Immigrazione, incredibile rivelazione: “una catastrofe annunciata e oramai inevitabile”

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Tra la fine degli anni ’70 e gli ’80 ho avuto modo di conoscere abbastanza alcuni paesi del nord-africa e piuttosto bene quelli del Golfo Arabico.  In quel periodo, in aggiunta alle attività svolte, sono stato rappresentante in Italia di un importante compagnia arabo-statunitense con sede in UAE (Sharjah World Trade & Expo Centre) e proprio questo incarico mi ha portato a partecipare ai lavori promossi in Italia dal Centro Studi Internazionali Pio Manzù fondato da Gerardo Filiberto Dasi ed altri studiosi alla fine degli anni ’60. Il Centro, definito da molti un osservatorio mondiale della civiltà contemporanea, era  un istituto di studio e ricerca impegnato ad analizzare i temi economici, scientifici e non solo che interessano il nostro futuro, formulando strategie per interventi rapidi ed efficaci in risposta alle numerose e complesse problematiche che si abbattono sull’umanità. Inoltre, la consapevolezza geopolitica e geostrategica ha fatto si che non venisse mai meno un’attenzione particolare del Centro al dialogo tra Italia-Europa-Mondo Arabo e Terzo Mondo.

La memoria

Alla fine del 2013, vedendo il crescente scempio prodotto dalla questione “migranti”, terrorismo, etc.., mi sono ricordato di un particolare studio, molto “azzeccato” fatto dal Centro negli anni ’80 e presentato nel corso delle Giornate di Studio  del 12-13-14 ottobre 1986 intitolate  “Governing the Megatrend”.  Non riuscendo a trovare gli atti di quel convegno,  ho chiesto al Centro di inviarmene una copia; per inciso, quella è stata l’ultima volta che ho sentito Gerardo Filiberto Dasi, morì nell’autunno del 2014 e poi il Centro ha definitivamente cessato di esistere nel gennaio 2016.

Il Piano Blù

Tornando al convegno del 1986, in quella sede si parlò diffusamente del  cosiddetto Piano Blù, un piano il cui obbiettivo ” era quello di indagare sulle possibilità di sviluppo e sul loro impatto sull’ambiente mediterraneo”. (Michel Grenon – Dir. Scientifico Centro Attività Regionale Piano Blù).

La  prima fase del Piano si è conclusa nel 1984 con 12 relazioni di esperti su argomenti quali il sistema terrestre e marino, le risorse idriche, sviluppo industriale, energia, salute, uso del territorio, turismo, relazioni economiche all’interno del Mediterraneo, trasporti e comunicazioni, relazioni economiche trasversali, coscienza dell’ambiente e impatto di influssi non mediterranei sul bacino mediterraneo. Un lavoro certosino che ha prodotto una mole di dati  impressionanti.

Ancora più impressionanti sono i dati delle due fasi successive che permisero di capire che tra il 1950 ed il 2000 il forte incremento demografico avrebbe visto passare la popolazione mediterranea da 211 a 438 milioni di abitanti  di cui 238 mil. nella sponda sud del Mediterraneo (Turchia esclusa).

Questi dati fecero capire che a partire dagli anni 2000 gli squilibri in questo delicato scacchiere sarebbero cresciuti in modo esponenziale e l’unico sfogo a questa situazione sarebbe stata una forte spinta migratoria con tutti gli annessi e connessi, che oggi ben conosciamo.

Al Convegno fu lanciato un assordante grido d’allarme, le idee erano chiare e si doveva correre al più presto ai ripari.

Fu a questo punto che, nel corso dei vari brain storming, venne fuori la proposta per una quarta fase del Piano Blù finalizzata alla ricerca di soluzioni atte a creare condizioni di vita più che sopportabili per le popolazioni che vivono a ridosso del confine sud dell’Europa.

Avremmo dovuto metter mano a grandi progetti di sviluppo sociale ed economico molto complessi in brevissimo tempo  altrimenti dal 2000 in poi saremmo stati travolti da eventi inimmaginabili.

Il titolo del Convegno era “Governare il Megatrend” inteso come governare il cambiamento che si iniziava a vivere a livello globale, planetario e il Piano Blù poteva rappresentare la nostra capacità di governare un radicale cambiamento a livello regionale.

All. 1 Intervento DIDO’

All. 2 Intervento DE MICHELIS

Considerazioni drammatiche

Ricordo che allora fu anche detto  che se la IV fase del piano  non fosse giunta a compimento in tempi rapidi per l’Italia sarebbe stato un disastro in quanto molto opportunamente gli stati centrali della CEE (oggi UE che conta) ci avrebbero lasciati da soli a fronteggiare la situazione creando di fatto un’ideale zona cuscinetto con molti altri vantaggi per loro tra cui la conseguente ovvia delocalizzazione delle nostre migliori realtà produttive e finanziarie, grandi e piccole, relativo trasferimento  del nostro migliore know-how  (cervelli compresi).

Come sono andate le cose lo sappiamo, piano piano, uno ad uno i paesi che avevano aderito al Piano Blù hanno trovato più conveniente defilarsi adducendo i motivi più disparati non ultimo il fatto che in certi ambienti si percepiva l’ineluttabilità della catastrofe che si sarebbe abbattuta  nel Mediterraneo dal 2000 in poi.

Veritas vos liberat (GV 8,32)

Quando negli ultimi anni ho visto l’escalation dei flussi migratori, la proliferazione dei porti di partenza, l’insorgere di conflitti apparentemente inspiegabili e il tutto accompagnato da una “stupefacente” crescente attività terroristica mi sono ricordato del lavoro fatto dal Centro Pio Manzù e del Piano Blù e così ho voluto recuperare un pò di documentazione per chiarirmi le idee.

Mettendo insieme le cose studiate e sapute nel 1985-86 e le notizie di tutti i giorni mi sono convinto che hanno visto lungo quelli che non credevano nel Piano Blù:  la catastrofe è inevitabile!

A questo punto credo proprio che gli oligarchi, i politici da 4 soldi, le Onlus, Ong, cooperative sociali e non, Caritas poco caritatevoli, etc.. si sono organizzate per trarre il miglior beneficio possibile dal cambiamento storico che stiamo vivendo-subendo (vale il detto:  tanto peggio, tanto meglio).

Non può che essere così se penso alle navi delle Ong, a come è organizzato questo traffico, all’immenso flusso di denaro e non solo.  Ci sono anche tante altre piccole cose (si fa per dire) che rafforzano questo pensiero e, tra queste, i gommoni che trasportano i migranti; ma li hai visti? sono enormi (ci vuole un buon know-how per costruirli), sono sempre nuovi ovviamente, non possono essere costruiti in uno scantinato, ma chi li produce?  Sembra che siano cinesi (nuova!!!), ma come fanno a portarli in Libia ? che c. di controlli facciamo sui traffici mercantili ?  E’ così difficile per l’intelligence scoprire la fonte ed intervenire come si conviene prima della loro distribuzione ai cosiddetti scafisti?

Infine

C’è qualcosa che non va, anzi sono molte le cose poco chiare e allora è bene che i nostri governanti si diano da fare perché l’Italia è proprio nel bel mezzo della tempesta ed è sotto assedio e….sotto schiaffo dei nostri partners.

Mi sembra giusto concludere ricordando

NEL MARE E’ IL GRANDE PERICOLO

SUL MARE I NOSTRI PADRI RACCOLSERO

LE PIU’ FULGIDE GLORIE

IVI ANCORA E’ LA NOSTRA SPERANZA….

NEL BACINO DEL MEDITERRANEO

LE ARMATE PIU’ VOLTE HANNO DECISO

I DESTINI DEL MONDO.

Francesco Crispi

 

di Maurizio Giannotti

Foto Genova Post

Immigrazione, incredibile rivelazione: “una catastrofe annunciata e oramai inevitabile”

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