Con oltre il 70% dei voti, Giulio Calamita diventa sindaco nel segno della continuità con Pierluigi Sanna. Una storia iniziata da ragazzi, tra scuola e battaglie ambientali e proseguita per oltre un decennio di amministrazione condivisa. Il “Metodo Colleferro” unisce visione, competenza e partecipazione, trasformando il consenso in progetto collettivo
di Emanuela Ricci
L’eco dei festeggiamenti in Piazza Italia non restituisce soltanto il suono di una schiacciante vittoria elettorale; racconta, piuttosto, un’epifania sociologica in un’epoca di rassegnazione politica. In un contesto nazionale di cronica apatia, Colleferro ha risposto con una “democrazia di prossimità” vibrante, segnando un’affluenza straordinaria del 66,26%, la più alta del comprensorio, e consegnando a Giulio Calamita un consenso superiore al 70%. Non siamo di fronte a un semplice travaso di voti, ma alla validazione di un processo di emancipazione collettiva nel quale il cittadino smette di essere spettatore e torna a sentirsi parte di una squadra che ha saputo trasformare la propria identità industriale in un laboratorio di futuro. Il passaggio di testimone tra Pierluigi Sanna e Giulio Calamita rappresenta un caso raro nel panorama amministrativo locale. Se Sanna è stato il leader della visione e della cultura, l’uomo che ha contribuito a risvegliare l’orgoglio cittadino attraverso una forte narrazione identitaria, Calamita ne rappresenta la continuità operativa, la sintesi tecnica e amministrativa.
Ridurre però questa vittoria alla sola figura del nuovo sindaco significherebbe non comprendere fino in fondo il percorso che ha portato Colleferro a questo risultato. Gran parte delle trasformazioni che hanno cambiato il volto della città negli ultimi undici anni sono nate infatti da una collaborazione politica e umana costruita nel tempo tra Pierluigi Sanna e Giulio Calamita.
Lo stesso Sanna, in più occasioni pubbliche, ha chiarito quale sarà il suo ruolo nella nuova fase amministrativa. Nessuna volontà di condizionare il successore, ma la disponibilità a mettere a disposizione esperienza e suggerimenti ogni volta che sarà necessario, restando però sempre di lato e lasciando al nuovo sindaco la piena responsabilità delle scelte.
Una posizione che racconta meglio di qualsiasi slogan il senso di una transizione politica vissuta non come una successione tra protagonisti in competizione, ma come la naturale evoluzione di un progetto condiviso.
La loro storia, del resto, non nasce nelle stanze del Municipio ma molti anni prima.
Quando erano ragazzi, Pierluigi Sanna frequentava il Liceo Marconi mentre Giulio Calamita studiava all’ITIS Cannizzaro. Fu proprio in quegli anni che avvenne un incontro destinato a segnare il futuro politico della città.
Durante l’apertura della campagna elettorale, Calamita ha ricordato quell’episodio con parole che spiegano molto del rapporto che lega i due amministratori:
“Quando eravamo ragazzi rimasi affascinato da un ragazzo del liceo che venne a parlare di ambiente all’ITIS. Lui era Pierluigi Sanna. Da quel giorno iniziò tutto”.
In quella frase è racchiusa una parte significativa della storia recente di Colleferro. L’interesse per l’ambiente, la sensibilità verso il territorio e la convinzione che la politica possa essere uno strumento di cambiamento concreto affondano le proprie radici proprio in quel dialogo tra due studenti che, anni dopo, si sarebbero ritrovati a guidare insieme la città.
Il “Metodo Colleferro” nasce anche da questa storia. Dall’incontro tra la visione culturale e politica di Sanna e la competenza tecnica di Calamita. Due personalità differenti ma complementari che hanno lavorato fianco a fianco per oltre un decennio contribuendo alla chiusura della discarica, allo spegnimento definitivo dei termovalorizzatori, alla riqualificazione urbana e alla ricostruzione dell’immagine di una città che per troppo tempo era stata associata esclusivamente alle emergenze ambientali.
Ingegnere e vicesindaco per undici anni, Calamita non ha vinto promettendo miracoli, ma garantendo la continuità di un metodo amministrativo che i cittadini hanno imparato a conoscere e valutare attraverso i risultati.
È qui che nasce il “Metodo Colleferro”, un’alchimia fondata sulla coerenza dell’impegno ambientale, sul recupero dell’identità storica, sulla competenza amministrativa e su una profonda umiltà nel servizio pubblico. La stabilità, spesso confusa con l’immobilismo, è stata percepita come avanguardia perché costruita su risultati concreti e irreversibili.
La chiusura della discarica e lo spegnimento definitivo dei termovalorizzatori rappresentano ancora oggi i simboli più evidenti di questo percorso.
Come ha ricordato più volte Calamita:
“Avanti perché le idee non mancano. Insieme perché in tutti questi anni siamo sempre andati avanti senza lasciare indietro nessuno, rendendoci conto che quella era la nostra vera forza”.
La sua parabola politica possiede la forza di un racconto di formazione.
Tutto inizia tra i banchi di scuola quando una maestra chiese alla classe di disegnare il mondo del futuro. Il piccolo Giulio non immaginò astronavi o città fantascientifiche. Disegnò invece un paesaggio senza alberi, dove le persone erano costrette a respirare attraverso delle maschere.
Quella paura infantile, nata all’ombra dei veleni della Valle del Sacco, è diventata il motore di un impegno durato oltre venticinque anni.
Dallo studente che distribuiva volantini contro l’inquinamento all’amministratore che ha contribuito a chiudere gli impianti più contestati del territorio, il percorso di Calamita chiude un cerchio iniziato molto tempo fa.
La fiducia degli elettori non è stata costruita attraverso slogan dell’ultima ora, ma attraverso una presenza costante, consolidata giorno dopo giorno.
Il bambino che temeva di finire l’ossigeno è diventato uno degli amministratori che hanno contribuito a fare della qualità ambientale una priorità politica.
Per comprendere fino in fondo il successo di questa esperienza bisogna guardare anche alla storia della città.
Colleferro, come ricorda spesso Calamita, poco più di centoventi anni fa non esisteva. È nata dall’incontro di uomini e donne provenienti da ogni parte d’Italia. Veneti, campani, pugliesi, marchigiani, piemontesi e molte altre comunità si sono ritrovate nello stesso luogo per costruire una nuova realtà industriale e sociale.
All’inizio parlavano dialetti diversi, avevano tradizioni differenti e spesso faticavano perfino a comprendersi. Eppure riuscirono a mettere da parte le differenze perché avevano un obiettivo comune. Questo patrimonio culturale è diventato uno degli elementi centrali del “Metodo Colleferro”. La convinzione che le differenze possano trasformarsi in una ricchezza quando esiste una visione condivisa.
Da questa eredità derivano tre principi che hanno caratterizzato l’azione amministrativa degli ultimi anni:
Trasparenza radicale, attraverso la rendicontazione costante dell’attività amministrativa.
Etica del fare, con l’onestà considerata una condizione imprescindibile per governare.
Presenza orizzontale, ovvero una politica capace di ascoltare senza porsi mai al di sopra dei cittadini.
Il nuovo mandato non si apre con promesse generiche, ma con una serie di progetti già definiti.
Tra questi figurano il completamento del Museo Marconiano con la prestigiosa collezione dedicata alle radiocomunicazioni e la presenza della celebre Macchina Enigma, la realizzazione dell’ITS per la Logistica nei locali delle ex case operaie, il completamento del Ponte di Fontana dell’Oste, la nascita di una Scuola di Formazione Ambientale, la realizzazione del rifugio per cani e gatti e il restauro di Piazza Italia, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente il centro storico cittadino.
Oltre ai programmi, però, è il profilo umano del nuovo sindaco ad aver contribuito a consolidare il consenso.
Pierluigi Sanna lo ha definito più volte un uomo “semplice, frugale e sobrio”, un amministratore che considera il servizio alla comunità una responsabilità quotidiana più che un esercizio di rappresentanza. Una sobrietà che non appare come una strategia comunicativa, ma come un tratto autentico della sua personalità e che ha contribuito a rafforzare il rapporto di fiducia con la cittadinanza.
Colleferro chiude questa tornata elettorale con un’eredità importante. Non soltanto per l’ampiezza della vittoria, ma per le aspettative che essa genera. La sfida che attende Giulio Calamita sarà quella di completare i progetti avviati e, soprattutto, preservare quel senso di comunità che negli ultimi anni ha permesso alla città di riconoscersi in un destino comune.
La vittoria del 2026 appare così non soltanto come l’affermazione di un candidato, ma come la prosecuzione di una storia iniziata molti anni fa. Una storia nella quale Pierluigi Sanna e Giulio Calamita hanno camminato insieme per oltre un decennio, condividendo obiettivi, battaglie e visione, fino al momento in cui il primo ha consegnato il testimone al secondo senza interrompere il percorso.
La domanda che Colleferro pone oggi alla politica nazionale è semplice e profonda: è ancora possibile governare una comunità sentendosi parte di una squadra? La risposta arrivata dalle urne sembra essere chiara.
Il futuro non si subisce. Si costruisce insieme. E Colleferro, con il suo metodo, ha appena iniziato una nuova fase del suo cammino.


