Il terrorismo: il suo ciclo e la necessità di sicurezza.

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Il ciclo del terrorismo, così come è conosciuto in geopolitica e nell’intelligence, non è ancora obsoleto.
Purtroppo, il così detto terrorismo, radicatosi all’interno dei nostri paesi (homegrown violent extremist) continuerà a infestare il buon clima dei paesi occidentali.

In una recente statistica del fenomeno terroristico condotta da specialisti del settore, è stato osservato che dopo l’attacco alle torri gemelle dell’11 Settembre 2001, tutti gli attacchi terroristici perpetrati nei paesi occidentali e non, sono stati organizzati da terroristi allevati nei paesi ove si sono poi verificati i misfatti. In USA dobbiamo ricordare l’attacco al night club in Orlando, the Pulse a San Bernardino, a Forth Lauderdale. In Europa, dopo gli attacchi di London Bridge, Westminster Bridge di soli pochi mesi fa, senza dimenticare, Berlino e Nizza, ora anche Barcellona.

Tutti questi ultimi attacchi sono stati caratterizzati da veicoli lanciati sulla popolazione innocente.
Anche a Charlottesville, in Virginia, il metodo terroristico utilizzato dal gruppo neo nazista americano (The New Yorker del 17 agosto 2017) è stato identico: è la testimonianza che i gruppi terroristici si osservano e si copiano, indipendentemente dalle radici di appartenenza, non solo nei metodi ma anche nei fini di far fuori innocenti.
Chi uccide un innocente non può ripararsi dietro lo scudo del terrorismo: egli è solo un pericoloso criminale incorreggibile e basta.
Chi, oggi come ieri, condanna con convinzione questa violenza è dalla parte delle vittime e quindi dalla nostra parte, dalla parte dei valori, dalla parte della libertà.
Insieme, potremo sconfiggere coloro che vogliono generare violenza per scardinare i concetti di appartenenza e di fiducia.

Questi gruppi di assassini (leaderless organizations), ora frammentati, sono generalmente limitati nei numeri, alla ricerca di eventi che possano creare molto rumore mediatico e paura tra la gente: noi cittadini dobbiamo avere il coraggio di affermare tutti i giorni quello che siamo e vogliamo: la libertà e il nostro modo di vita costruito nel tempo, non c’è spazio per ulteriori delinquenti nel nostro paese.

L’osservazione di questi pericolosi delinquenti, più o meno organizzati, ha generato il ciclo di studio degli attacchi terroristici che generalmente sono caratterizzati da: studio della situazione, identificazione dell’obiettivo da colpire, pianificazione dell’azione, acquisizione dei mezzi necessari, prove di azione senza insospettire la popolazione, posizionamento nei pressi dell’obiettivo , esecuzione dell’azione, seguita o meno dalla fase di fuga.
La fase di fuga non è necessaria in caso di attacco suicida.

Ci sono cicli di pianificazione molto complessi che richiedono anni di preparazione , basti pensare all’11 settembre (gli aspiranti suicidi provarono il piano con gli stessi percorsi aerei nel mese di Agosto, senza destare sospetti) o all’attacco delle ambasciate americane in Tanzania e in Kenia oppure pianificazioni più semplici dove bastano fucili e granate come a Manila nelle Filippine.
Tutte le pianificazioni richiedono però stretta sorveglianza dei target prescelti e quindi visite frequenti ai posti selezionati.

Anche l’arrivo delle armi per l’evento può costituire un problema per i terroristi, in quanto aumenta l’indice di rischio di essere scoperti.
L’attacco, invece, fatto con un veicolo a motore contro i pedoni, risulta essere il più semplice da organizzare ed eseguire.
Vi sono manuali pubblicati per tutte le esigenze terroristiche o meglio jihadiste.
Terrorismo e Jihadismo si copiano nelle tattiche applicative per l’esecuzione dei loro crimini, si leggono a vicenda.

Il ciclo di preparazione di un qualsiasi evento terroristico rimane ancora oggi valido.
Investigare, quindi, i possibili piani è compito delle forze di sicurezza e intelligence di ogni singolo paese.
Anche i terroristi/jihadisti, però, hanno i loro “servizi” di informazione.
Durante i lavori sul terrorismo svolti a Casablanca da parte del German Marshall Fund, venne evidenziato che sia l’informazione sia il finanziamento delle organizzazioni terroristiche e jihadiste in particolare, possano trovare terreno favorevole nella tolleranza del mercato nero: i venditori di merci clandestine, possono fungere da telecamere informative sul territorio frequentato nonché i raccoglitori di moneta.
Avere la superiorità informativa, da parte di un Paese, garantisce livelli di sicurezza elevati, abbassando, conseguentemente il rischio terroristico.
In questo campo, la conoscenza del territorio da parte delle forze di sicurezza, in aggiunta alla fiducia tra cittadini e forze di polizia gioca un ruolo fondamentale, i cittadini possono essere, in tal senso, le telecamere informative delle forze di sicurezza, ma è necessario proteggerli per l’attività e non esporli a pericoli.

L’Italia ha conservato grossa esperienza nel settore terroristico durante il periodo delle brigate rosse.
Oggi non possiamo più permetterci di non avere conoscenza di coloro che sono presenti o in arrivo sul nostro territorio: perderemmo la superiorità informativa ed aumenteremmo solo il rischio per la nostra comunità.

di Roberta Preziosa

Il terrorismo: il suo ciclo e la necessità di sicurezza.