La nuova difesa europea: quali sinergie e riqualificazioni possibili nel campo Aerospaziale?

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(di Pasquale Preziosa) I ministri degli esteri/difesa di 23 paesi dell’Unione Europea hanno dato corpo alla nuova Cooperazione strutturata permanente (Pesco) nel settore della Difesa.

Oltre 50 progetti, definiti concreti, conferiranno le nuove capacità militari congiunte di cui la difesa europea del domani avrà necessità.

L’Alto rappresentante UE per la Politica estera e di Sicurezza comune, Federica Mogherini, ha affermato che “ ..il rafforzamento della difesa europea permetterà alla NATO di fare maggiore affidamento sulle forze europee” e ciò sottolinea almeno due aspetti:

  •  il primo: legato al forte legame NATO – Unione Europea,
  • il secondo: legato alla interoperabilità delle forze dell’Alleanza.

Questo secondo aspetto sottende il concetto che: senza interoperabilità tra le piattaforme militari non vi potrà essere sinergia tra le forze militari di differenti Paesi, nei quattro domini operativi: terra, mare, aria e spazio, Cyber.

L’11 dicembre prossimo è previsto, al Consiglio Affari esteri di Bruxelles il voto definitivo del progetto europeo per la Difesa che dovrà raggiungere la “maggioranza qualificata rinforzata”.

Sui nuovi progetti nascerà la nuova European Defense Industry, ovvero la federazione delle industrie della difesa europea, formata dalle industrie per la difesa delle singole nazioni, la cui colonna portante sarà costituita dai paesi europei che già hanno sottoscritto la LoI (letter of intent) per il settore industriale della difesa (Francia, Germania, Italia, Spagna e Svezia che col Regno Unito detengono l’80% della produzione di beni e servizi nel settore).

Nel corso dell’inaugurazione di “Aerospace and Defence meeting” in corso a Torino, l’A.D. Profumo di Leonardo ha affermato che “una semplificazione dei programmi, una definizione di standard comuni e una interoperabilità dei sistemi” gioverebbe per la costruzione della nuova Europa per la Difesa.

Ha inoltre aggiunto che il nuovo velivolo da caccia europeo vedrà la luce verso il 2035 e l’Eurofighter dovrebbe cessare di essere prodotto nel 2025.

Mancano 18 anni per arrivare al nuovo velivolo europeo e tra solo 7/8 anni chiude, nei quattro paesi europei, la produzione del velivolo Eurofighter cioè, in termini industriali: domani.

L’industria di Spagna, Germania, Italia e consideriamo anche il Regno Unito soffriranno per almeno 10 anni un gap di produzione velivoli che potrebbe risultare penalizzante per la perdita di maestranze e esperienza nello specifico settore.

La Francia, per bocca del Capo di Stato Maggiore dell’ Aeronautica,Gen. André Lanata, in audizione presso il Parlamento francese, ha messo in luce i seguenti aspetti (formiche.net):

  • è necessario prendere iniziative per sostituire le flotte da combattimento con velivoli di quinta generazione;
  • è frustrante, per la Francia che, non solo gli USA abbiano capacità operative di primo livello per il combattimento aereo, ma anche partner di riferimento europei e extra europei (Italia, Paesi Bassi,Gran Bretagna, Australia, Giappone, Turchia,Norvegia, Corea del Sud, Israele), e non la Francia;
  • l’F35 sarà lo standard di riferimento di tutto il mondo;
  • l’F35 ha due punti di forza, la capacità di bassa osservabilità radar e l’elevata connettività del software di gestione.

Il Capo di Stato Maggiore francese, in altri termini, afferma che i velivoli di quarta generazione siano residuali, in termini di capacità di combattimento operativo, per i nuovi scenari di confronto geopolitico e desidera avere le stesse capacità degli alleati più importanti, sottolineando, quindi, un gap operativo di capacità aerotattiche e strategiche.

La Germania, per bocca del Capo di stato Maggiore dell’Aeronautica (Reuters), Gen. Karl Muellner, durante la “Fighter Conference“ di Berlino, ha affermato che le capacità di disturbo radar e di individuazione degli obiettivi a lungo raggio sono indispensabili come deterrente per la Difesa nazionale e delle operazioni nella NATO, queste capacità vanno trovate in un jet da combattimento di quinta generazione e secondo gli esperti militari attualmente solo l’F35 soddisfa questi requisiti.

La Spagna ha già fatto trapelare la sua esigenza di sostituire i velivoli a decollo verticale con gli F35B.

Alcuni degli altri paesi europei hanno già adottato l’F35: Italia, Olanda, Regno Unito, Danimarca, Norvegia,

L’Europa tutta quindi, ha bisogno di un nuovo velivolo da combattimento per tener testa ai nuovi scenari per il quale sarà necessario generare capitali, per i soli investimenti di ricerca e sviluppo, non inferiori a quelli dell’F35 (50/60 mld $ circa), e presenta almeno cinque gap:

  •  il primo di natura temporale: il nuovo caccia sarà disponibile non prima dei prossimi 20 anni,
  •  il secondo di tipo capacitivo, ovvero i velivoli da caccia in servizio non sono alla stato dell’arte per i nuovi scenari operativi, in particolare per gli scenari A2/AD (cioè nuove agguerrite difese missilistiche terra/aria),
  • il terzo, di tipo tecnologico: gli studi dell’Unione europea sul Gap tecnologico tra l’industria Europea e quella statunitense hanno misurato in 5 fino a 10 anni tale divario,
  • il quarto, di tipo operativo: c’è una esigenza di rendere interoperabili i nuovi velivoli di quinta generazione con quelli di quarta generazione.

È necessario quindi mitigare per i paesi europei, tutti i rischi connessi ai gap segnalati.

L’Italia e Leonardo sono stati destinatari, nel recente passato, di infrastrutture per l’assemblaggio, parte della costruzione (cassoni alari con equipaggiamenti incorporati), la verniciatura speciale, dei velivoli F35.

La struttura di Cameri, realizzata per le esigenze sia dell’Italia sia dell’Olanda, fu all’epoca dimensionata sul numero dei velivoli da acquisire da parte dei due paesi, sia in previsione delle esigenze di altre nazioni.

Nel tempo i numeri delle acquisizioni dei velivoli F35 sono stati ridotti dalle due nazioni, lasciando spazi disponibili anche per altri aspiranti paesi.

Il complesso di Cameri oggi sarebbe in grado di soddisfare le esigenze operative europee, per coprire gap evidenziati mitigando i rischi operativi, in attesa del nuovo caccia europeo.

In vero, il coinvolgimento nella manifattura dei velivoli di quinta generazione , di fatto, rappresenta un trasferimento di tecnologia per i paesi coinvolti.

Se per i nuovi programmi europei il percorso tecnico appare chiaro, per quelli già avviati che comunque persisteranno per i prossimi quaranta anni come l’F35, sarà necessario un processo di riqualificazione in senso europeo.

La riqualificazione, sicuramente avrà impatti positivi sull’interoperabilità delle flotte aeree, consentirà l’aggiornamento dei velivoli di quarta generazione acquisiti dal Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, ecc…, che non possono rimanere come sono stati fino ad oggi contrattualizzati, consentirà una accelerazione tecnologica dell’industria europea per il nuovo caccia annunciato e potrà dare una risposta più saggia al legame transatlantico.

Gli USA, il 28 novembre scorso, hanno messo sotto inchiesta le importazioni di alluminio dalla Cina, ma hanno di recente concesso all’ENI le trivellazioni in Alaska, a dimostrazione che solo la convenienza crea la convinzione.

L’Europa ha necessità di creare il nuovo ma, nel contempo, deve riqualificare, in chiave europea, i programmi correnti: per l’Italia e Leonardo potrebbe essere anche conveniente.

 

La nuova difesa europea: quali sinergie e riqualificazioni possibili nel campo Aerospaziale?