Lecce. Operazione “skipper” 23 misure cautelari per traffico di droga

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Lecce. Operazione “skipper” 23 misure cautelari per traffico di droga

Dopo una intensa attività di investigazione, durata oltre 2 anni,  coordinata  dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce, oggi 2 febbraio 2021, gli Agenti della Polizia di Stato, in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di Lecce hanno eseguito 23 misure cautelari coercitive della libertà, congiuntamente alla Direzione Investigativa Antimafia interessata per tutta l’attività di natura patrimoniale con  sequestri preventivi per un valore complessivo di oltre 4.000.000,00 di euro

Sono attualmente in corso le attività di polizia giudiziaria che riguardano l’esecuzione delle restanti 3 misure delle 26 previste.

L’operazione denominata “Skipper“, condotta dalla Squadra Mobile  ha evidenziato un ingente e consolidato traffico di droga transazionale posto in essere da un’organizzazione criminale del luogo con le caratteristiche del vincolo associativo alla cui attività illecita partecipava, a vario titolo, un considerevole numero di soggetti, perlopiù residenti nel basso Salento.

Le investigazioni, protrattesi per circa due anni, mediante l’impiego di intercettazioni ambientali e telefoniche, acquisizione dei tabulati, dispositivi di localizzazione e gps ed anche attività di osservazione, controllo e pedinamento, hanno permesso di rilevare, nonostante gli abili tentativi di eludere i controlli degli indagati, l’esistenza di una consolidata e capillare rete criminale locale dedita stabilmente al commercio transazionale di cocaina. A seguito dei rilievi emersi dall’attività captativa, nel corso delle indagini, sono stati eseguiti inoltre cinque arresti in flagranza di reato nonché il sequestro di circa 25 kg di cocaina, diverse armi e circa 90.000,00 euro in contanti  rinvenuti in possesso degli indagati.

Il costante monitoraggio operato dagli uomini della Squadra Mobile consentiva quindi di individuare le personalità di spicco dell’organizzazione criminale, le modalità di comunicazione adottate, i mezzi impiegati, l’iter di importazione della sostanza ed i precisi ruoli rivestiti da ciascun partecipe.

Poteva compiutamente accertarsi come l’associazione disponesse di numerosi mezzi di trasporto artatamente modificati allo scopo precipuo di occultarvi all’interno il narcotico, mediante la creazione di sottovani nella cabina di guida ovvero nell’area sottostante i sedili posteriori o il vano portabagagli. I contatti fra i sodali avvenivano rigorosamente mediante l’utilizzo di un sistema di telefonia e messaggistica criptata di difficile e complessa decifrazione con lo scopo di eludere i controlli di polizia ed utile ad impedire che l’attività illecita potesse essere a loro direttamente riconducibile. Numerose erano le armi nella disponibilità del sodalizio criminoso, occultate all’interno di fabbricati o proprietà immobiliari, come pure molteplici erano gli edifici adibiti a locali di stoccaggio dello stupefacente presenti, oltreché nel sito di importazione olandese, anche sul territorio salentino.

L’organizzazione presentava un organigramma ben definito e collaudato:

  • un 59enne salentino, quale promotore, organizzatore, dirigente e finanziatore, dedito all’approvvigionamento della cocaina dall’Olanda ed ai contatti con i fornitori internazionali; 
  • un 30enne di Acquarica del Capo, organizzatore, preposto alla direzione delle importazioni dall’Olanda ed alla successiva distribuzione del narcotico in territorio salentino;
  • un 53enne di Taviano, partecipe, il quale, acquisita la sostanza dal G.A., la redistribuiva sulle principali piazze della provincia leccese;
  • un 32enne di Presicce, e un cinquantatreenne di Taviano,  dediti all’attività di trasporto, acquisto e vendita della cocaina nei territori di competenza e delle connesse operazioni di consegna e ritiro dei corrispettivi in denaro;
  • un 53enne campano, partecipe, dipendente di una ditta di autotrasporti con sede in Villa Literno (CE), i cui mezzi venivano impiegati per il trasporto e la consegna di  armi e narcotico, il quale curava direttamente  il trasporto dello stupefacente da Amsterdam fino al luogo di stoccaggio napoletano, e da qui, nel territorio salentino, curandosi inoltre, del trasferimento di denaro dalla provincia leccese in Olanda.

Attorno alla struttura centrale si snodava poi l’apporto criminoso di numerosi ed ulteriori soggetti, anch’essi gravitanti stabilmente attorno al consolidato e dediti, a vario titolo, all’acquisizione dello stupefacente ed alla successiva e finale immissione dello stesso sul mercato.

La struttura criminale, distintasi per la evidente professionalità nel delinquere di ciascuno e tutti i compartecipi, presentava un modus operandi minuziosamente approntato: il narcotico, originariamente prodotto in Sud America, giungeva in Olanda, precisamente ad Amsterdam, luogo questo in cui venivano adibiti appartamenti ad hoc per i corrieri, decine di magazzini atti allo stoccaggio della sostanza nonché vari locali-garage per la custodia di autoarticolati ed i mezzi necessari al carico e trasporto. Ingenti quantitativi di cocaina venivano poi importati periodicamente dall’Olanda, sotto la supervisione della figura apicale, il cinquantanovenne, il quale, curati prima gli approvvigionamenti dello stupefacente intrattenendo i contatti con i fornitori internazionali e finanziandoli, dirigeva poi i successivi trasporti e le consegne nel Salento, effettuate con sistematica periodicità dai suoi uomini di fiducia. Questi ultimi, avvalendosi di mezzi di trasporto facenti capo ad una ditta napoletana, ove il cinquantatreenne, prestava la propria attività lavorativa, acquisito il narcotico di provenienza sudamericana dall’Olanda, effettuavano una sosta presso il luogo di stoccaggio campano per poi provvedere a consegnarlo nel Salento.

Della distribuzione sul territorio salentino si occupava invece, in qualità di organizzatore, il trentenne il quale, giunta la sostanza importata, gestiva, per il tramite di alcuni suoi gregari, la successiva consegna agli altri partecipi del sodalizio criminoso. Questi ultimi avrebbero poi provveduto alla cessione dello stupefacente sulle principali piazze di Nardò, Ruffano, Scorrano, Acquarica del Capo, Lecce, Taviano, Taranto.

Con la medesima ordinanza applicativa di misura cautelare personale, per le risultanze delle attività di captazione dei beni eseguite dagli uomini della DIA, interessati e coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce nel corso delle  indagini sul traffico trasnazionale di stupefacenti,  è stato disposto il sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca dei beni costituenti provento e profitto di reato – perlopiù di proprietà immobiliari site nell’ambito della provincia di Lecce e di quella di Salerno e conti correnti bancari – per un valore di oltre 4.000.000,00 euro,  a carico di quattro dei soggetti indagati. L’esecuzione di detti sequestri preventivi da parte degli Agenti della DIA è avvenuta contestualmente alla cattura dei soggetti destinatari di custodia in carcere.

Nel medesimo contesto operativo in raccordo con la polizia Olandese, si stanno eseguendo perquisizioni, nella città di Amsterdam, le operazioni riguardano magazzini siti nell’area portuale dove veniva stoccata la sostanza in arrivo dal sud America prima di essere inviata in Italia, nonché abitazioni poste nell’immediata periferia extraurbana ove soggiornavano i corrieri li giunti dall’Italia per caricare la sostanza da trasportare.

Per l’arresto di alcuni dei sodali, destinatari di misura cautelare, localizzati fuori dalla provincia leccese, si è proceduto congiuntamente alle Squadre Mobili di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Taranto, competenti per territorio.

L’esecuzione di almeno tre delle misure coercitive emesse ha invece richiesto  l’internazionalizzazione del provvedimento restrittivo dell’A.G. e la stretta collaborazione con le Autorità di polizia estere, attesa la presenza in altri Stati, in particolare Germania e Brasile, di alcuni degli indagati. La localizzazione e cattura di questi ultimi cosi come tutte le varie attività eseguite in territorio estero, è infatti avvenuta grazie all’attività di intelligence svolta in raccordo con le articolazioni estere della Direzione Centrale Antidroga e della Direzione Centrale Polizia Criminale.

Nelle fasi esecutive degli arresti ci si è avvalsi della collaborazione del personale dei Reparti Prevenzione Crimine di Lecce e Bari nonché di unità cinofile antidroga e antiesplosivi effettive presso gli uffici aereoportuali di Brindisi e Bari.

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