Ministro Trenta e gli F35. Corte dei Conti, “non è conveniente abbandonare programma”

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L’agenzia di stampa  internazionale Reuters ha diffuso in tutto il mondo la notizia che sta creando non pochi problemi ai partner internazionali che con l’Italia partecipano al programma industriale più ambizioso per la storia dell’aviazione, quello per il super jet militare di quinta generazione F 35. Il titolo utilizzato dall’agenzia di di stampa e’ molto di effetto ma non rappresenta la reale posizione italiana, almeno si spera. Come al solito nel nostro paese però  amiamo farci del male da soli riprendendo la questione degli F 35 che la Corte dei Conti nel 2017 aveva chiuso affermando che la scelta dei governi precedenti era obbligata dai livelli tecnologici richiesti  che vedono il velivolo in questione, quale l’unico al mondo in grado di garantire. La Corte concludeva che i ritorni industriali e tecnologici per l’Italia sarebbero stati notevoli alla pari di quelli economici per l’intero indotto, per non parlare dei posti di lavoro.

L’Italia non comprerà più i caccia F-35 della Lockheed Martin e sta valutando se attenersi o meno all’ordinativo complessivo”, ha detto il ministro della Difesa italiano Elisabetta Trenta in una intervista al programma televisivo Omnibus, sul canale televisivo La 7.
I 5 stelle da sempre hanno criticato l’ordine dell’Italia per i 90 aerei, dicendo che “i soldi potrebbero essere spesi meglio per aiutare l’economia del Paese”.
Non compreremo altri F-35“, ha detto il ministro della difesa italiana e “stiamo valutando cosa fare per quanto riguarda i contratti già in essere.”
Il ministro ha spiegato le diverse ragioni per essere comunque cauti, affermando che in caso di annullamento dell’ordine ci sarebbero “pesanti penali” che potrebbero superare il costo complessivo  per mantenerlo”.
Ha anche citato i benefici in termini di tecnologia e ricerca in Italia legati alla produzione degli aerei, così come i posti di lavoro che andrebbero persi.
L’F-35 è prodotto da Lockheed Martin, con società come Northrop Grumman, United Technologies, Pratt & Whitney e BAE Systems.
Tuttavia, il ministro Elisabetta Trenta  ha detto di voler valutare una dilatazione dei tempi di consegna per liberare risorse ad investimenti per nuovi progetti legati alla difesa europea.

E’ il caso, tuttavia, di ricordare che al riguardo si e’ già espressa anche la CORTE DEI CONTI con la 

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In sostanza la Corte dei Conti, che ha effettuato un’analisi sul maxi-programma  ha detto che uscire dallo stesso vanificherebbe gli sforzi e gli investimenti finora effettuati, che nel prossimo futuro potrebbero cominciare a produrre i primi frutti.

Per l’Italia, ricorda la Corte, sono intervenute due decisioni:

-la prima (nel 2012) ha ridotto da 131 a 90 il numero di velivoli da acquisire;

-la seconda (nel 2016) ha impegnato il governo, per aderire alle indicazioni parlamentari, a dimezzare il budget dell’F-35, originariamente previsto in 18,3 miliardi di dollari.

La prima decisione «ha avuto un costo per la base industriale» perché vi è stata «la perdita, in quota percentuale, delle opportunità di costruire i cassoni alari nello stabilimento di Cameri (Novara); inoltre «i risparmi teoricamente ottenuti dalla diminuzione della flotta (5,4 miliardi) si sono riverberati in concrete perdite contrattuali per 3,1 miliardi».

La seconda decisione, invece, ha prodotto «un risparmio temporaneo pari a 1,2 miliardi di euro nel quinquennio 2015-2019, ma senza effetti di risparmio nel lungo periodo». Per quanto riguarda le ricadute economiche, la Corte sottolinea come queste siano al di sotto delle attese, «anche per effetto del rallentamento generale del programma».

E così, per l’occupazione «si parla al momento di circa 1.600 unità effettivamente impiegate, a fronte di una forchetta previsionale annunciata tra 3.586 e 6.395 unità», mentre lo stabilimento di Cameri allo stato risulta «sovradimensionato» e sotto-occupato.

Ma «se i ritorni programmati sono risultati ridimensionati rispetto alle aspettative, essi non sono però compromessi – avverte la Corte – e il prossimo avvio della piena produzione lascia aperte le prospettive per il futuro».

«Gli ingenti investimenti effettuati (3,5 miliardi di euro fino a fine 2016, e più di 600 milioni ulteriori, previsti negli anni a seguire, trovano la propria giustificazione in una logica di continuità», scrive la Corte dei Conti, secondo cui «l’opzione di ridimensionare la partecipazione nazionale al programma determina potenzialmente una serie di effetti negativi», in primis «la perdita degli investimenti sostenuti finora, compresi quelli attinenti lo stabilimento di Cameri», la cui competitività è «fortemente legata» al mantenimento da parte dell’Italia degli impegni presi finora.

La valutazione complessiva del progetto, si legge nella relazione, deve tener conto del fatto che «l’esposizione fin qui realizzata in termini di risorse finanziarie, strumentali ed umane è fondamentalmente legata alla continuazione del progetto». A questa «corrispondono infatti non solo i costi fin qui affrontati ed i ritorni economici già realizzati, ma soprattutto i costi in termini di perdite economiche, ove avesse termine o si riducesse sostanzialmente la partecipazione al programma».

Un’ultima considerazione della magistratura contabile riguarda «l’impatto del Programma sul sistema Paese», cioè «le imprese ed i lavoratori in esso coinvolti»: «il volume economico stimato per i prossimi 20 anni, pur nella sua visione più ottimistica, assume dimensioni ragguardevoli (circa 14 miliardi di dollari) e non va sottovalutato l’effetto moltiplicatore sull’indotto. 

Il Ministro della Difesa, oltre alle valutazioni di carattere economico, ampiamente relazionate dalla Corte dei Conti, dovrebbe anche pensare che l’Aeronautica Militare nei prossimi anni perderà oltre 240 velivoli tra Tornado e AMX. Cancellare, ovvero dilatare i tempi di consegna dell’F35 sarebbe per l’Italia un danno che tutti hanno già preannunciato come  una specie di suicidio assistito.

 

Ministro Trenta e gli F35. Corte dei Conti, “non è conveniente abbandonare programma”

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