Italia con difesa aerea compromessa, un regalo del M5S

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(di Andrea Pinto) La difesa terra-aria italiana, assicurata dai missili #Aspide ha ormai 40 anni e terminerà il suo ciclo operativo alla fine del 2020. Gli stati maggiori avevano, saggiamente, previsto un budget di circa 545 milioni spalmato fino al 2031, per un nuovo sistema d’arma integrato e interoperabile.

Il ministro della Difesa Elisabetta #Trenta su “ordine” del vice premier Luigi #Di Maio, invece, lo scorso anno non ha finanziato 15 milioni di euro per il 2018 e 30 milioni per il 2019 per l’ammodernamento del sistema di difesa missilistico italiano.

Il programma che soffre e sarebbe stato “cassato” è il #Camm-Er (Common Anti-air Modular Missile – Extended Range) che era stato approvato dal governo Gentiloni.

Il  sistema d’arma Camm-Er è un prodotto Mbda, industria inglese leader mondiale nella missilistica, partecipata la 25 per cento da #Leonardo. Fornisce una protezione completa contro qualsiasi obiettivo aereo, noto o pianificato e rappresenta la soluzione più comune per diverse piattaforme e diversi servizi. Ha un design modulare che consente l’utilizzo con qualsiasi condizione atmosferica e il beneficio, in termini di costi, di condividere le riserve missilistiche tra aeronautica, marina ed esercito.

Questi missili di nuova generazione offrono un’ampia gamma operativa e la possibilità di concentrare diversi armamenti in uno spazio limitato grazie alla loro compattezza. Infine, i sistemi Soft Vertical launch e Turn-Over garantiscono una copertura a 360°”.

Il mancato finanziamento del programma si rifletterà sicuramente anche sull’indotto nazionale. Ad inficiare del mancato “ordine” sono lo stabilimento di La Spezia ed il connesso sito di Aulla, quest’ultimo posto all’interno del comprensorio del Centro Interforze Munizionamento Avanzato (CIMA) della Marina Militare. #MBDA, secondo indiscrezioni, ha già fatto sapere di non poter garantire le circa 120 assunzioni previste in Italia.

F-35

A quanto  pare, dopo questa ultima misura, chi ne soffrirà maggiormente sarà l’Aeronautica militare, il cui compito “principale”, non a caso, è proprio la “Difesa Aerea Nazionale”.  Compito che comporta l’utilizzo di mezzi ad alta tecnologia come l’F-35. Altro programma pluriennale mai gradito al M5S e che il ministro Trenta vorrebbe rivedere e magari dilatarne l’acquisizione. Imbarazzo recente è stato il tardato pagamento di circa 389 milioni di euro alla Lockeed Martin, azienda americana leader del programma multinazionale.

Novanta  F-35 sostituiranno, nel breve-medio periodo, circa 240 velivoli tra Tornado, AMX e AV8 – oramai giunti al termine della vita operativa. L’F-35 è un velivolo di quinta generazione necessario sia per le indubbie capacità operative sia per la capacità di poter dialogare con gli altri partner alleati con una piattaforma comune e netcentrica.

Il 12 marzo scorso  il capo di stato maggiore dell’Aeronautica, generale Alberto Rosso, in audizione alla Commissione Difesa aveva lanciato una serie di accorati appelli: <<a livello politico il numero di velivoli autorizzati in questa prima fase è  di 28 #F-35, noi ne abbiamo 11 e mezzo, ora siamo in attesa”. “Questo aereo e’ il futuro, qualsiasi rallentamento o calo nel numero sarebbe preoccupante non solo per noi ma anche per l’industria nazionale visto l’indotto economico che il programma porta”>>.

La questione degli F-35 è stata discussa anche presso il  Consiglio Supremo di Difesa. Il consesso militare più alto della Repubblica ha approfondito lo stato del processo di riforma e modernizzazione dello Strumento Militare nazionale ed ha sottolineato il carattere di continuità, anche finanziaria, che deve necessariamente caratterizzare i programmi di ammodernamento che si sviluppano su orizzonti temporali particolarmente lunghi.

L’Italia, giocando ancora sul programma F-35, perderebbe più di quanto risparmierebbe, perché circa 80 aziende del nostro paese sono coinvolte nel progetto, lo stabilimento di Cameri è stato scelto come hub logistico e della manutenzione e l’intera operazione dovrebbe generale posti di lavoro stimati inizialmente fra 3.586 e 6.395 unità. Il ritorno economico, alla fine dei giochi, annullerà, nel tempo, la spesa sostenuta per l’acquisizione di tutti i 90 F-35.

P1HH HammerHead

Così come riporta StartMagazine non mancano le conferme sulla inutilità del programma #P1HH HammerHead volto a dar vita ad un UAV da ricognizione ad alte prestazioni, programma nato su iniziativa privata di #Piaggio Aerospace per far fronte ad un requisito operativo degli Emirati Arabi Uniti che, tramite il fondo sovrano Mubadala, avevano finalizzato l’acquisto della storica società ligure, anche per l’acquisto di una versione da pattugliamento marittimo del P-180 Avant.

Il programma P-1HH si è trascinato tra più di una traversia di ordine tecnico (un atterraggio fuori pista ed un crash in acqua dinanzi alla base di Trapani Birgi) e di ordine economico (Mubadala non ha ricapitalizzato in attesa dei fondi statali). Gli Emirati Arabi Uniti si sono sostanzialmente ritirati dal programma, anche perché l’AM che, per volontà del precedente Governo, si era assunta l’onere della certificazione del velivolo, voleva puntare sulla versione 2HH, pesantemente rivista e corretta rispetto alla 1HH giudicato poco performante e tagliato per esigenze export, assegnando a Leonardo un ruolo cruciale per quanto riguarda la gestione del programma.

L’attuale Governo sembra voler uscire dall’impasse, con i sindacati di Piaggio che reclamano l’intervento governativo per il salvataggio della società, sbloccando circa 250 milioni di euro per il completamento della certificazione (circa 70 milioni) e per la fornitura di otto velivoli (quelli che erano previsti per gli EAU) di cui sei già sostanzialmente costruiti ed in attesa di essere completati. L’AM insiste a non volere droni considerati inutili e gioca anche la carta dell’EUROMALE, un programma multinazionale volto a dar vita ad un drone di capacità simili ma non uguali a quelle che erano previste per il P2HH.

 

Italia con difesa aerea compromessa, un regalo del M5S

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