Iraq elezioni del 12 maggio: i partiti islamisti si alleano con i laici 

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Sono state confermate dal Parlamento per il 12 maggio le prossime elezioni legislative in Iraq, le prime dopo la sconfitta dell’Isis. La novità principale di questa tornata elettorale sembra essere un cambiamento nel linguaggio politico utilizzato dai diversi partiti, alla ricerca di intese per la formazione di coalizioni. In un Paese polarizzato da anni di guerra e settarismo, in cui buona parte delle formazioni politiche hanno combattuto attraverso le proprie milizie di riferimento, era lecito aspettarsi una recrudescenza nel linguaggio, soprattutto da parte delle tantissime formazioni islamiste. Che, invece, sembrano aver scelto una retorica “laica”, che allude soprattutto alla ricostituzione di uno Stato civile. Come ricorda l’analista Ali Mamouri, degli oltre 200 partiti islamisti registrati presso la Commissione elettorale indipendente, solo una decina stanno utilizzando degli slogan che fanno esplicito riferimento all’Islam, come il Partito islamico Dawa, l’Islamic Virtue Party, l’Islamic Supreme Council of Iraq, l’Iraqi islamic Party, l’Iraqi Organization of Islamic Action e il Kurdistan Islamic Group.

Rispetto alle elezioni precedenti, è diminuito sensibilmente non solo il numero dei partiti che si dichiarano islamisti, che in precedenza costituivano la metà abbondante del totale; soprattutto, le stesse formazioni islamiste hanno scelto in questa tornata di andare in campagna elettorale enfatizzando temi non legati alla religione e al peso che debba avere nella vita politica, concentrandosi sulla necessità di avviare riforme istituzionali e sull’unità dello Stato, dopo anni di polarizzazioni interne. Anche dalla formazione delle alleanze si può evincere questo trend. Lo speaker del Parlamento iracheno, Saleem al Jabouri, leader dell’Islamic Party, cioè la branca irachena della Fratellanza Musulmana, ha annunciato di voler formare una coalizione con il vice precidente iracheno Ayad Allawi, col nome di Assemblea civile per la Riforma. Allawi alle elezioni del 2010 aveva guidato una coalizione laica, che aveva peraltro creato difficoltà alla permanenza di Nour al Maliki come primo ministro. Il movimento sadrista, di ispirazione islamista-sciita, da parte sua, sembra intenzionato ad allearsi con il Partito comunista iracheno, dando vita all’Alleanza dei Rivoluzionari per le riforme.

Nessun progetto di natura religiosa è stato approvato durante il governo al Abadi: in primis, sono stati rigettati due importanti progetti di legge dal sapore confessionale, come quello che avrebbe voluto proibire il consumo e la vendita di alcol e quello che vorrebbe rendere universale lo “Statuto personale jafarita”, ossia applicare nel diritto di famiglia le norme islamiche. Il primo a rigettare questa proposta è stato il più importante Ayatollah del Paese, Ali Al Sistani. Dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003, la Repubblica islamica dell’Iran è tornata ad essere fonte di ispirazione per i partiti sciiti iracheni, alcuni dei quali – come l’Organizzazione Badr, il Consiglio Islamico Supremo dell’Iraq – promuovevano in Iraq l sistema del Velayat e Faqih (il governo del giusperito), vigente in Iran dal 1979.

Oggi anche questi stessi movimenti sembrano aver temperato le loro istanze, concentrandosi più sul rafforzamento delle istituzioni nazionali che non sui valori a cui ispirarle. Questo cambiamento nella comunicazione politica, che si riflette nella composizione di alleanze che vedono insieme islamisti e laici (o comunisti), sembra poter tuttavia danneggiare gli stessi partiti laici, come spiega l’attivista Wassim Sizif, intervistato da Al Monitor: “potrebbe essere un suicidio per i movimenti della società civile, che avrebbero potuto costituire un’opposizione importante agli islamisti. Tuttavia, sembra che essi ritengano che ottenere il potere sia l’unico modo per avviare un cambiamento.

Iraq elezioni del 12 maggio: i partiti islamisti si alleano con i laici 

MONDO, PRP Channel |