Fonte Ue, “l’Italia dichiara guerra a se stessa”, manovra economica sconsiderata. Potrebbe essere bocciata e rimandata indietro

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Una fonte Ue, scrive La Stampa, parla di rischi incalcolabili per l’Italia a fronte di una manovra economica spregiudicata, “così facendo, l’Italia sta dichiarando guerra a sé stessa”, i mercati finanziari la puniranno. L’unico dato positivo, sostiene la fonte, è la permanenza del Ministro Tria (le cui dimissioni sono state avversate ed evitate  fortemente dal Quirinale). Il pericolo reale è che la Commissione rispedirà subito al mittente la bozza del bilancio, chiedendo di riscriverla, anche se fino ad ora non è mai successo, riferisce la medesima  fonte Ue. Ma è anche vero che finora nessun Paese, tra quelli nel braccio preventivo del Patto di Stabilità, ha peggiorato il proprio deficit strutturale di oltre due decimali di Pil in un anno”. La linea rossa tracciata dai negoziatori Ue nelle trattative con Tria (deficit all’1,6% del Pil) è stata letteralmente non calcolata. Si profilano all’orizzonte non pochi problemi nei rapporti tra Italia e Unione Europea, con i mercati finanziari che non vedono l’ora di attaccare il Bel Paese.

La manovra approvata al Consiglio dei Ministri

17-18 miliardi è la somma ritenuta imprescindibile  da M5S e Lega, per il superamento della legge Fornero sulle pensioni, con l’introduzione di una quota 100 senza troppi paletti, e il decollo già il prossimo anno di pensioni e reddito di cittadinanza per 6 milioni di italiani sotto la soglia di povertà.  Luigi Di Maio e Matteo Salvini, l’hanno spuntata chiudendo l’intesa sul 2,4 per cento, con tanto di flash mob sotto il balcone di Palazzo Chigi.

Il 15 ottobre la manovra  da presentare  supererà abbondantemente  i 30 miliardi. Considerando anche ravvio della flat tax, l’aumento dei fondi per tutelare i risparmiatori colpiti dai crack bancari (1,3 miliardi) la caccia partita già ad agosto aveva un target preciso: oltre a 20 miliardi da aggiungere ai 12,4 miliardi necessari per sterilizzare le dausole Iva e i circa 2,5 miliardi per le cosiddette spese indifferibili. Il tutto senza considerare la spesa per i maggiori interessi sul debito rispetto agli obiettivi originari (circa 4 miliardi) e gli effetti in termini di maggior deficit da sostenere per la minor crescita registrata nei confronti di quella indicata negli ultimi documenti di finanza pubblica. Una manovra ben oltre i 30 miliardi, dunque, al di là del perimetro abbozzato nei giorni scorsi dai tecnici del Mef: 26-28 miliardi facendo leva anche su risorse già stanziate con le precedenti leggi di bilancio.

È il caso, ad esempio, dei 2,3 miliardi per il Rei (reddito di inclusione) nel 2019 e probabilmente di una parte dei fondi per la Naspi destinati ad alimentare il reddito di cittadinanza insieme al ricorso a una fetta di fondi europei per coprire una parte del riordino dei centri per l’impiego. Il costo complessivo per garantire già nel secondo semestre del prossimo anno i 780 euro a circa 6 milioni di cittadini sotto la soglia di povertà, pensionati compresi, è stato stimato in quasi 10 miliardi. Altri 7 miliardi saranno necessari per ripristinare le pensioni di anzianità attraverso una quota 100 con un minimo di 62 anni di età e 36 anni di contribuzione ma senza nessun altro paletto. Questa operazione dovrebbe poi essere accompagnata in tempi non troppo lunghi dalla possibilità di uscire dal lavoro anche con 41 anni e mezzo di età a prescindere dagli anni di versamenti contributivi. Un intervento su cui il Mef avrebbe manifestato più di una perplessità sia per la portata finanziaria sia per le ricadute sul confronto con la Ue e sull’andamento dei mercati finanziari che considerano la riforma Fornero un pilastro inamovibile dalla nostra struttura di finanza pubblica.

Il primo commento da Bruxelles sul Defitaliano è di Pierre Moscovici, commissario agli Affari monetari. Ed è gelido, come prevedibile: il bilancio 2019 abbozzato dal governo di Lega e M5s, secondo il politico socialista francese, a prima vista “non rispetta le regole europee”. Si prevede, dunque, una trattativa durissima ad ottobre se come annunciato l’esecutivo varerà una manovra con un rapporto deficit-Pil al 2,4 per cento. “Non voglio avere reazioni a caldo”, ha detto Moscovici alla radio francese Bfm/Rmc, professandosi “pronto al dialogo”. Poi però la picconata, un messaggio agli italiani per metterli in guardia da Luigi Di Maio e Matteo Salvini: “La Commissione europea non ha alcun interesse ad avere una crisi con l’Italia. Ma al tempo stesso non abbiamo alcuna intenzione di accettare il non rispetto delle regole di bilancio. “Quando un Paese si indebita si impoverisce. Ogni punto percentuale aggiunto al deficit toglie risorse alla sanità e ai servizi per i cittadini”. Secondo i patti raggiunti con il precedente governo, per il 2019 l’Italia avrebbe dovuto ridurre il rapporto dello 0,1.

 

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