La blockchain come mezzo di contrasto alla corruzione

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(di Nassisi Claudio, socio Aidr) Le criptovalute, in particolare i Bitcoin, e la tecnologia blockchain (che ne costituisce il cuore) hanno catalizzato l’attenzione degli addetti e al settore e non negli ultimi anni.

I Bitcoin sono stati introdotti nel 2008, in un momento in cui la fiducia riposta nelle istituzioni era minimi storici.

In preda all’entusiasmo iniziale si immaginava che l’uso della blockchain avrebbe consentito di raggiungere risultati clamorosi in settori estremamente eterogenei. Di fatto, a distanza di anni, si può dire che, soprattutto nel settore finanziario, si è assistito all’avvio di diversi progetti e, cautamente, se ne cominciano a vedere altri in settori insospettabili come il contrasto alla corruzione.

La tecnologia blockchain è un tipo di piattaforma decentralizzata che può registrare, archiviare e consentire l’accesso alla transazione digitale senza un’autorità centrale. Una versione modificata della blockchain (chiamata blockchain privata) dall’altro lato, prevede la presenza di un’autorità centrale per regolare i permessi degli utenti, per l’accesso e la distribuzione dei record.

Ogni nuovo record è, infatti collegato al record precedente tramite metodi crittografici, ecco perché i dati non sono possono essere modificati. Con l’assenza di intermediari, la caratteristica d’immutabilità e un modello di consenso distribuito, l’implementazione della blockchain risulta in grado di mettere in discussione il concetto di governance tradizionale.

Attraverso i suoi meccanismi di verifica, la blockchain promette di instaurare un sistema affidabile e distribuito tra i diversi nodi impedendo ogni tentativo di falsificare i dati in essa contenuti.

Storia

La necessità che si è diffusa soprattutto a partire dagli anni ’90 di mantenere inalterati i riferimenti temporali dei documenti digitali, ha indotto diverse soluzioni tra le quali quella di marcare digitalmente i documenti e inserire i singoli certificati in una catena utilizzando, come strumenti di maggior garanzia, la cifratura e la firma digitale.

L’obiettivo era quello di annullare l’eventualità che fosse possibile retrodatare o anticipare i contenuti digitali in modo da comprometterne l’autenticità. Il concetto è stato ulteriormente sviluppato, raggruppando diversi documenti in gruppi – o blocchi. È stato coniato il termine blockchain.

Pre requisiti per l’implementazione della Blockchain

Mentre è palpabile un diffuso entusiasmo per l’uso della Blockchain, non tutti i contesti hanno le giuste condizioni per farlo:

•             i record devono essere digitali, il che in molti casi comporta un processo complicato per digitalizzare documenti cartacei;

•             è necessario disporre di un’identità digitale sicura per ogni accesso.

•             il sistema deve consentire l’uso della firma digitale.

•             gli utenti devono essere adeguatamente informati mediante una minima l’alfabetizzazione digitale necessaria a comprendere le modalità attraverso le quali sfruttare il servizio.

La necessità di alfabetizzazione digitale, di un adeguato sistema normativo o di decisioni politiche è forse proprio l’aspetto più critico rispetto ai potenziali ostacoli di natura tecnica.

Proprietà della blockchain rilevanti per l’anti corruzione

Robustezza

La blockchain, come la tecnologia che sta’ dietro la rete, ha la capacità di garantire una sua solidità operativa in quanto non può essere messa fuori uso a meno che ogni componente non venga disattivato.

Incorruttibilità e sicurezza

Nella tecnologia blockchain, le informazioni vengono distribuite attraverso l’intera rete ed è quindi quasi impossibile corromperle o alterarle.

Consenso

Non è richiesto un organo terzo perché la decisione è di natura dinamica. La transazione viene completata solo quando tutte le parti interessate raggiungono un amichevole decisione o una risoluzione accettabile.

Trasparenza e validità delle informazioni

Qualsiasi cambiamento nelle informazioni può essere visualizzato da tutti i partecipanti. Quindi viene garantita la massima trasparenza e minimizzato il rischio di manomissioni.

Teoricamente è quindi possibile progettare e sperimentare molti nuovi modelli di governance decentralizzata privi di supervisione governativa

Tale processo potrebbe rapidamente mutare anche i principi su cui si fondano gli attuali sistemi politici, ponendo in discussione il ruolo tradizionale dello Stato e delle istituzioni centralizzate.

La corruzione, la fiducia e l’uso delle nuove tecnologie

L’innovazione e le tecnologie sono state a lungo studiate come strumenti per combattere o, almeno, limitare la corruzione.

Insieme ai fattori tradizionali come il livello di sviluppo della professionalità, l’istituzionalizzazione e la qualità della burocrazia e delle forze dell’ordine si indaga il ruolo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel contrasto dei fenomeni corruttivi.

Utilizzando i dati dell’indagine sull’e-government delle Nazioni Unite 2018, se ne conferma il forte ruolo con benefici soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

La ricerca indica che le infrastrutture orientate alle nuove tecnologie insieme alla qualità dei servizi online hanno un significativo impatto positivo sulle attività di lotta alla corruzione nei settori strategici come gli appalti.

L’implementazione dell’e-government riduce la corruzione in un paese, in particolare aumentando l’accesso alle informazioni e la trasparenza di ogni informazione.

Se la corruzione nel settore pubblico porta a una mancanza di fiducia tra i cittadini e le istituzioni governative, la trasparenza delle decisioni del governo e l’apertura di registri pubblici può facilitare il monitoraggio dei registri e ridurre il rischio di corruzione.

La blockchain promette record a prova di manomissione che impiegati o burocrati corrotti non possono modificare

In un recente rapporto dello scorso giugno del World Economic Forum “Exploring Blockchain Technology for Government Transparency Blockchain-Based Public Procurement to Reduce Corruption” si riportano gli esiti di uno studio svolto in collaborazione con la Banca Interamericana di sviluppo (IDB) (che ha lo scopo di favorire lo sviluppo economico e sociale dei paesi dell’America Meridionale) e l’Ufficio dell’ispettore generale della Colombia (Procuraduría General de Colombia) le cui conclusioni, soprattutto riferite al settore degli approvvigionamenti, consentono di dire che, nel complesso, i sistemi di e-procurement basati su blockchain forniscono vantaggi importanti legati proprio alla trasparenza procedurale, alla registrazione permanente e alla pubblicità dei dati.

Dall’altro lato, anche una soluzione basata sulla blockchain non è in grado di ridurre il rischio di corruzione in alcune attività umane che possono verificarsi al di fuori del sistema di appalto elettronico, in particolare sulla corruzione o sulla collusione tra venditori o tra venditori e offerenti.

Per concludere, il MISE, nelle “Proposte per la Strategia italiana in materia di tecnologie basate su registri condivisi e Blockchain. Sintesi per la consultazione pubblica”, considera che la principale e potenziale caratteristica offerta da questa tecnologia è quella di ridurre, in alcuni casi anche drasticamente, il costo della fiducia necessario al perfezionamento di una transazione, intesa come scambio informativo o di valore, garantendo al tempo stesso certezza della sua esecuzione.

Tra i numerosi settori verso i quali indirizzare le sperimentazioni vi è anche quello della tutela del Made in Italy mediante la creazione di un sistema di tracciabilità e comunicazione trasparente finalizzato a contrastare la contraffazione nei diversi settori produttivi (agroalimentare, abbigliamento, farmaceutico, ecc.) e a tutelare la proprietà industriale.

Si segnala, infine, che la blockchain potrebbe essere utilizzata proficuamente anche nel contrasto all’evasione fiscale. Diversi esperti in materia suggeriscono che un sistema basato sulla blockchain può annullare l’evasione fiscale dell’IVA, almeno quella dovuta a frodi in operazioni trans-frontaliere tra paesi UE, che ammonterebbe a 50 miliardi di euro l’anno (secondo una stima della Commissione Europea).

La blockchain come mezzo di contrasto alla corruzione

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