Il mondo ripiomba nel terrore

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Non appena ci si rasserena e si inizia a vivere di nuovo, con la testa libera da possibili attentati ecco come una “goccia cinese”, arriva l’attentato terroristico. Oggi l’umore e gli sguardi della gente sono ripiombati nella paura dell’imprevisto, di quell’azione  violenta che ti sconvolge  la vita.  Percorrendo le strade di Roma centro è palpabile lo stress emotivo di tutti. Le forze di polizia, l’esercito sono più visibili e vigili come non mai. La gente appare più veloce, più guardinga. Ogni viso cerca nell’altro il gesto oppure l’avvisaglia del pericolo per poter trovare una via di fuga, per sfuggire al destino. Tutto questo dopo due attentati ieri in Spagna compiuti con la stessa tecnica, con un tributo di vittime molto pesante e inevitabilmente destinato ad aggravarsi. Il mondo ripiomba nell’incubo terrorismo dopo gli attacchi in Catalogna, a qualche ora di distanza l’uno dall’altro, che hanno provocato tredici morti e un centinaio di feriti sulle Ramblas – il cuore turistico di Barcellona – mentre cinque “sospetti terroristi” sono stati abbattuti in un’azione fotocopia nella località balneare di Cambrils. Nel pomeriggio di ieri, intorno alle 17, un furgone noleggiato ha puntato la folla sulle Ramblas, l’arteria più frequentata dai turisti nella metropoli catalana. Un attentato rapidamente rivendicato dallo Stato Islamico, che su internet ha esultato per la perdita di tante vite innocenti. Tra le vittime accertate tre tedeschi e un belga, mentre l’ambasciatore italiano ha dato notizia di tre connazionali feriti. L’uomo alla guida del van è fuggito senza dire una parola dopo aver travolto i passanti che passeggiavano tra i chioschi di fiori e souvenir. Ma altri due sospetti – uno spagnolo e un marocchino – sono stati arrestati dalla polizia in due località che si trovano rispettivamente a 100 e 200 chilometri da Barcellona. Nella notte il copione si è ripetuto a Cambrils, a 120 chilomatri a sud, per fortuna con un bilancio meno terribile. La polizia ha annunciato di aver ucciso cinque “sospetti terroristi”. “I sospetti terroristi circolavano a bordo di un’Audi A3 e hanno apparentemente travolto diverse persone prima di urtare una pattuglia dei Mossos d’Esquadra, dopo di che è scattato il conflitto a fuoco”, ha annunciato un portavoce del governo regionale. Alcuni di loro indossavano cinture esplosive, ha indicato un portavoce dei Mossos. Sei civili e un agente sono stati feriti quando la vettura ha falciato, intorno alla mezzanotte, i pedoni sul lungomare di questa località turistica. Cinque dei sette feriti restano ricoverati in ospedale, hanno specificato i servizi di emergenza catalani su Twitter, uno di loro versa in condizioni giudicate critiche. La polizia ha fatto sapere, sempre attraverso i social network, di considerare questo attentato legato a quello che ha provocato tredici morti e un centinaio di feriti – di almeno diciotto diverse nazionalità – a Barcellona. Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha espresso “dolore per l’orribile attacco al cuore dell’Europa” e vicinanza “alle famiglie delle vittime e ai feriti”. La Farnesina, ha assicurato, è “al lavoro per assistere gli italiani” a Barcellona. “Abbiamo disposto dall’Ambasciata a Madrid una missione a rafforzamento del Consolato, per supportare i nostri connazionali”, ha aggiunto, “Il personale dell’Unità di Crisi della Farnesina sta partendo per Barcellona con il primo volo disponibile”. L’ambasciatore a Madrid, Stefano Sannino, ha detto a Radio 1 che alla sede diplomatica italiana “risulta finora che tre connazionali sono rimasti feriti nell’attentato a Barcellona”. Non trovano al momento conferme ufficiali le notizie, rilanciate da alcuni organi di informazione, sulla morte di un cittadino italiano di Legnano in vacanza nella città catalana. “Tra la mezzanotte e mezzanotte e mezza, eravamo sul lungomare sulla spiaggia. Abbiamo sentito dei colpi e abbiamo  pensato ‘devono essere petardi’, ma si trattava di spari”, ha raccontato Markel Artabe, 20 anni, che lavora in un ristorante di Cambrils. “Se vi trovate a Cambrils, non uscite”, ha avvertito su Twitter la polizia regionale della Catalogna. “Possiamo confermare che ci sono tredici morti e oltre un centinaio di feriti”, ha dichiarato ieri sera a Barcellona il responsabile degli Interni del governo regionale catalano, Joaquim Forn. Secondo il ministero degli Esteri Didier Reynders, una belga figura tra le vittime. Le vittime – morti e feriti – sono di almeno diciotto diverse nazionalità, si è appreso dai servizi della protezione civile spagnola. “Ho visto quattro o cinque persone a terra e altre che provavano a rianimarle. C’era tantissimo sangue”, ha raccontato Lily Sution, una turista olandese. “C’erano corpi a terra con le persone che si radunavano
intorno a loro. La gente piangeva disperata”, ha raccontato Xavi Perez, che vende giornali sportivi a cento metri dal luogo dell’attentato. La zona presa di mira è stata rapidamente isolata attraverso un cordone di sicurezza. I feriti sono stati trasportati in barella verso un punto vendita della nota catena di grande magazzini Corte Inglés, per ricevere le prime cure; i superstiti sono invece stati posizionati nei negozi e ristoranti che costeggiano le Ramblas. Le stazione della metro e dei treni sono rimaste
chiuse per diverse ore. Alle porte della città, accurati controlli di polizia provocano pesanti “imbottigliamenti”. Lo Stato Islamico ha
rivendicato l’attentato in un comunicato diffuso dalla sua agenzia di propaganda Amaq e diffuso dal centro di monitoraggio americano dei siti jihadisti, Site. “L’operazione è stata effettuata in risposta agli appelli a colpire gli stati delle coalizioni” internazionali antijihadiste che operano in Siria e in Iraq, ha indicato il comunicato.

Il portavoce della polizia ha indicato che un marocchino, Driss Oukabir, è stato arrestato a Ripoll, un centinaio di chilometri a nord di Barcellona. Un altro sospetto nato a Melilla, un’enclave spagnola in Marocco, è stato arrestato 200 chilometri a sud del
capoluogo catalano, dopo l’esplosione in un appartamento i cui occupanti – secondo la polizia – stavano in apparenza preparando un ordigno esplosivo. Per l’utilizzo di un veicolo per uccidere i pedoni, l’attacco di Barcellona – e quello successivo di Cambrils – hanno ricordato quelli attribuiti all’Isis o rivendicati dal gruppo terroristico a Nizza, Berlino o Londra. La Spagna, terza destinazione
turistica al mondo, era stata finora relativamente risparmiata dal terrorismo di matrice jihadista che aveva colpito altri capitali europee, in particolare Parigi o Bruxelles. Ma è comunque a Madrid che si sono verificati gli attentati di matrice islamica più mortali commessi in Europa: l’11 marzo 2004 erano esplose delle bombe a bordo di treni, che avevano provocato 191 morti. Le azioni erano state rivendicate da un’organizzazione della ‘galassia’ di al Qaida. Unanimi le condanne da tutto il mondo. Re Filippo VI parteciperà  oggi a mezzogiorno a Barcellona al minuto di silenzio in ricordo delle vittime dell’attentato. Il capo del governo spagnolo, Mariano Rajoy, si è immediatamente recato a Barcellona dopo l’accaduto. “Siamo uniti nel dolore”, ha detto annunciando tre giorni  di lutto nazionale a partire da oggi, “Ma siamo soprattutto uniti dalla volontà di mettere fine a questa follia e questa barbarie”.

Purtroppo è difficile a dirlo, è difficile ad ammetterlo, ma siamo in guerra. Ogni guerra porta morti da una parte e dall’altra. Solo l’unione del Paese, della Comunità Europea e del mondo civile potrà sconfiggere la barbarie. Dal momento che religioni, razze e ideologie vivono insieme, occorrerà lavorare seriamente per attuare politiche di integrazione vere. Emarginare accresce il risentimento e l’odio che prima o poi sfocerà in violenza. Occorre fare un salto di qualità e iniziare fin dai banchi di scuola a tessere la tela dell’integrazione pacifica tra i popoli e le culture. Dobbiamo prendere atto che stiamo diventando una società multietnica e per questo dovremo adeguarci “obtorto collo”. Dovremo anche allontanare, subito, tutti coloro che non accettano l’integrazione e che dimostrano avversione e radicalismo. La magistratura dovrà essere meno clemente e “cacciare” subito i mostri e non aspettare che compiano le stragi. Il lavoro da fare è tanto e tutti gli attori in campo dovranno lavorare per il comune obiettivo, dare un futuro migliore alle prossime generazioni. Non è retorica ma pura e vera realtà.

di Massimiliano D’Elia

 

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