La follia del “grillismo”

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(di Massimiliano D’Elia) Dal blog di Grillo, un Twitter: “Pensavo peggio..”, poi in un link un video dei Soundgarden del 1994 –  Black hole sun -, canzone che immagina la fine del mondo come un buco nero che inghiottisce tutto. La cantava Chris Comell, che due anni fa si è tolto la vita, e che disse: “Ho scritto questa canzone dopo aver visto per tutto il giorno film horror”. 

Constatare come Beppe Grillo commenti il risultato fallimentare delle elezioni regionali in Umbria a suon di cinguettii e canzoni macabre, fa sorridere.  Un comune osservatore, apolitico, è indotto  a pensare che il comico genovese, nel corso degli anni, si è servito del fenomeno   Movimento 5 Stelle  per soddisfare un capriccio, una sfida personale: sovvertire le regole della politica portando i “cittadini” dentro – la “scatoletta di tonno” – il  Parlamento. Riuscita l’impresa il Beppe nazionale sta, ora, portando alla morte politica il Movimento. Come per dire, io ti ho dato la luce e io ti spengo quando e come voglio.  Gli indizi che supportano questa mia fantasiosa teoria, troverebbero riscontro nelle ultime giravolte politiche, stile trasformismo prima Repubblica. Incomprensibile è stata l’alleanza con il Pd per formare un governicchio di soccorso nazionale contro il pericolo “Salvini”. Ancora più incomprensibile replicare l’esperimento dell’alleanza di governo anche  in Umbria dove  i grillini avevano fatto cadere la giunta a guida Pd, una contraddizione unica. Più che un esperimento, si è trattato di un  suicidio preannunciato, difficile da far leggere come un lungimirante laboratorio  politico. Beppe Grillo che di recente ha  indossato una maschera da pagliaccio vuole burlare tutto e tutti, facendo sottintendere che la scenografia sta alle battute finali. Bellissime le ultime trovate di Grillo quando parla di “elevato”, riferendosi al premier Giuseppe Conte, oppure quando lancia l’ennesima provocazione, togliere il voto agli anziani over 65. Se nessuno se ne fosse accorto Beppe ha voluto dimostrare che è  possibile sovvertire e giocare  con un  sistema  politico malato, succube delle lobby nazionali ed estere.

Tra quelli che più di tutti risentiranno della follia del  “grillismo”, saranno  i pentastellati, oggi seduti comodamente nelle aule del Parlamento. Disorientati e consci che dopo 10 anni di vita del Movimento sono ad un passo dall’oblio. Le vie d’uscita sono due: rimanere al governo fino alla maturazione del requisito del vitalizio per poi morire politicamente, oppure “mandare a quel paese Grillo e Casaleggio” e prendere le redini del Movimento per  riportarlo sui binari a lui più congeniali:  opposizione dura con maggiore attenzione alle esigenze degli italiani. I pentastellati, purtroppo, hanno dimostrato che non sono ancora pronti per  governare un Paese. Tornare all’opposizione potrebbe essere l’unica via d’uscita per organizzare la struttura sul territorio, vera spada di Damocle del Movimento, ed essere meno Grillocentrici.

Le dichiarazioni di alcuni grillini danno il termometro della situazione tra le fila dei parlamentari.

Elio Lannutti: “Quando si tradiscono principi e valori, si cercano ancora giustificazioni alle sconfitte plurime? Senza correzioni degli errori, andiamo verso l’irrilevanza, se non l’estinzione

Roberta Lombardi: “Quante sveglie dobbiamo prendere per capire che non è più tempo di traccheggiare?”. 

Stefano Buffagni: “Meglio soli che male accompagnati. Appuntiamo il messaggio in cameretta tutti”. 

Giorgio Trizzino: “Sia chiaro, indietro non si toma. Il percorso intrapreso con le forze del centrosinistra è irreversibile”. 

 

La follia del “grillismo”