Italia-Cina e via della seta. Usa: “a rischio Nato e progetti italo-americani, F-35 compreso”

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(di Massimiliano D’Elia) Gli Stati Uniti sono molto risentiti dalla deriva cinese di uno dei suoi più importanti alleati, l’Italia. Tutto il risentimento americano è apparso sul sito del Global Times, un appendice del Quotidiano del Popolo. Viene evidenziato nell’articolo che l’adesione di Roma alla Belt and Road Initiative (Bri) “influenzerà in qualche modo anche la politica Usa verso la Cina”, perchè l’Italia sarà il primo Paese del G7 a diventare partner Bri.

Sostiene The Global Time che se l’Europa seguirà l’esempio degli Stati Uniti e starà con gli Usa per contenere la Cina, non rinuncia  alla sua posizione di importante pilastro del mondo.  La Cina, invece,  “dà tantissimo valore” al sostegno dei Paesi dell’Ue per la Bri “e spera di approfondire la cooperazione con questa piattaforma”.

Gli Stati Uniti sono diretti con l’Italia: “Siamo molto preoccupati quando il presidente cinese Xi visiterà Roma e che l’Italia firmi la Belt and Road Initiative, perché legittimerebbe un progetto politico, inviando un messaggio sbagliato a Pechino”.  Poi rincarano la dose L’avvicinamento italiano alla Cina metterebbe a rischio anche  la collaborazione tra le aziende americane e italiane, e l’interoperatività della Nato.

Due alti funzionari dell’amministrazione Usa, secondo quanto riportato da La Stampa, hanno spiegato i timori della scelta italiana: “L’Italia così si separa dal resto del G7, e consente alla Bri di penetrare in Europa nel momento sbagliato, perché lo sforzo cinese di condurre la sua diplomazia del debito non sta funzionando. Negli ultimi due anni abbiamo visto una preoccupante corrispondenza tra il finanziamento e lo sviluppo delle infrastrutture secondo il modello cinese, e i problemi emersi nei Paesi partecipanti, incluso l’aumento del debito insostenibile e l’inefficienza dei progetti. In molti casi, come Gibuti, Sri Lanka, Kenya, Pakistan, Venezuela, la Cina ha collateralizzato il debito impossessandosi di asset sovrani. Infine c’è stato anche un netto deleterio sulla trasparenza, la corruzione, e la governance economica ed istituzionale.  L’Italia è un Paese del G7, uno degli alleati più stretti e di lunga data degli Usa. E un grande player economico e un brand globale. Firmando la Bri, darebbe il sostegno ufficiale a un approccio che sta avendo un impatto negativo sulla governance economica globale. Noi non abbiamo mai detto alle compagnie americane di non vendere i loro prodotti alla Bri, ma il timbro di approvazione di un governo legittimerebbe questo approccio allo sviluppo economico che è antitetico a quello del mercato e del settore privato”.

Il sottosegretario italiano dello sviluppo economico Michele Geraci ha detto al riguardo a “La Stampa”: “La firma non avrebbe valore geopolitico. È l’esatto opposto. Non c’è alcun significato economico, perché la Cina investirebbe comunque in Italia e in Europa. Ha bisogno di farlo perché sta perdendo soldi nei Paesi in via di sviluppo, e deve usare le sue riserve di moneta straniera.

Gli oppositori dell’accordo Bri ritengono, invece, che la motivazione è solo geopolitica. La ragione per cui la Cina vuole che l’Italia firmi è ottenere una vittoria politica per una iniziativa che sta perdendo legittimità ovunque, anche nella stessa Cina. Se possono farlo con un membro del G7, rompendo la solidarietà nella Ue e allontanando gli Usa dai loro alleati, tanto meglio”.

Gli Usa, oltre al Bri sono contrari all’utilizzo di Huawei per il sistema 5G. L’Italia al riguardo chiede ulteriori dettagli sui rischi reali per la sicurezza cibernetica.  Gli americani sostengono che con i cinesi e Huawei è a rischio anche la condivisione di progetti Nato.

Gli americani poi vanno giù duri:La firma di Bri avrebbe un impatto sui rapporti bilaterali. Abbiamo appena parlato di allineare meglio gli acquisti per la Difesa, ma la firma di Bri potrebbe limitare la nostra capacità di investire. Abbiamo tante joint venture con compagnie italiane, civili e militari, come Leonardo, beni finiti, e componenti che vengono da entrambe le sponde dell’Atlantico. Se i cinesi saranno presenti in queste aree, c’è il rischio che ciò  impedisca alle joint venture di seguitare nella proficua strada intrapresa, tipo l’ambizioso programma F-35”.

Poi gli americani provano a toccare l’Italia nell’orgoglio. Al Bri hanno aderito Sri Lanka, Kenya, Pakistan, economie di tutto il mondo in difficoltà. Sarebbe un grave danno per la vostra reputazione globale.

 

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