinazione  inutile, inefficace, addirittura fonte di danno. Nulla di vero. Tutto smentito da ricerca e clinica.

I vaccini saranno disponibili presso gli studi dei medici di medicina generale ed in farmacia, gratuitamente per le categorie a rischio (malati cronici, anziani, donne in gravidanza, immunodepressi, donatori di sangue, ecc). Alberto Villani, presidente società italiana pediatria auspica “che, anche in Italia, si realizzi un vaccino universale contro l’influenza per tutti i bimbi under 6 anni. Per proteggere i neonati sotto i sei mesi, invece, devono vaccinarsi genitori e conviventi e più stretti famigliari”

Da considerare anche le infezioni respiratorie ricorrenti simil-influenzali, che sono nella grandissima maggioranza dei casi di origine virale e  colpiscono durante tutti i 12 mesi, a differenza della influenza che si presenta in determinata stagione (autunno-inverno).  “La spesa relativa alle giornate lavorative perse per influenza e sindromi simil-influenzali non è percepita dai cittadini, ma ha un impatto molto rilevante per la società. I costi diretti e indiretti di queste patologie – dice Stefano Nardini, presidente Società Italiana di neumologia – sono molto elevati per le famiglie italiane e questi dati sono molto importanti perché costringono a confrontarci con la necessità della  prevenzione. Influenza e sindromi parainfluenzali consumano le risorse del SSN per i costi diretti dovuti all’assistenza dei soggetti ad alto rischio, ma drenano un enorme quantità di denaro fra i più giovani per i costi indiretti dovuti alla perdita di produttività. Complessivamente, si tratta di un esborso enorme per il Paese: è perciò senz’altro opportuno rivalutare le strategie di prevenzione per le diverse fasce d’età”.

“I nostri dati dimostrano – dice Roberto Dal Negro, responsabile Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia Respiratoria di Verona  che, in collaborazione con Research & Clinical Governance di Verona e AdRes Health Economics and Outcome Research di Torino, ha svolto la Ricerca – che queste patologie riguardano circa il 60% della popolazione e sono molto frequenti: il 52% fa un episodio all’anno, ma il 44% ne fa da 2 a 3 all’anno, e circa il 4% più di 3: per una media di 1.8 episodi/anno. Il costo dei farmaci acquistati per gestirli è ripartito però molto diversamente fra Stato e cittadini: il SSN spende circa 16 euro, soprattutto per antibiotici e corticosteroidi, mentre le famiglie invece spendono 27 euro in medicinali di fascia C a totale carico del cittadino, per automedicazione e  gestione dei sintomi”.

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