Giungla nel mercato dell’offerta ADSL

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Non si può dire che il mercato delle offerte Adsl e fibra sia immobile e paludoso, com’era qualche anno fa quando gli operatori erano pochi e la concorrenza non certo agguerrita come adesso. Sono di questi giorni le notizie, ormai quotidiane, sullo scontro tra l’Agcom e le compagnie telefoniche in merito alla tariffazione a 28 giorni, diventata ormai lo standard in seguito a una mossa congiunta da parte dei diversi provider. Già, perché passare da una bolletta al mese a una ogni 4 settimane non è una semplice sottigliezza contabile: considerando che le settimane in un anno sono 52, si tratta di 13 bollette all’anno invece di 12, con un aumento dell’8,6 per cento. Tutti, ormai, praticano la tariffazione a 28 giorni, e – come si comincia a notare con una certa inquietudine – il pericolo è che questa modalità “contagi” anche altri settori: primo tra tutti quello della televisione, visto che Sky è appena passata alla tariffazione ogni 4 settimane. L’Agcom, l’Autorità Garante per le Comunicazioni, non è comunque disposta a stare a guardare. Le sanzioni per l’accantonamento della classica fattura mensile comminate a Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb ammontano a circa 1 milione e 160 mila euro, una cifra tutto sommato irrisoria per colossi come i provider nostrani. Anche il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha definito “inaccettabile” la bolletta a 28 giorni, esortando il Parlamento a intervenire visto il limitato impatto delle sanzioni erogabili.

Come fa notare Francesco Posteraro, uno dei 5 membri del Garante, la scelta dei provider di non aumentare direttamente le bollette ma di passare a un diverso tipo di fatturazione – che comporta un adeguamento dei sistemi informatici – è probabilmente dovuta proprio alla volontà, da parte degli operatori, di rendere più “soft” il passaggio a un pagamento nei fatti più elevato per i clienti, proprio grazie alla minore immediatezza di un aumento tout court. “Evidentemente si aspettano guadagni più ampi dalla manovra indiretta, proprio perchè gli utenti hanno una scarsa percezione dei suoi effetti concreti. Ma la missione del Garante è esattamente questa: evitare che i consumatori procedano al buio, senza la consapevolezza delle variazioni contrattuali”. Il cambio della fatturazione non è però che la punta dell’iceberg dei mutamenti che stanno attraversando le tariffe Internet. Come ha dimostrato un recente studio proprio di SosTariffe.it, il prezzo medio mensile delle offerte Adsl comprensive di linea telefonica fissa ha registrato una crescita del +29,4 per cento negli ultimi due anni, proprio a causa del nuovo tipo di tariffazione. In compenso le offerte promozionali sono sempre meno care, con un canone che si è abbassato in media del 6,4 per cento: nel primo caso la tariffa “full” tipo è passato da 27,9 euro al mese a 36,1 euro al mese, nel secondo si è scesi da 26,6 euro a 24,9 euro. Insomma, si spende di meno per il periodo promozionale (di solito della durata di sei mesi oppure di un anno) ma il rischio è che il provider “si rifaccia” negli anni successivi, incentivando così un continuo cambio dell’operatore per scegliere i canoni promozionali via via più convenienti.

La difesa degli operatori da questo tipo di approccio “mordi e fuggi” – ovvero stipulo un abbonamento con un anno a canone promozionale, alla scadenza dei dodici mesi ne cerco un altro con caratteristiche simili e un altro operatore, e così via – si basa sulle penali per il recesso anticipato: nel contratto si scrive più o meno chiaramente che l’abbonamento deve durare almeno un determinato lasso di tempo (in genere 24 mesi) e se il recesso avviene prima si paga una penale, oltre a dover restituire, ad esempio, alcuni sconti promozionali: il più tipico è quello sull’attivazione, che viene offerta gratuitamente ma va pagata, tutta, se si passa a un altro operatore prima del tempo. Attenzione, però: sempre l’Agcom ha stabilito che queste penali non sono assolute, così come i rimborsi per gli sconti non sono sempre obbligatori. In caso di modifica unilaterale da parte dell’operatore, che cambia modalità di tariffazione (è il caso di Sky), oppure aumenta la tariffa o comunque cambia le carte in tavola, il diritto di recesso, com’è stato chiarito, non comporta penali. Nè è necessario restituire gli sconti sull’attivazione. C’è una sola eccezione: se abbiamo acquistato a rate un dispositivo (come il router) e non abbiamo ancora finito di pagarle, allora dovremo contribuire con la cifra che manca. C’è infine da dire che i cambiamenti delle Adsl non sono soltanto negativi per l’utente: a fronte di canoni più alti, e di una maggiore variabilità delle tariffe i servizi inclusi sono di più. Ad esempio Internet Mobile: le ultime offerte Wind per la fibra danno diritto, a meno di 20 euro al mese, alla navigazione in casa fino a 1 Gigabit ma anche a una SIM con ben 50 GB di navigazione sotto 4G con il modem portatile, lo smartphone o il tablet. Oppure la tv, da TIMvision di Tim ai servizi digitali con NOW TV di Sky incluso per chi sceglie un’offerta Fastweb. O, ancora, modem dalle funzionalità avanzate, telefonia mobile inclusa con le offerte congiunte, abbonamenti a riviste online o a servizi cloud, protezione superiore per la navigazione su Internet dei minori, accesso alle reti wireless degli altri clienti dello stesso operatore… insomma, le possibilità sono molte, basta cercare con attenzione senza farsi sedurre da offerte economicamente vantaggiose solo per un periodo ma poi dai costi ingenti una volta passato il periodo promozionale.

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