Florence Parly: “La Francia non in Mali a tutti i costi”, mentre i danesi si ritirano, l’Italia mantiene la posizione

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“La Francia non puo’ mantenere una presenza militare in Mali a tutti i costi”. Lo ha detto la ministra della Difesa francese, Florence Parly, durante un’intervista radiofonica.

“Quello che vogliamo e’ poter continuare la lotta al terrorismo perche’ questo la lotta non e’ finitail terrorismo sta conquistando anche gli Stati di confine del Mali”, ha enfatizzato la ministra.

Dopo il secondo colpo di stato del 25 maggio scorso,  l’attuale giunta militare sta creando molti problemi ed è per questo, precisa Palry,  che occorre “valutare le condizioni del nostro intervento, siano esse militari, economiche o politiche, perche’ sono diventate sempre piu’ difficili“. 

“Oggi il Mali e’ governato da una giunta, che e’ il risultato di un doppio colpo di stato la cui legittimita’ e’ quindi discutibile”, ha detto Parly, secondo cui questi militari stanno “chiaramente cercando di mantenere il potere il piu’ a lungo possibile. Siamo intervenuti solo perche’ ce lo ha chiesto uno Stato sovrano”, ha detto Parly, “non siamo come il gruppo paramilitare russo  Wagner.  Non siamo mercenari, non siamo pagati“. 

Il ritiro danese

La Danimarca inizierà a ritirare le sue truppe dal Mali dopo che il governo della giunta di transizione del paese dell’Africa occidentale questa settimana ha insistito per un ritiro immediato, un duro colpo per la Francia.

La decisione, a seguito delle tensioni tra il Mali e i suoi partner internazionali, compresi gli organi regionali e l’Unione Europea, che hanno sanzionato il Mali poichè la giunta militare, nonostante le promesse, non ha ancora organizzato le elezioni.

Le tensioni sono aumentate anche perché il Mali ha assoldato i mercenari ​​del gruppo russo Wagner, che è stato inserito nella lista nera dagli Usa e dalla Comunità Internazionale a causa di pesanti accuse di violazione dei diritti umani.

Giovedì scorso il ministro degli Esteri Jeppe Kofod ha detto alla stampa: “il governo di transizione maliano, o i generali del colpo di stato, ieri sera hanno rilasciato una dichiarazione pubblica in cui hanno ribadito ancora una volta che la Danimarca non è la benvenuta in Mali, e ovviamente non lo sopporteremo, quindi quindi abbiamo deciso di ritirare a casa i nostri soldati”.

La Danimarca aveva inviato 105 militari in Mali lo scorso gennaio per unirsi alla missione delle forze speciali europee, nota come Takuba, che è stata istituita per aiutare il Mali a contrastare le milizie islamiche. Anche se il governo danese ha affermato che le sue truppe si erano schierate dopo un “chiaro invito” del Mali, la giunta militare ha detto, invece, di essere rimasta sorpresa dalla presenza danese, perché una decisione sulla richiesta della Danimarca di schierare truppe doveva ancora essere presa.

Il ritiro della Danimarca, che arriva dopo il dispiegamento della Svezia, programmato a marzo prossimo è un gran problema per la Francia, che aveva puntato tanto sull’europeizzazione della sua iniziativa militare nel Sahel, per poter continuare a ritirare gradualmente le sue truppe (Parigi da 10000 è passata a 5500 soldati attuali). 

La decisione della giunta di chiedere alla Danimarca di andarsene avrà probabilmente un impatto sugli schieramenti futuri, con Norvegia, Ungheria, Portogallo, Romania e Lituania che dovrebbero inviare truppe quest’anno.

Norvegia, Portogallo e Ungheria stanno ancora aspettando l’approvazione per schierare le loro forze speciali, ha affermato la giunta.

L’Italia nel Sahel

Il nostro Paese è presente in quel territorio con la “Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger – MISIN” (con area geografica di intervento allargata anche a Mauritania, Nigeria e Benin) al fine di incrementare le capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel.

La missione, comandata dal colonnello pilota dell’Aeronautica Militare, Davide Cipelletti, oltre al controllo delle frontiere e del territorio,  supporta le autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel (Niger, Mali, Mauritania, Chad e Burkina Faso),  a sviluppare le capacità  delle Forze di sicurezza nigerine (Forze armate, Gendarmeria Nazionale, Guardia Nazionale e Forze speciali della Repubblica del Niger).

Dal gennaio 2018, il contingente italiano ha erogato oltre duecento corsi corsi a favore di circa seimila frequentatori. La MISIN, attraverso la propria funzione CIMIC (Civil-Military Cooperation, collaborazione civile-militare) ha inoltre affiancato l’Ambasciata d’Italia in Niger nelle donazioni di medicinali, di strutture di prima accoglienza, di presidi sanitari e attrezzature per la prevenzione e la cura delle patologie più diffuse nel Paese.

Circa 200 militari italiani opererano, invece, all’interno della TF Takuba, garantendo capacità di evacuazione medica del personale della coalizione in operazione mediante l’impiego dei 3 velivoli da trasporto CH 47 F dell’Esercito, in configurazione medevac che si avvalgono della necessaria cornice di sicurezza assicurata dai 3 elicotteri da esplorazione e scorta AH – 129D “Mangusta”, del 5° e 7° reggimento della Brigata Aeromobile dell’Esercito, inquadrati nella Task Force “Jacana”.

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