Gen. Preziosa, supermercato Italia, ecco perchè i francesi & co ……..

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La stampa francese “Le Figaro” e ” Le Monde”, da ieri ha iniziato a scrivere sul comportamento poco ortodosso del governo francese nei confronti dell’Italia. Per fortuna la carta stampata riesce ad esprimere evidenze chiare  anche ad un bambino.

La  “storiella”, però, inizia non molto tempo fa.

L’anno della caduta del governo Berlusconi IV e dell’arrivo dell’ultra-europeista Mario Monti a Palazzo Chigi, dopo mesi di attacchi politici e finanziari al nostro Paese, ricordate lo “spread” che superò quota 500? Fu l’anno segnato dai quei “ridicoli” risolini di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy al Consiglio Europeo del 23 ottobre 2011.

E proprio in quei giorni decisero di affossare l’Italia.Come ha rilevato Scenarieconomici, spulciando fra le mail dell’allora Segretario di Stato Usa Hillary Clinton si scopre che l’attacco internazionale che portò alla caduta del regime di Muhammar Gheddafi e all’uccisione del Colonnello venne lanciato solo ed esclusivamente per rispondere a precisi interessi geostrategici francesi, con l’avallo statunitense.

A tutto discapito degli interessi italiani.Certo, sapevamo già che la guerra voluta da Sarkozy era un mezzo per estromettere il nostro Paese dal controllo del petrolio libico, ma vederlo scritto nero su bianco desta comunque, tanta rabbia e risentimento. Ma ci fa capire che siamo stati stretti da una “morsa”, micidiale. E allora vediamo cosa contengono, quelle e-mail, poco note.Il 2 aprile del 2011, la candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton riceveva un messaggio dal suo consigliere per il Medio Oriente Sidney Bluementhal dai toni assai espliciti. Da quelle righe emerge che il presidente francese dell’epoca, Sarkozy, aveva finanziato e aiutato, in ogni modo, le fazioni anti gheddafiane con denaro, armi e addestratori, allo scopo di strappare più quote di produzione del petrolio in Libia e rafforzare la propria posizione  sia sul fronte politico esterno sia su quello geostrategico globale.

A motivare definitivamente la decisione dell’Eliseo di entrare nel conflitto sarebbe stato il progetto del raìs  di soppiantare il franco francese africano con una nuova divisa pan-africana, nell’ottica di un’ascesa della Libia come potenza regionale in grado di raccogliere intorno a sè un’alleanza regionale di Stati. Sostituendo, così, proprio la Francia, a suon di oro e di argento, Gheddafi ne avrebbe conservate poco meno di trecento tonnellate.Le conseguenze dell’intervento sono storia nota, con la Libia precipitata in una sanguinosa guerra civile, l’Isis che spadroneggia sulle coste meridionali del Mediterraneo e un’ondata di migranti, senza precedenti, che continua a riversarsi sulle nostre coste.

All’epoca l’Italia, all’oscuro di tutto, prese parte alla guerra contro Gheddafi.

Ora però è evidente che all’epoca Germania, con attacco speculativo e Francia, con una politica estera decisa e strategica, avevano un solo obiettivo, prevalere sull’Italia. Approfittare di un Paese sempre diviso dalle battaglie politiche interne, un Paese debole, instabile e senza strategia.Le ripercussioni di quelle azioni sono, oggi, la conseguenza del nostro disagio. Gran parte delle colpe sono nostre, ma reale fallimento è la Comunità europea. Una Istituzione che non riesce ad imprimere una politica estera comune.

I nazionalismi, difficili da scardinare nel vecchio continente, prevalgono sulla flebile possibilità di avere una politica estera e forse di difesa comune. Se fossimo davvero uniti, non ce ne sarebbe per nessuno. Basta vedere il Pil dell’Europa, il primo al mondo, per non parlare dell’Industria, della Ricerca e di tutto quello che occorre per iniziare a parlare di Sistema Europa. Se fossimo davvero uniti, potremmo decidere davvero da superpotenza. Il Processo di unificazione, quello vero, però a quanto pare non lo vuole proprio nessuno, in “primis” gli Stati Uniti.

Ma tornando ai giorni nostri e all’Italia, ecco come la Francia ha fatto incetta, negli anni, delle nostre aziende, senza che nessuno ponesse il “veto”.

Il gruppo multimediale francese Vivendi, ha preso le redini di Telecom Italia, passando per il gigante francese della gestione patrimoniale Amundi, che ha comprato dalla banca Unicredit la controllata Pioneer; per finire con la lunga lista di marchi italiani della moda e del lusso passati sotto bandiera francese e di cui e’ simbolo anche il matrimonio tra Essilor e Luxottica. Antesignane di tutte queste acquisizioni nell’ultimo decennio, ricorda il quotidiano, sono stati il gigante agro-alimentare francese Lactalis, che ha ingoiato l’industria casearia italiana Parmalat; e l’acquisizione dell’azienda elettrica italiana Edison da parte del gigante energetico statale francese Edf, condotta mentre l’altro grande gruppo energetico pubblico francese Engie (ex Gdf Suez) si e’ impadronito di diverse aziende elettriche municipali italiane.

L’aspetto peggiore è, tuttavia, l’instabilità politica italiana e un prossimo futuro politico ancor peggiore. Come già scritto nell’articolo “le elezioni europee viste oltreoceano”, non si andrà verso una politica di tutela degli interessi nazionali e soprattutto non protenderà verso una politica estera strategica. Non per incapacità ma per il solo motivo che non abbiamo il tempo di guardare fuori dal recinto Italia, troppi sono i problemi all’interno.

La nostra fortuna? Siamo bravissimi a gestire le “emergenze”, non sempre però il fato sarà dalla nostra parte.

 

di Pasquale Preziosa

 

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