Foto dei figli minorenni sui social, il rischio è la pedopornografia nel ‘dark web’ 

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Per postare su Facebook, Instagram e sugli altri social network le foto dei figli minorenni occorre il consenso di entrambi i genitori.

L’ha stabilito il tribunale di Mantova in una sentenza a favore di un padre separato che aveva chiesto all’ex compagna la rimozione e la della pubblicazione su Fb delle fotografie dei figli minorenni. Il Tribunale, infatti, ha ritenuto che l’inserimento delle foto dei figli minori sui social network, nonostante l’opposizione di uno dei genitori, è vietato per tre motivi: è una violazione della ‘tutela dell’immagine’ prevista dall’articolo 10 del codice civile, che vieta la pubblicazione di foto e immagini senza il consenso dell’avente diritto; è una violazione del Codice della privacy che tutela la riservatezza dei dati personali; è una violazione degli articoli 1 e 16, 1° comma, della Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo: “nessun fanciullo sara’ oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione” e che “il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti”.  Al di là delle violazioni di leggi, qual ‘è il vero rischio della pubblicazione sui social network delle foto che ritraggono i figli minorenni? Possono essere salvate e poi utilizzate da malintenzionati, attraverso anche fotomontaggi, come materiale pedopornografico diffuso soprattutto nel Deep web, la parte ‘nascosta’ di Internet. Per capirci il Deep web, o Dark web, è un mondo nascosto vasto circa 550 volte rispetto al web ‘visibile’, quello sul quale navighiamo generalmente e caratterizzato dai motori di ricerca, siti d’informazione e social network, per esempio. Invece il Dark web è una ‘free zone’ utilizzata anche dai pedofili e dai pedocriminali in quasi perfetto anonimato e che le Polizie del mondo faticano a controllare. Già a giugno scorso, Antonello Soro, Garante Privacy, ha messo in evidenza il fenomeno nella Relazione al Parlamento sull’attività svolta nel 2016 dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali: “L’Autorità si impegna a svolgere l’importante funzione di garanzia assegnatale dalla legge, nella consapevolezza sia delle oggettive difficoltà tecniche sia della necessità di risorse adeguate ai nuovi compiti. Per altro verso, secondo recenti ricerche, la pedopornografia in rete e, particolarmente nel dark web, sarebbe in crescita vertiginosa: nel 2016 due milioni le immagini censite, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Fonte involontaria sarebbero i social network in cui genitori postano le immagini dei figli”, si legge a pagina 12 del testo dell’intervento tenuto da Soro alla Camera dei deputati, alla presenza del presidente della Repubblica, della presidente della Camera dei Deputati, di ministri e rappresentanti del Parlamento, delle istituzioni, del mondo dell’impresa e delle associazioni di categoria. E la stessa Autorità Garante per la protezione dei dati personali è intervenuta nel mese di marzo con un provvedimento con il quale ha ordinato a una donna la rimozione dalla propria pagina Facebook di due sentenze, sulla cessazione degli effetti civili del matrimonio, in cui erano riportati delicati aspetti di vita familiare che riguardavano anche la figlia minorenne. “Un post su Facebook non è mai veramente riservato ai soli ‘amici’, anche se è pubblicato in un profilo ‘chiuso’. Se poi si ‘postano’ informazioni su minori l’attenzione deve essere massima”, questo il principio espresso dal Garante Privacy e ripreso dalla sentenza del Tribunale di Mantova.

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