Il coma della giustizia italiana

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(di Marco Zacchera) Mentre l’Italia è avvitata nelle conseguenze del coronavirus c’è un’altra emergenza che sta passando sotto traccia, ma grave quanto la prima: la crisi della nostra giustizia.

Se ne parla poco per un omertoso silenzio dei media, una sostanziale indifferenza dei TG e poca attenzione da parte dei quaquaraqua che discettano sui mali del mondo, da Trump in giù, ma sempre bene attenti a mai rischiare di persona.

La Giustizia italiana è in coma, il palazzo (complice) è assente, il Quirinale tace, la barca va a fondo. Non sto facendo demagogia, ma credetemi che siamo nel caos.

La stessa Europa ci chiede di intervenire condizionando gli aiuti per il virus (siamo a questo punto!) in cambio di riforme e – prima di tutte – nel modo tutto italiano di “non” fare giustizia visti i tempi biblici della nostra giustizia civile e penale.

Nella mia vita ho avuto a che fare con molti magistrati trovandone di seri ed integerrimi (anche tra persone notoriamente di sinistra), altri manifestamente incapaci o sostanzialmente nullafacenti e alcuni decisamente faziosi.

Il problema però non è il singolo magistrato, ma il “sistema” che non regge più e sta sprofondando in una crisi ben più grave di quella che ha visto coinvolto il ministro Bonafede (ovviamente “assolto” con la scontata capriola di Renzi) la scorsa settimana in una polemica tutta incentrata sul rilascio dei mafiosi dalle carceri e la sospetta nomina ai vertici del sistema penitenziario.

Una crisi che va anche al di là degli scandalosi colloqui di Palamara (“Faccia di tonno” lo chiamava in tempi non sospetti l’ex presidente Cossiga in un video che è diventato virale sui social, eppure “ il tonno” nel frattempo era salito ai vertici dei magistrati!), uno che apertamente invitava altri giudici ad incastrare l’allora ministro Salvini “anche se ha ragione” .

Un abuso quindi conclamato, plateale, terribile di una magistratura infiltrata dalla politica e usata per ricattare gli avversari…

Eppure nessuno dalle parti del PD sembra scandalizzarsi (visto che erano i convolti!) e addirittura l’ex vice-presidente del CSM Legnini – nella m…. fino al collo – parla di “provocazioni”. Ma il male è addirittura più profondo, sottile, tumorale perché coinvolge i vertici dello stato, la politica e il malaffare.

In una settimana escono non solo le dichiarazioni di Palamara (ma a tirarle fuori è “La Verità”, non la grande stampa!) ma è inquisito anche il procuratore della Repubblica di Taranto e si aprono clamorosi sviluppi su possibili coinvolgimenti e pressioni dell’ex presidente Napolitano per silenziare i rapporti tra stato e mafia, mentre la paralisi del CSM è palese.

Qui sta il primo punto: la crisi è a così alto livello anche perché il Presidente della repubblica Mattarella – non solo formalmente a capo della magistratura italiana – continua a tacere, a non prendere provvedimenti, a non chiedere ed imporre apertamente le dimissioni a tutti quelli che sono coinvolti, a chiedere di sciogliere il CSM e le sue malefiche “correnti”. Perché Mattarella tace?

Forse perché Palamara non parlava con il suo specchio, ma con noti esponenti del PD come Legnini che erano inseriti ad altissimi livelli, alternando “passaggi” al governo e poi rimettendosi la toga, “registi” di nomine e trasferimenti negli uffici giudiziari.

Forse il Presidente Mattarella non sapeva, ma è mai possibile? Comunque adesso lo sa…eppure prosegue questo un suo imbarazzante silenzio nei riguardi di chi lo ha eletto (e magari vorrebbe rieleggerlo). Non credo sia una tacita accettazione del sistema, ma è un silenzio non più tollerabile in una Repubblica che non sia delle banane, perché da 3.000 anni è proprio il Diritto la linea che contraddistingue una civiltà e la nostra Costituzione è chiarissima nel sottolineare l’indipendenza dei poteri. Mi aspettavo quindi almeno un suo atto formale alle Camere, una assunzione di responsabilità… nulla.

Intanto la commistione tra politica e magistratura ha superato ogni logica, ogni tolleranza, ogni pudore, ma questo sembra non interessare nessuno, mentre solo se “La legge è uguale per tutti” il cittadino si sente protetto ed è tenuto a comportarsi bene. Per questo vorrei da Mattarella non parole ma atti, decisioni, prese di posizione inequivocabili… che però tardano da mesi.

Quello che poi mi chiedo è perché – se la gran parte dei giudici italiani si comporta in modo corretto – non salga almeno “dal basso” una profonda critica alla propria casta e al modo in cui viene diretta. Il silenzio lascia temere che in fondo il sistema per molte toghe vada bene più o meno così, con un pensiero alla carriera e alle adeguate amicizie di “corrente” necessarie per proseguirla.

Poi è arrivato il Coronavirus che ha messo a nudo la crisi “pratica” del NON “poter fare” giustizia in Italia. Se nelle scuole si è cercato bene o male di insegnare a distanza, così come in tutte le imprese si sono cercati rimedi-tampone per continuare a lavorare, la giustizia italiana – in pratica – ha invece semplicemente dato forfait. Ferme quasi tutte le cause in corso, le cancellerie, gli uffici in una paralisi generale che è di sistema, mentre il “Palazzo” gigioneggia solo su parole. Parole, parole, parole sulla prescrizione, le intercettazioni, la privacy e i massimi sistemi, ma NULLA su come risolvere i problemi quotidiani.

Sarò spiccio e brutale: quanta gente negli uffici giudiziari ha continuato a prendersi lo stipendio senza lavorare e senza rischiare il posto o la cassa integrazione? Mentre l’Italia degli avvocati è in crisi e si rischia il fallimento degli studi legali la “controparte” non batte ciglio: chissenefrega se non arriva una sentenza, se i rinvii sono di mesi, se le udienze non si tengono.

Ma il cittadino che sta in mezzo, a chi può rivolgersi?

Non alla politica perché è complice, non al Quirinale che tace, no ai giudici perché “cane non mangia cane”. Questa è una crisi tutta italiana e che ci vede ancora una volta ultimi in Europa.

Altro che epidemia: è un cancro, ma soprattutto è una inciviltà.

Il coma della giustizia italiana