I problemi della coalizione anti-Haftar, schermaglie tra le milizie di Tripoli

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(di Vanessa Tomassini) Il conflitto prolungato, la mancanza di gerarchia, il continuo ingresso di nuove forze tra i loro ranghi e la difficoltà a rimpiazzare le perdite sul campo, sono tutti fattori che seppur minimizzati o negati dai diretti interessati, stanno intensificando le tensioni tra le forze affiliate al Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Il pomeriggio del 25 aprile, schermaglie sono iniziate tra le forze del GNA al fronte di Ain Zara quando la Special Deterrence Force (SDF), la milizia RADA affiliata al Ministero dell’Interno di Tripoli, ha ucciso il terrorista, Salim Al-Hassady, membro del Dura Mujahideen Shura Council (DMSC) che era stato recentemente rilasciato dalla prigione controllata dalla stessa RADA per unirsi alle forze del GNA in prima linea contro Haftar.

Il Dura Mujahideen Shura Council (DMSC) è un gruppo armato con una forte ideologia islamista che ha controllato Derna dopo l’estromissione del sedicente Stato Islamico nell’aprile 2016. Il gruppo, guidato da Attia al-Shaeri, si era poi ribattezzato come Derna Security Force, ma ha continuato ad ospitare elementi terroristici che avevano combattuto contro l’LNA fino alla sua completa disfatta nel 2017.

Ma non è tutto, nella notte tra il 25 e il 26 aprile, poco dopo la mezzanotte, la Special Deterrence Force (SDF) ha fatto irruzione nella casa di un membro della Brigata dei Rivoluzionari di Tripoli (TRB), conosciuto come “El-China” nell’area di al-Dahra, non lontano dall’ambasciata italiana a Tripoli. El- China è stato arrestato con l’accusa di comunicare con il leader della TRB, Haitham Al-Tajouri, già sospettato di collaborare con gli Emirati Arabi Uniti e con Haftar. Durante il raid, fonti locali hanno registrato forti esplosioni e spari nelle zone del centro di Tripoli e di Al-Nooflieen.

Alcuni credono che in realtà El-China sia stato assassinato dalla RADA, suscitando grande rabbia tra i membri della TRB al campo da loro controllato nell’area di Zawiyat Al Dahmani. Un video girato nei pressi della rotonda di Zawiyat Al-Dahmani mostra la milizia sparare razzi e proiettili indiscriminatamente in aria verso il centro abitato come consuetudine tra i gruppi di Tripoli.

Successivamente, diversi scontri si sono verificati in varie aree della capitale tra i miliziani della RADA e i rivoluzionari di Tripoli in quello che sembra essere l’ennesimo tentativo di espellerli dalla città da parte degli islamisti, sebbene entrambi i gruppi facciano parte della coalizione anti-Haftar autoproclamatasi ‘Tripoli Protection Force’.

Le schermucce si sono allargate a macchia d’olio raggiungendo anche le aree residenziali di Sabaa e Al-Furnaj nella capitale. Secondo fonti della Presidential Guard, l’arresto di El-China sarebbe stato ordinato dal ministro degli Interni, Fathi Bashagha, dopo le recenti tensioni con le milizie di Haytham al-Tajouri e Nawasi. Va detto che i rapporti tra le gang armate del GNA e lo stesso GNA non sono idilliaci da quando, all’inizio del conflitto, diversi giovani appartenenti alla TRB e all’8va Brigata Nawasi si sono rifiutati di combattere al fianco di terroristi dell’ormai disciolto Ansar al-Sharia, successivamente additati di collaborare con Haftar.

Nel frattempo, la TRB ha rilasciato una breve nota sul suo account Facebook negando le tensioni con l’SDF e ribadendo che le scaramucce sono scoppiate tra i rami che operano al di fuori dei ranghi ufficiali delle milizie, confermando le tensioni per l’assenza di leadership all’interno del gruppo. Va detto inoltre che tra le due milizie esistono delle differenze ideologiche di fondo, l’SDF infatti ha un approccio molto religioso, mentre i membri della TRB non disdicono la compagnia di donne, il gioco a carte, il consumo di alcool e droghe, ampiamente consumati di nascosto.

Tali eventi seguono un altro arresto ordinato da Bashagha di almeno altri due comandanti della TRB, che hanno portato la Brigata a ritirarsi dal fronte di Ain Zara il 21 aprile. Gli osservatori continuano a temere atti di vendetta soprattutto nei confronti delle istituzioni che hanno innescato tali meccanismi.

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